Arrivano in Grecia su piccoli gommoni che fanno spola da una costa all’altra del Mediterraneo. E da lì iniziano la risalita verso il cuore dell’Europaattraverso la rotta balcanica. La maggior parte dei migranti si muove a piedi, percorrendo tutta la penisola. Chi invece ha ancora possibilità economiche paga ingenti somme ai passeur per oltrepassare gli stati dell’ex Jugoslavia. Viaggi che durano settimane, mesi, in molti casi anche anni.

Da quando si è aperta la rotta balcanica nell’estate 2015, centinaia di migliaia di migranti hanno percorso la penisola per raggiungere l’Europa centrale e settentrionale. Un flusso che è diminuito in seguito all’accordo tra l’Unione europea e la Turchia a inizio 2016, ma che non si è mai esaurito del tutto. Neanche dopo la chiusura dei confini da parte dell’Ungheria di Viktor Orbàn. I migranti hanno infatti aperto una seconda rotta, più a ovest, che dalla Grecia attraversa Albania, Montenegro e Bosnia-Erzegovina. Solo da gennaio a maggio 2018, le autorità dei tre Paesi hanno registrato oltre 6.700 migranti e richiedenti asilo, più del doppio di quelli arrivati in tutto il 2017.

Ed è in particolare la Bosnia che si trova ad affrontare una vera emergenza. Mentre Albania e Montenegro sono Paesi di passaggio, nei centri bosniaci di Bihać e di Velika Kladuša la situazione sta diventando sempre più drammatica. Da mesi migliaia di persone sono bloccate nelle due cittadine al confine con la porta d’Europa, la Croazia. Qui, scontri e tensioni tra forze dell’ordine e migranti sono all’ordine del giorno.

Attraverso la Croazia

Polizia sempre schierata alla frontiera, barriere e politiche di respingimento: l’approccio della Croazia al fenomeno migratorio si fa sempre più duro. Un modo per dimostrare all’Europa di essere in grado di difendere i confini esterni dell’Unione e di essere così pronta a entrare a far parte dell’area Schengen. A farne le spese, i migranti che, sostenuti da diverse Ong, hanno più volte denunciato l’uso sistematico della violenza da parte della polizia di frontiera croata. Profughi picchiati, minacciati di morte, derubati di telefoni cellulari e denaro, rimandati indietro con la forza.

Ma c’è anche chi, in gruppo o con “l’aiuto” di passeur, è riuscito a sfuggire alle forze dell’ordine e attraversare illegalmente il Paese del primo ministro Andrej Plenković fino alla Slovenia, inizio dello spazio Schengen. Sono soprattutto afghani, pachistani, siriani e iraniani a risalire i Balcani dopo aver raggiunto le isole greche. Secondo gli ultimi dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite, durante i dodici mesi del 2018 sono sbarcati in Grecia oltre 50mila migranti che hanno poi percorso la rotta balcanica cercando di entrare in Europa.

L’arrivo in Italia

Dopo aver attraversato la Croazia e la Slovenia, nascondendosi di notte tra la folta vegetazione, l’Italia è a un passo. “Ho impiegato tre mesi per arrivare a Trieste dalla Grecia. Ho attraversato Macedonia, Serbia, Bosnia e Croazia, dove la polizia mi ha rimandato indietro più volte. Ma io, insieme ad altri ragazzi, ho provato a oltrepassare di nuovo la frontiera e, alla fine, ho raggiunto l’Italia”. Hamed ha 29 anni e viene dal Pakistan. Lo abbiamo incontrato nei pressi del valico di Fernetti. Dopo aver percorso la rotta, Hamed è entrato in Italia imboccando uno dei sentieri carsici che partono da oltre confine e finiscono nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia. “Abbiamo seguito i sentieri tra i boschi. Correvamo in silenzio per non farci notare e siamo arrivati così fino in città senza che nessuno ci fermasse”, spiega un altro ragazzo.

Il ministro dell’interno Matteo Salvini e il governatore della Regione Massimiliano Fedriga hanno messo in campo un piano per incrementare i pattugliamenti. Contro l’immigrazione clandestina il Viminale ha deciso di usare il pugno duro e, dopo un periodo di prova, ha reso permanente il presidio dei confini. Per sorvegliare gli oltre 200 chilometri che dividono Italia e Slovenia, nei territori di Trieste e Gorizia sono stati schierati diversi reparti delle forze dell’ordine. E i controlli a tappeto hanno dato importati risultati.

I numeri

1.494. È il numero (più che triplicato) dei migranti irregolari rintracciati e arrestati dalla Polizia di frontiera di Trieste nel corso del 2018. Di questi, 300 sono stati immediatamente riammessi in Slovenia, mentre gli arresti sono stati 95. Oltre mille gli indagati in stato di libertà. I dati sono emersi dal bilancio dell’attività dell’anno scorso tracciato dalla Polizia di frontiera.

Intanto migliaia di migranti continuano a essere bloccati alle porte dell’Europa. Il confine tra Bosnia e Croazia continua a pulsare e le autorità sono sicure: dopo il rigido inverno la rotta balcanica si risveglierà. 

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