Un viaggio di migliaia di chilometri che dalla Turchia arriva nel cuore dell’Europa. Da quando nell’estate del 2015 si è aperta la rotta balcanica, milioni di migranti hanno percorso la penisola per raggiungere i Paesi dell’Unione europea. Un flusso che è diminuito in seguito all’accordo tra l’Ue e la Turchia a inizio 2016, ma che non si è mai esaurito del tutto. Nuovi percorsi interni, dopo la chiusura dei confini da parte dell’Ungheria di Viktor Orbàn, hanno portato i migranti più a ovest attraverso Bosnia-Erzegovina, Croazia e Slovenia. E da lì, l’Italia è ad un passo.

Secondaria rispetto a quella del Mediterraneo, la rotta balcanica è tornata ad animarsi con forza dopo la decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di aprire le frontiere e lasciar passare i migranti intenzionati a raggiungere l’Europa. E così, dallo scorso febbraio, la tensione al confine tra Turchia, Grecia e Bulgaria è aumentata: migliaia di afghani, pachistani, iraniani e siriani ammassati alla frontiera si sono scontrati con le forze dell’ordine greche. Molti migranti sono però riusciti a superare le barriere e ad iniziare la risalita lungo la rotta balcanica. Secondo gli ultimi dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite, al 30 giugno sono oltre 15mila gli immigrati bloccati alle porte dell’Unione europea tra Bosnia, Serbia e Macedonia. Così i migranti si accalcano ai confini dell’Europa che già deve fare i conti con l’esplosiva situazione sulle isole greche dove sono stipate oltre 30mila persone in condizioni precarie.

Dopo essersi lasciati alle spalle Macedonia, Albania e Montenegro, i gruppi di migranti cercano di attraversare il confine che divide Bosnia e Serbia dalla Croazia. Una frontiera sempre presidiata dalle forze dell’ordine di Zagabria che, per dimostrare all’Europa di essere in grado di difendere i confini esterni dell’Unione, non esita ad adoperare la forza contro i migranti. Sostenuti da numerose Ong, i richiedenti asilo hanno più volte denunciato l’uso sistematico della violenza da parte della polizia croata. Picchiati, minacciati di morte, rimandati indietro con la forza, i migranti restano spesso bloccati per mesi nelle zone di confine. Ma c’è anche chi riesce ad attraversare illegalmente il Paese e, dopo aver superato la Slovenia, si ritrova in Italia.

Italia, dove arriva la rotta balcanica

I numerosi sentieri carsici che iniziano oltre il confine sboccano in Friuli Venezia Giulia. E gli arrivi, negli ultimi mesi, non hanno conosciuto sosta. Gruppi di venti, trenta, cinquanta migranti, spesso anche minorenni, vengono rintracciati ogni giorno dalle forze dell’ordine di Trieste sulle strade di confine. Molti di loro sono subito riconsegnati alla polizia slovena, ma i frequenti respingimenti hanno portato la rotta balcanica ad allungarsi fino a Udine. Stipati a bordo di camion o camper, i migranti vengono lasciati dai passeur lontani dal confine in modo da non poter essere rimandati indietro. “I migranti hanno cambiato strategia. Prima arrivavano attraverso i sentieri carsici: se li trovavamo nel retro-valico entro 24 ore potevamo farli riammettere in Slovenia. Ora l’hanno capito e si fanno portare da camion e furgoni nei centri abitati”, ha spiegato a Libero il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, chiedendo al premier Giuseppe Conte “di chiudere tutti i valichi minori e intensificare i controlli di polizia in quelli principali”.

L’emergenza immigrazione torna così ad esplodere al nord-est. A metà luglio, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese aveva spiegato che “la rotta balcanica sta andando abbastanza bene. Sono numeri che non corrispondono a quelli che abbiamo sul versante mediterraneo”. Mentre il ministro minimizzava così la situazione, in regione, in dieci giorni, entravano illegalmente quasi 300 migranti. E se i numeri sembrano bassi, basta pensare ai 15mila pronti a partire dai Balcani. “Effettivamente i flussi stanno andando molto bene e hanno raggiunto cifre ragguardevoli. La questione immigrazione in questi territori è un’emergenza e come tale deve essere sostenuta dall’esecutivo”, avevano subito replicato dal Sindacato autonomo di Polizia del Fvg. “Ho scritto al ministro Lamorgese – ha fatto poi sapere il sindaco di Udine, Pietro Fontanini -: il Friuli Venezia Giulia sta diventano come Lampedusa, una zona in cui arrivano centinaia di richiedenti asilo da Paesi che non sono in guerra”. Così, dopo numerose sollecitazioni, il ministro dell’Interno ha preannunciato ieri l’imminente rafforzamento del contingente di militari già destinato alla vigilanza della frontiera italo-slovena. Ma nessuna chiusura dei confini. “Il Governo Conte non vuole chiudere i valichi minori, di fatto permettendo che l’ingresso di immigrati clandestini prosegua. Se si dovessero riscontrare contagi provenienti dall’immigrazione irregolare della rotta balcanica ognuno si prenderà le proprie responsabilità anche dal punto di vista sanitario”, ha tuonato subito dopo su Facebook il governatore Fedriga.

Mentre gli arrivi dalla rotta balcanica non accennano a ridursi, cresce la paura di nuovi contagi da coronavirus. I tre casi positivi al Covid-19 individuati a luglio tra i 500 richiedenti asilo ospiti dell’ex caserma Cavarzerani di Udine avevano portato il sindaco della città a trasformare l’edificio in una zona rossa. In Friuli Venezia Giulia “l’80% dei casi sono importati. La situazione al momento è sotto controllo, il territorio sta lavorando molto bene, ma sono comunque preoccupato. Continuano ad arrivare persone da Paesi dove i controlli sanitari sono blandi se non inesistenti”, aveva spiegato Fedriga pochi giorni fa. A inizio agosto, nuovi casi di coronavirus tra gli ospiti della Cavarzerani hanno spinto il primo cittadino a prolungare la quarantena di altre due settimane. La notizia ha fatto subito scattare la rivolta nell’ex caserma con i richiedenti asilo che hanno bruciato materassi e lanciato pietre alle forze dell’ordine e alla Protezione civile (guarda il video). “Entrano illegalmente in Friuli Venezia Giulia e si permettono pure di fare rivolte se chiediamo la quarantena per tutelare la salute pubblica – ha tuonato il governatore Fedriga -. I nostri cittadini sono stati chiusi a casa per settimane con grande senso di responsabilità, mentre immigrati entrati clandestinamente si ribellano. Faccio un appello al Governo sperando che ascolti: cacciateli subito al di fuori dei confini nazionali”.

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