Internet è un qualcosa a cui oramai si ha accesso a livello globale e l’informazione viaggia attraverso la rete. Pensare che questo principio valga solo per l’occidente è profondamente sbagliato, al contrario quei social e quei canali visionati soprattutto tra i giovani sono tra i preferiti anche nelle aree del pianeta ritenute erroneamente più lontane dalla rete. Anche il mondo arabo ad esempio ha i suoi “influencer“, i cui video risultano visualizzati da migliaia di coetanei. Canali e siti che hanno un successo maggiore rispetto ai mezzi di informazione più tradizionali, con migliaia di ragazze e ragazzi che dal nord Africa al medio oriente si fanno una propria idea sul mondo seguendo i propri idoli sulla rete. E questo vale anche per il fenomeno migratorio. Sono sempre di più infatti quegli influencer che presentano l’immigrazione come un’opportunità da cogliere e che contribuiscono a rendere l’abbandono del proprio Paese come una vera e propria moda. Fuggire verso la “ricca” Europa o verso le Americhe, i trucchi per farlo in sicurezza e per eludere i controlli: tutto questo è sempre più presentato come un gioco, una circostanza che sta contribuendo ad aumentare le velleità di migliaia di persone di partire per affrontare le traversate nel Mediterraneo.

L’immigrazione come un gioco

Nei loro video, si parla delle possibilità di fuggire verso nuovi territori alla stregua di come molti influencer in Europa pubblicizzino un videogioco. Zouhir Bounou è uno dei videoblogger che parla più frequentemente di immigrazione. Lui vive a Rio de Janeiro, ma è marocchino ed è molto seguito in patria dove è noto con lo pseudonimo che usa per il proprio canale YouTube: Zizou Vlogs. Ed è qui che è possibile vedere molti suoi video in cui l’immigrazione è trattata costantemente in primo piano. Nella home del canale a spiccare è un documentario di quasi 90 minuti, intitolato “Ecco come siamo sopravvissuti per cinque giorni nella giungla della morte“. Al suo interno ci sono immagini di un viaggio attraverso una foresta sudamericana avvenuto nel luglio 2019: assieme al ragazzo marocchino, ci sono altre persone di origine africana che hanno intrapreso la medesima traversata. Un’avventura che ha portato Zouhir dal Brasile agli Stati Uniti, attraversando illegalmente almeno dieci confini. Nei video però non c’è un clima teso od un’atmosfera data dalla consapevolezza di compiere viaggi pericolosi ed illegali. Al contrario, i toni a volte sono quelli di un campeggio, di un lungo viaggio come tanti altri. E non mancano consigli di ogni genere: come capire quando corrompere una guardia di confine, come eludere i controlli, come riuscire ad attraversare frontiere e linee di confine senza essere notato.

In poche parole, i suoi video sono diventati tutorial per quei suoi connazionali e per quei ragazzi del mondo arabo che vogliono abbandonare le proprie zone di origine. Quasi come se un viaggio illegale tra svariati confini possa essere per l’appunto un gioco, una mera avventura da seguire per moda. Il video documentario di 90 minuti è stato visualizzato da più di un milione di persone, anche gli altri non sono da meno in termini di accessi. Secondo un recente report del The Economist, queste immagini potrebbero aver spinto molti giovani ad allontanarsi dalle proprie case, a spingersi verso nuove avventure non per la disperazione o per le guerre, ma solo per gioco. E Zouhir non è l’unico: c’è ad esempio un altro youtuber famoso in Marocco ma che vive in Italia, il suo nome è Murad Mzouri. Attivo su Instagram, così come su YouTube e sugli altri social, Mzouri ha più volte dichiarato che il suo obiettivo è quello di aiutare i giovani nordafricani a realizzare il sogno di entrare in Europa. E nei suoi video ad emergere sono anche in questo caso storie di viaggi, di spostamenti lungo il vecchio continente, presentato come il luogo dei propri sogni verso cui accorrere a tutti i costi, anche intraprendendo rischiose traversate nel Mediterraneo.

Migliaia di giovani inconsapevoli dei rischi

E sono proprio i rischi i grandi assenti di molti di questi video: non si parla di quanto potrebbe accadere in Libia, dei barconi che potrebbero rovesciarsi durante la fuga in mare, delle sevizie di cui spesso i migranti sono vittime durante le traversate. Al contrario, sui social degli influencer nordafricani in cui si parla di immigrazione tutto sembra molto più tranquillo, tutto più a portata, con viaggi della speranza trasformati in comuni avventure adolescenziali e nulla più. Ed è un po’ quello che già è stato possibile notare già tre anni fa, nell’estate del 2017: nel pieno dell’emergenza sbarchi nel Sulcis, si è scoperto come la pagina Facebook Haraga Dz, gestita da utenti algerini, non solo dispensava consigli ai connazionali su come muoversi verso l’Italia ma ospitava anche foto ed immagini dei viaggi. Il tutto come se si trattasse di una vera e propria agenzia di viaggi, con tanto di selfie di migranti appena sbarcati o video inviati dalle imbarcazioni ancora in rotta verso il sud della Sardegna. Anche in quel caso una situazione del genere potrebbe aver spinto migliaia di giovani nordafricani a concepire i viaggi della speranza come un vero e proprio divertimento, alla stregua di una gita fuori porta da compiere seguendo le indicazioni sui social.

All’interno delle pagine dedicate all’immigrazione, è possibile trovare i numeri degli stessi scafisti o dei trafficanti che gestiscono le rotte del Mediterraneo centrale. Anche in questo caso nessun cenno ai rischi derivanti dalla pericolosità dei personaggi che organizzano i viaggi della speranza, a come vengono da loro trattati i migranti una volta arrivati nei campi, a quanto viene chiesto a ciascuna persona per potersi imbarcare verso l’Europa. In questo contesto, sono molto pochi coloro che, prima di intraprendere un viaggio, hanno reale cognizione di quello a cui si può andare incontro: “Alcuni di questi siti e blogger africani – si legge non a caso sul The Economist – potrebbero invogliare una nuova generazione a fare le valigie e andarsene”.

I giovani della classe media sempre più orientati a partire

Un esercito di ragazzi e ragazze quindi pronto a partire non per disperazione o per migliorare la propria condizione di vita, bensì perché spinto sui social a ritenere un mero gioco quello che invece poi per molti migranti si trasforma in un incubo che può anche portare alla morte. Ed è questo forse il dato realmente più significativo. Chi può guardare questi video e può entrare in contatto con le idee propagandate dagli influencer, può evidentemente permettersi uno smartphone ed una connessione. Possibilmente in patria conduce una vita apparentemente normale, senza reali esigenze di abbandonare la propria terra. Quindi, chi viene spinto a partire dai social potrebbe appartenere sempre più spesso alla classe media. Non quindi disperati in cerca di lavoro, ma giovani nordafricani influenzati dai video guardati sulla rete: ecco il vero possibile identikit di chi si sta mettendo sempre più alla ricerca di un posto su un barcone per approdare in Italia.

E questo spiegherebbe alcuni elementi che è stato possibile osservare negli ultimi giorni lungo le nostre coste. Il 2 luglio scorso ad Agrigento sono arrivati almeno 10 migranti a bordo di un motoscafo costoso ed equipaggiato con attrezzatura nuova, ben lontana da quella carente che contraddistingue i barconi fatiscenti caratterizzanti buona parte degli sbarchi. Le persone sbarcate erano vestite molto bene, avevano con sé dei cellulari e degli zaini, non sembravano affatto provate dal viaggio. Non è un caso che per questa situazione è stato coniato il termine “sbarco di lusso”. A Lampedusa stesso scenario a fine mese, quando 11 migranti hanno portato con sé dalla Tunisia anche un cagnolino, con i soccorritori che si sono ritrovati davanti non persone in difficoltà ma giovani in gita. Scene del genere nel prossimo futuro forse saranno sempre meno rare.

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