Sono migliaia ed il loro scopo è migrare in direzione degli Stati Uniti. I circa 10mila migranti, che hanno iniziato a camminare verso gli States durante la fine della settimana appena trascorsa, confidano che le politiche migratorie degli Usa di Biden siano davvero differenti rispetto a quelle promosse negli ultimi quattro anni da Donald Trump e dalla sua amministrazione.

L’ormai ex presidente degli States è stato osteggiato durante il suo mandato per via delle chiusure imposte ai confini. Tra le varie voci critiche sollevate, anche l’episcopato americano ha usato toni di condanna. Joe Biden, ma anche la vicepresidente Kamala Harris, hanno promesso un cambiamento radicale. Nel corso di questi giorni, si è fatto un gran parlare di come la nuova amministrazione desideri, nel novero dei primi provvedimenti da adottare, regolarizzare 11 milioni di persone. Un segnale netto di discontinuità rispetto all’andazzo del governo guidato da Donald Trump e Mike Pence.

Le intenzioni delle 10mila persone che si sono mosse dall’Honduras rischiano così di rappresentare il vero primo banco di prova per il presidente eletto. Joe Biden si insedierà alla Casa Bianca tra due giorni. L’agenda è già piena d’impellenze, con la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in testa. Pure la gestione dei fenomeni migratori potrebbe diventare un tema caldo in poche ore. E l’attenzione internazionale sul caso è già stata puntata. La polizia del Guatemala – uno Stato che si trova sul percorso dei migranti provenienti dall’Honduras – , ha opposto più qualche resistenza: si parla pure dell’utilizzo di lacrimogeni e manganelli da parte delle forze dell’ordine. Scontri che però non sembrano aver fatto cambiare idee alla marea di persone.

Buona parte dei migranti è stata comunque costretta ad arrestarsi. Adesso, secondo quanto riportato pure dall’Agi, un numero consistente di persone aspetta, stazionando all’interno delle corsie autostradali. Possibile che la situazione prosegua sino all’insediamento di Biden. Alcune centinaia di honduregni, in realtà, si sarebbero già dileguate, accorciando così le distanze dagli Stati Uniti. Guatemala e Messico stanno collaborando affinché i migranti vengano trasferiti nella loro nazione d’origine, ma l’operazione non è semplice: è il numero a preoccupare le autorità. La stessa cifra che a giorni rischia di impegnare anche Biden. Il problema non riguarda soltanto gli Stati Uniti, ma pure il Messico, che ha riconosciuto la vittora del candidato dei Democratici soltanto a metà dicembre: Il Paese centroamericano dovrebbe continuare a garantire controlli alle frontiere.

I progressisti si attendono che, oltre all’annunciata svolta sull’ecologia e sull’approccio mediatico-politico sull’importanza per l’umanità del vaccino, Biden cambi rotta pure in materia di fenomeni migratori. Una motivazione, una speranza, che potrebbe anche aver convinto le migliaia di persone a mettersi in marcia. L’aspettativa nelle periferie del mondo racconta di una nazione di nuovo disposta a concedere un’opportunità a molti. Così come promesso del resto da Biden nel corso della lunga campagna elettorale che ha preceduto l’appuntamento elettorale di novembre. Il presidente eletto è per una visione che tenga contro degli aspetti legali degli ingressi, ma è al contempo un aperturista. L’America è “tornata”, dunque ci si aspetta che torni pure il “sogno americano”.

Mentre Trump si prepara a lasciare la Casa Bianca, Biden ha sul tavolo una serie di decreti che dovrebbe approvare in breve tempo: migranti irregolari presenti sul territorio nazionale e clima sono i due ambiti annunciati. Poi esistono anche le contingenze, come nel caso delle dieci mila persone intenzionate a varcare i confini. Come affronterà la questione il nuovo governo americano? Un divieto deciso all’ingresso di queste persone scontenterebbe soprattutto la “nuova sinistra” di Bernie Sanders ed Alexandria Ocasio Cortez, che ha fatto della necessità di garantire il diritto all’accoglienza verso tutti una bandiera.