La geopolitica della corsa allo spazio
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Il termine “storico” è leggermente abusato tra le stanze europee. Ogni anno da Bruxelles, quando si raggiunge un accordo sull’immigrazione, l’esponente di turno della commissione parla di “momento storico” o di svolta senza precedenti. Non fa eccezione alcuna anche l’ultimo documento approvato, quello che dà il via libera a un nuovo meccanismo di redistribuzione dei migranti all’interno dell’Ue. Il commissario europeo agli Affari interni, Ylva Johansson, in un tweet fa riferimento all’intesa sulla solidarietà europea parlando di “accordo storico”. Ma, andando a spulciare tra i dettagli, si nota che soprattutto per l’Italia l’accordo sa di vecchio: la redistribuzione tra gli Stati comunitari dei migranti è ancora su base volontaria.

I documenti su cui è stata trovata un’intesa

L’incontro di oggi nelle stanze comunitarie tra i ministri dell’Interno dei 27 dell’Ue era molto atteso. L’agenda prevedeva infatti la trattazione di alcuni dei documenti più delicati. Non solo l’immigrazione, dove si ricercava un’intesa a distanza di un anno e mezzo dalla presentazione dell’opposito piano voluto a suo tempo dal presidente della commissione Ursula Von Der Leyen, ma anche i possibili accordi sui due regolamenti relativi allo screening e all’Eurodac. Strumenti questi ultimi volti a rafforzare, tramite il database europeo delle impronte digitati, la sicurezza e la protezione delle frontiere. Ylva Johansson su Twitter ha annunciato, parlando di svolta storica, l’intesa sui tre documenti in questione.

Quelli cioè su screening e database, ma soprattutto quello sui nuovi meccanismi di solidarietà in tema di immigrazione. Il più sentito per importanza e su cui aleggiavano gli spettri di nuovi mancati accordi, dopo mesi di trattative infruttuose. “Nei prossimi giorni – ha annunciato Ylva Johansson – la presidenza francese e la Commissione europea organizzeranno un incontro della piattaforma di solidarietà per dare espressione concreta a questo storico accordo”. Prossimi passi quindi prima della definitiva fumata bianca, la quale dovrebbe dare all’Europa un nuovo sistema di accoglienza e redistribuzione dei migranti.

Cosa prevede il “nuovo” accordo sull’immigrazione

Ma in cosa consiste il nuovo meccanismo? E, soprattutto, può davvero rappresentare una svolta? Al momento si parla di voci e di bozze trapelate nei corridoi diplomatici. C’è sì un accordo, ma i documenti approvati riceveranno il disco verde solo nelle prossime settimane. Ad ogni modo, è possibile con le carte oggi disponibili tracciare prime considerazioni sui possibili nuovi meccanismi. L’intesa prevede solidarietà tra i Paesi Ue nel caso in cui un singolo governo non dovesse riuscire a far fronte a un’impennata di arrivi. Dovrebbe così essere messo nero su bianco il principio solidaristico. Un passo in avanti a livello politico, ma non proprio una novità. Si tratta di un tema già affrontato varie volte in passato, come nel caso del cosiddetto “accordo di Malta” del 2019 e come nella proposta di riforma del sistema di accoglienza presentato l’anno dopo da Ursula Von Der Leyen.

Una solidarietà però non retta da principi automatici, bensì volontari. Ossia, nessun Paese sarà obbligato ad accogliere. Le principali richieste dell’Italia in tal senso sono state ampiamente disattese, ma non è una sorpresa. Lo stesso governo di Roma da tempo aveva abbandonato l’idea di non assistere a stravolgimenti. Mancava, e manca ancor di più oggi, una vera volontà politica dei 27 per introdurre meccanismi automatici di redistribuzione dei migranti sbarcati in territorio comunitario. L’unica vera novità consiste nella possibilità, per i Paesi che non accettano di accogliere i profughi, di contribuire all’accoglienza offrendo somme di denaro ai governi più sotto pressione.

Un po’ poco per definire l’accordo come “storico”. Anche perché non è stata chiarita una questione non di poco conto. Se cioè la solidarietà, sia in termini di migranti ricollocati o sotto forma di finanziamenti degli altri Paesi, scatterà a prescindere dalla tipologia di sbarco accertato. Perché fino ad oggi, come previsto negli accordi precedenti e nelle bozze presentate negli anni passati, il principio solidaristico è valso unicamente per gli sbarchi avvenuti tramite navi militari o delle Ong. Non invece per quelli autonomi, i quali rappresentano la maggioranza nel nostro Paese. 

Ad ogni modo, per il momento dal Viminale sono arrivate reazioni positive all’accordo. “Voglio dare atto alla presidenza francese e al ministro Gérald Darmanin – ha dichiarato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – dell’impegno profuso per realizzare quell’approccio graduale, da tempo auspicato, che oggi concretizza e lega i progressi sulla responsabilità a quelli sulla solidarietà, attivando un effettivo meccanismo di redistribuzione di migranti”.

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