Un primo anniversario caldo quello dell’amministrazione Biden, a quasi un anno dalle elezioni che lo hanno incoronato presidente. Diritti civili, il fantasma di Capitol Hill, la nuova Guerra Fredda si ammassano in un groviglio inestricabile che pesa enormemente anche sulla gestione domestica: la questione della frontiera messicana, infatti, grava ormai come un macigno su quella che doveva essere la promessa sterzata anti-Trump.

È dello scorso venerdì l’annuncio del ripristino della politica di confine dell’era Trump nota come Remain in Mexico, che ha costretto almeno 70.000 richiedenti asilo a rimanere in Messico, molti per lunghi periodi e in condizioni di povertà e pericolo, mentre attendevano il giudizio sui loro singoli casi.

Cos’è la Remain in Mexico policy

Dopo averne annunciato pubblicamente il contenuto nel dicembre 2018, il governo degli Stati Uniti, attraverso il Department of Homeland Security (Dhs), emise i suoi nuovi protocolli di protezione dei migranti (Mpp), tramite un memorandum, il 25 gennaio successivo. La Remain in Mexico policy prevede che i richiedenti asilo arrivino via terra al confine USA/Messico (sia presso che tra i porti di entrata ufficiali), che superino uno screening credibile della paura con un funzionario statunitense per l’asilo, per poi tornare in Messico in attesa dell’udienza presso il tribunale statunitense per l’immigrazione.

Fin dall’inizio, i detrattori della nuova politica migratoria hanno criticato il programma perché poneva i migranti altamente vulnerabili, principalmente dal Centro e Sud America, a grave rischio di danni fisici e malattie mentre aspettavano il loro responso in quel delle città più pericolose nel mondo. In secondo luogo, l’attesa in Messico per accedere alla protezione è tendenzialmente dannosa dal punto di vista del giusto processo e dell’accesso alla giustizia: attendere implica anche il non avere accesso al supporto familiare, legale o sociale. Indubbiamente, ciò rende più difficile far valere con successo la propria domanda di asilo e rischia di procurare un trauma secondario dovuto alle condizioni di precarietà in cui si è costretti ad attendere.

È di Human Rights Watch un rapporto che fa luce sulle umiliazioni subite dai richiedenti asilo intervistati, compresi i bambini: stupri o tentati stupri e altre aggressioni sessuali, rapimenti per riscatto, estorsioni, rapine a mano armata e altri crimini commessi contro di loro si sommano al dramma della fuga da casa. Diverse persone sono morte, poi, dopo essere state rimandate indietro e aver tentato di attraversare nuovamente il confine sud-ovest.

La marcia indietro di Biden

“La politica di Donald Trump “Remain in Mexico” è pericolosa, disumana e va contro tutto ciò che rappresentiamo come nazione di immigrati. La mia amministrazione lo porrà fine”, twittò Joe Biden nel marzo 2020. Ora, come racconta il Wall Street Journal, l’amministrazione Biden ha pasticciato la politica sull’immigrazione tanto quanto il ritiro dall’Afghanistan, e ora potrebbe subire l’umiliazione di riadottare una politica di confine dell’era Trump che il candidato Biden denunciò come un-american.

Una volta alla Casa Bianca, Biden aveva sì sospeso il programma il suo primo giorno di mandato, ma, a seguire, gli stati del Texas e del Missouri avevano fatto ricorso ad aprile. Poi, una corte federale che ordina il ripristino del programma e la Corte Suprema che ad agosto rifiutato di concedere una sospensione: il pasticcio in salsa common law è bello che servito, mentre all’estero imperversa l’uscita frettolosa e pasticciata dall’Afghanistan.

Per quanto imperfetto, Remain in Mexico riduce l’onere per i tribunali dell’immigrazione e accelera le decisioni per i legittimi richiedenti asilo. Un effetto iper-pragmatico che polverizza qualsiasi intento radicaleggiante del nuovo presidente. Come hanno sostenuto le corti di Texas e Missouri, Remain in Mexico “ha cambiato gli incentivi per i migranti economici con richieste di asilo deboli, e quindi ha ridotto il flusso di stranieri” al confine. I migranti economici hanno meno probabilità di tentare di ingannare il sistema di asilo se non possono mettere piede negli Stati Uniti. La cesoia, dunque, sembra essere preferita ad una riforma organica del diritto d’asilo e della politica di accoglienza made in Usa.

I prossimi step

Il problema non è solo politico, ma anche e soprattutto giuridico. La Corte Suprema ha affermato che l’amministrazione Biden ha probabilmente violato la legge federale nel tentativo di porre fine al programma dell’era Trump. Con tre giudici liberali in dissenso, l’alta Corte ha rifiutato di bloccare una sentenza della corte inferiore che ordinava all’amministrazione di ripristinare il programma.

Non è chiaro quante persone saranno colpite e con quale rapidità. Secondo la sentenza del tribunale di primo grado, l’amministrazione deve compiere uno “sforzo in buona fede” per riavviare il programma. Inoltre, nulla impedisce all’amministrazione di riprovare a porre fine al sistema del Remain in Mexico. Il giudice Samuel Alito ha ordinato un breve differimento per consentire all’intera Corte di prendere in considerazione l’appello dell’amministrazione per mantenere la sentenza in attesa mentre il caso continua a farsi strada attraverso i tribunali. Poche spiegazioni per la sua azione, sebbene abbia citato la sua opinione dello scorso anno che respingeva lo sforzo dell’amministrazione Trump di porre fine a un altro programma di immigrazione, il Deferred Action for Childhood Arrivals. In quel caso, la Corte ha ritenuto che la decisione di porre fine a quest’ultimo fosse “arbitraria e capricciosa”, in violazione della legge federale.

“Il Dhs sta adottando le misure necessarie per conformarsi all’ordine del tribunale, che impone di reimplementare l’Mpp”, ha affermato venerdì un portavoce del Dipartimento della sicurezza interna. “Stiamo lavorando per farlo, nonostante il nostro appello all’ordine del tribunale”, ha detto il portavoce, osservando che il Dipartimento sta emettendo contratti per ricostruire strutture temporanee per l’immigrazione vicino al confine tra Stati Uniti e Messico. Gli alti funzionari dell’amministrazione hanno dichiarato alla stampa, inoltre, che solo coloro che non vengono espulsi ai sensi del Titolo 42, una legge sanitaria dell’era Trump che Biden ha mantenuto in vigore, sarebbero soggetti al Mpp. Il Titolo 42, attuato per la prima volta nel marzo 2020 all’inizio della pandemia di Covid-19, nega ad alcuni migranti l’opportunità di richiedere asilo.

Nel frattempo, conta anche la controparte. Sono in corso trattative con il governo messicano su quando e come verrà reimplementato il protocollo poiché il Messico è una nazione sovrana che deve prendere una decisione indipendente per accettare il ritorno degli individui fuggiti dal suo territorio. I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno affermato ad agosto scorso che il Titolo 42 rimarrà in vigore fino a quando non ci sarà più il pericolo che persone divengano vettori di Covid-19 quando attraversano il confine. I minori non accompagnati restano esenti. Il portavoce ha aggiunto che l’amministrazione Biden rilascerà comunque un promemoria che pone fine alla politica, che avrà effetto solo se l’amministrazione sconfiggerà la causa intentata da Texas e Missouri.

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