Sono lontani i tempi in cui la cancelliera tedesca Angela Merkel affermava che “il diritto all’asilo politico non ha un limite per quanto riguarda il numero dei richiedenti” e spalancava le frontiere della Germania ai rifugiati. Nel 2015, infatti, la Germania ha accolto poco meno di 1,1 milioni di profughi, di cui il 40% dalla Siria (428.468 persone), un dato quintuplicato rispetto al 2014. Il mezzo flop delle elezioni federali del 2017 e l’ascesa dei sovranisti di Alternative für Deutschland, spinsero poi Berlino a rivedere le politiche di accoglienza.

Se i sovranisti europei si pronunciano in maniera esplicita contro l’immigrazione di massa verso l’Europa, la Merkel predica bene e razzola male. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, in Germania sono stati espulsi in media 60 profughi al giorno, circa 5.500 in totale.In particolare, il maggior numero di espulsi, 600, è stato rimandato in Italia, 389 in Albania, e 352 in Georgia, 400 sono stati rispediti in Tunisia, Marocco e Algeria. E quasi tutti, circa 5mila, sono ripartiti in aereo. Frau Ulla Jelkpe, portavoce al Bundestag della Linke, ha spiegato che “le espulsioni hanno raggiunto un livello spaventoso e che bisogna preoccuparsi soprattutto perché i profughi vengono rispediti in Italia, dove in gran parte vivono in condizioni inumane, per strada, senza cibo e senza assistenza sanitaria”.

Come conferma anche l’Ansa, in Germania il 2018 è stato l’anno record di espulsioni di migranti verso altri Paesi Ue. In particolare, è stato il primo anno dal 2015 in cui sono stati rimandati indietro più migranti di quanti ne siano stati accolti. I rimpatri però, spiega IlGiornale.it, compresi quelli volontari, sarebbero in leggero calo rispetto agli anni precedenti, sia perché i flussi in entrata sono diminuiti, sia perché espellere i migranti è diventato sempre più difficile. Chi è arrivato in Germania nel 2015 e ha già dei figli nati nel Paese, infatti, non può essere rimandato a casa.

In Germania Spesi 23 miliardi per l’accoglienza

Nel 2018 l’esecutivo guidato da Angela Merkel ha speso oltre 23 miliardi di euro per integrare i migranti e combattere i flussi migratori investendo nei Paesi d’origine. La cifra, spiega Alessandra Benignetti su IlGiornale.it,  rappresenta l’investimento più alto di sempre in termini di accoglienza, quasi l’11% in più rispetto al 2017. Di questi 23 miliardi, ben otto sono stati investiti all’esterno dei confini nazionali, in particolare in Africa, per garantire migliori condizioni di vita ai migranti e arginare le partenze. Una cifra simile, 7,5 miliardi, è stata invece offerta nel corso del 2018 ai diversi Lander e comuni tedeschi per promuovere l’integrazione di un milione di rifugiati provenienti da Iraq, Siria e Afghanistan: il 14% in più rispetto allo scorso anno. Quattro miliardi sono stati destinati, inoltre, a sostenere le persone che non hanno ancora trovato un impiego in Germania.

Nonostante l’ingente investimento, che ha suscitato non poche polemiche, in Germania continua a mancare la manodopera qualificata. Secondo i dati forniti dal Sole24Ore, sono 1,2 milioni i posti di lavoro che le imprese tedesche non riescono a coprire per carenza di manodopera qualificata. “Il flusso di migranti dagli altri Paesi della Ue – scrive il quotidiano di Confindustria – non è riuscito a riempire i vuoti che sono stati colmati anche se solo in parte dai richiedenti asilo”. Per questo motivo, lo scorso ottobre, la coalizione di governo ha raggiunto un accordo al termine di una lunga contrattazione sulla nuova legge sull’immigrazione. Cdu-Csu e Spd sono arrivati ad un compromesso sulla normativa che ha l’obiettivo di richiamare forza lavoro qualificata dai Paesi esterni all’Unione Europea.

Ma la Merkel prosegue con le prediche

Nonostante abbia fortemente e pragmaticamente ridimensionato la sua vocazione “Open borders”, a parole Angela Merkel continua a sponsorizzare l’accoglienza con il solito piglio retorico. La scorsa settimana, la Cancelliera tedesca ha dichiarato in un comizio che il successo della Germania dipende da come gestisce l’immigrazione e l’integrazione. Parlando dinanzi a una folla di giovani immigrati per le celebrazioni del 70° anniversario della Costituzione tedesca – la Legge fondamentale della Repubblica Federale di Germania – la Cancelleria ha ribadito che “la tenuta economica e sociale del nostro Paese dipende dalla corretta gestione di queste sfide”. Abbiamo compreso, ha spiegato, “come l’immigrazione stia cambiando il nostro Paese e come continuerà a cambiarlo” sottolineando che la Germania “deve essere un Paese di immigrazione e integrazione”.

In suo soccorso, si è espresso anche Jean-Claude Juncker: “La storia dimostrerà che Angela Merkel aveva ragione” ha dichiarato il presidente della Commissione europea, commentando la controversa decisione della Cancelliera di accogliere quasi un un milione di rifugiati nell’autunno 2015. “Se avesse chiuso i confini tedeschi, l’Austria e l’Ungheria sarebbero crollate a causa dell’elevato numero di rifugiati, questa è la verità”, ha aggiunto.