Migranti: Trump copia Meloni ma al posto dell’Albania c’è Guantanamo

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Sembra paradossale, ma l’ultima idea del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, pare ispirarsi (almeno in parte) alla politica migratoria di Giorgia Meloni con i due centri realizzati dal nostro Governo in Albania, con un nuovo piano che prevede l’istituzione di un centro di detenzione per migranti a Guantanamo Bay, Cuba. L’annuncio del tycoon rientra nella strategia della Casa Bianca per affrontare quello che lo stesso presidente Usa definisce “il flagello della criminalità legata ai migranti”.

Migranti a Guantanamo: l’idea di Trump

Il 29 gennaio, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che autorizza l’ampliamento del “Migrant Operations Center” presso la base navale di Guantanamo Bay, con l’obiettivo di ospitare fino a 30.000 migranti irregolari, in particolare quelli con precedenti penali. “Ho incaricato il Segretario alla Difesa e il Segretario per la Sicurezza Nazionale di adottare tutte le misure necessarie per espandere la capacità del centro di detenzione a Guantanamo Bay, al fine di garantire spazio aggiuntivo per i criminali stranieri di alta priorità presenti illegalmente negli Stati Uniti”, si legge nel documento.

Durante la campagna elettorale, Trump ha fatto della lotta all’immigrazione irregolare uno dei pilastri del suo programma, promettendo di espellere dagli Usa migliaia di persone, con un focus particolare sui condannati per reati gravi. “Questo memorandum – si legge – viene emesso allo scopo di fermare l’invasione delle frontiere, smantellare i cartelli criminali e ripristinare la sovranità nazionale”.

Il centro sull’isola caraibica, le proteste di Cuba

Il centro di detenzione per migranti con precedenti penali a Guantanamo Bay è separato dalla famigerata prigione della CIA, istituita durante l’amministrazione di George W. Bush, dove sono stati detenuti e torturati sospetti terroristi. Tom Homan, lo “zar della frontiera” dell’amministrazione Trump, ha annunciato l’espansione della struttura esistente, che sarà gestita dall’agenzia Immigration and Customs Enforcement (ICE).

Secondo Homan, i migranti intercettati in mare dalla Guardia Costiera statunitense potrebbero essere trasferiti direttamente lì, garantendo quelli che ha definito “i più alti standard” di detenzione. Non è chiaro quanto costerà l’ampliamento o quando sarà completato. Il Governo cubano ha rapidamente condannato il piano, accusando gli Stati Uniti di tortura e detenzione illegale su un territorio “occupato”.

Il flop di Biden e Harris

Durante l’amministrazione Biden-Harris, gli ingressi di migranti irregolari dal confine meridionale ha superato quota 10,3 milioni, a fronte dei soli 3,1 milioni registrati complessivamente tra il 2017 e il 2020 durante la prima amministrazione Trump. Questo fallimento ha indubbiamente pesato sulla sconfitta dei democratici alle recenti elezioni presidenziali. Da quando è entrato in carica il 20 gennaio, Donald Trump ha introdotto 21 provvedimenti esecutivi in materia di immigrazione, segnando un deciso inasprimento delle politiche migratorie negli Stati Uniti. Tra le misure più significative, ha avviato espulsioni di massa con l’uso di aerei militari, intensificando i rimpatri e provocando tensioni diplomatiche, come nel caso della Colombia, che inizialmente ha rifiutato l’atterraggio di voli con migranti espulsi.

Inoltre, il tycoon ha ampliato il programma di espulsioni accelerate, che ora può essere applicato in tutto il Paese e a chi non riesce a dimostrare almeno due anni di permanenza negli USA. Ha anche annunciato l’intenzione di porre fine alla cittadinanza automatica per nascita. Sebbene le espulsioni non siano una novità – Biden ne ha eseguite 1,5 milioni nel suo mandato, contro i 2,9 milioni del primo mandato di Obama – le azioni di Trump segnano un netto cambio di rotta al fine di contrastare in maniera efficace l’immigrazione illegale.