Il ministro dell’Interno dell’Italia, Luciana Lamorgese, si è recata oggi in visita a sorpresa in Algeria, dopo essere stata già stata in Tunisia (per ben due volte) e in Libia, con l’obiettivo di strappare un accordo favorevole sui flussi migratori illegali. La notizia, anticipata stamane da Agenzia Nova, è stata confermata dal Viminale che parla di una “proposta di riattivazione a tutto campo del partenariato negli affari interni e della sicurezza – che comprenda il contrasto al terrorismo, alla criminalità organizzata e ai traffici illeciti nonché una più intensa cooperazione tra le forze di polizia e i vigili del fuoco dei due Paesi – e la necessità di impostare, su rinnovate basi strategiche, il dialogo con l’Algeria anche sui flussi migratori irregolari che interessano in particolare la Regione Sardegna”. Secondo il cruscotto statistico giornaliero del ministero dell’Interno, almeno 887 algerini sono entrati illegalmente in Italia via mare dall’inizio dell’anno fino alle 8:00 del 14 settembre, pari al 4 per cento degli ingressi totali. Il dato sembra in linea con gli ingressi registrati nel 2019 (1.009) e 2018 (1.213), ma quest’anno c’è una preoccupazione non da poco: la pandemia di Covid-19.

Il fenomeno degli “harraga”

Nel 2019, il tasso di emigrazione clandestina è effettivamente diminuito in particolare dopo lo scoppio del movimento popolare pro-democrazia noto come “Al Hirak”. Ora, tuttavia, il lockdown di oltre tre mesi e la pandemia di Covid-19 hanno ulteriormente complicato le cose in Algeria, il paese più vasto del continente africano (grande tre volte e mezzo il Texas) dove l’età media è di 28 anni. Con la serrata diventa difficile guadagnarsi da vivere in Algeria, paese esportatore di idrocarburi che fatica a rinnovarsi. La legge algerina impone sei mesi di reclusione per chi tenta di emigrare illegalmente e cinque anni di carcere per i trafficanti: non basta per arginare il fenomeno degli harraga (migranti illegali) tra i giovani. Partono dalle città orientali del paese come Annaba, Costantina, Skikda, El-Tarf e Jijel. Chi sbarca in Italia non lo fa quasi mai per restare. L’obiettivo è arrivare in Francia, dove è presente la più vasta comunità algerina d’Europa (tra cui molti berberi della Cabilia). Ma il passaggio ora è reso più difficile dai controlli anti-coronavirus e molti restano bloccati nel nostro Paese. Una parte non trascurabile degli sbarchi autonomi, inoltre, non vengono registrati e portano in Italia veri e propri fantasmi che non chiedono asilo politico e non vogliono farsi identificare. Quantificarli è impossibile: le stime vanno da qualche centinaio a poco più di un migliaio ogni anno. Eppure sono proprio loro, potenzialmente, a creare maggiori problemi di sicurezza connessi al pericolo terrorismo e Covid-19

L’Algeria è pronta a collaborare?

Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, salito al potere a gennaio dopo la fine dell’era Bouteflika e un breve periodo di transizione, è in ottimi rapporti con l’Italia. Lo stesso capo dello Stato, parlando con la stampa lo scorso gennaio, aveva detto che l’Algeria è pronta a collaborare con le autorità di Roma “per rimpatriare gli algerini privi di documenti”, ma aveva chiesto in cambio che “siano rispettati i loro diritti da parte dalle autorità dei paesi in cui si trovano”. “Ho parlato personalmente con il primo ministro italiano (Giuseppe Conte), gli ho chiesto di applicare le leggi del suo paese senza umiliare o violare i nostri cittadini. (…) Non perdo la speranza. Voglio costruire un’Algeria dove i cittadini vogliano vivere serenamente”, riporta Nova. Come per la Tunisia, l’Italia potrebbe stringere con l’Algeria un patto per rimpatriare una quota di migranti illegali a settimana. Dal momento che si tratta di un negoziato, la domanda è: cosa vuole l’Algeria in cambio? La risposta più scontata è soldi, addestramento e attrezzature per le forze di sicurezza, ma la questione è più complicata. Italia e Algeria hanno rinnovato l’anno scorso gli accordi per la fornitura di gas fino al 2027: gli algerini ci forniscono circa un miliardo di metri cubi (bcm) l’anno, la metà rispetto ai contratti precedenti negoziati nel 2008, ma comunque una quota rilevante delle nostre importazioni. Eni e Total, inoltre, stanno effettuando insieme all’algerina Sonatrach delle esplorazioni di idrocarburi nelle acque dell’Algeria. Quando migranti ed energia s’intrecciano, il  nodo diventa difficile da scogliere.

Quarta visita in Nord Africa

Per Lamorgese si tratta della quarta visita in Nord Africa nel giro di due mesi. Il 16 luglio, accompagnata dal nuovo direttore dell’Aise, Gianni Caravelli, la responsabile del Viminale si era recata in missione a Tripoli, in Libia. Il 27 agosto, la titolare del dicastero italiano era invece volata a Tunisi per esprimere la “preoccupazione dell’Italia” per il “boom” degli sbarchi rispetto allo scorso anno. Il 16 agosto, Lamorgese era ritornata a Tunisi accompagnata dal collega Luigi Di Maio e i commissari europei agli Affari Interni, Ylva Johansson, e per l’Allargamento e il Vicinato, Olivér Varhelyi, nell’intento di dimostrare che la questione dei flussi migratori irregolari non riguarda solo l’Italia ma l’intera Europa. Una leva, quella europea, complicata da utilizzare in Algeria. Il paese nordafricano, infatti, intende abbandonare i negoziati sull’Accordo di libero scambio con la Comunità europea, giudicato sbilanciato. La questione sarà affrontata al Consiglio di Associazione Ue-Algeria che dovrebbe tenersi ad ottobre. Qui l’Italia potrebbe offrire i suoi buoni uffici per convincere i colleghi europei a impegnarsi di più sugli aspetti dell’accordo che vanno oltre scambi commerciali, come ad esempi favorire investimenti. Il negoziato è in corso, ma l’esito è incerto.

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