Pochi giorni fa, il portavoce della Guardia costiera libica, Ayoub Qasem, ha dichiarato che il prossimo anno – a causa della mancanza di aiuti economici – il personale impegnato sulle coste sarà drasticamente diminuito. Qasem ha sottolineato inoltre che i mezzi attuali a disposizione della Guardia costiera libica non sono neanche lontanamente sufficienti per affrontare le operazioni di salvataggio necessarie, soprattutto in caso di un aumento dei flussi migratori, al momento in diminuzione. Il portavoce poi si è detto preoccupato per le Ong che, a suo dire, continuerebbero ad intervenire nelle operazioni della Guardia costiera, ostacolandole e provocando le tragedie in mare che spesso vengono propinate in tv. Il portavoce della Guardia costiera libica non ha infatti escluso eventuali futuri mandati d’arresto per gli esponenti delle Ong coinvolte in operazioni sospette, sia per quanto riguarda il contrabbando di esseri umani che l’ingresso in acque vietate.

Secondo i dati diffusi dal Viminale, circa 2.500 migranti sono sbarcati in Italia dall’inizio di novembre, a fronte degli 8.428 migranti arrivati nel novembre dello scorso anno. In particolare, negli ultimi tre giorni si segnalano solo 50 sbarchi. I dati del ministero dell’Interno però non registrano i cosiddetti “sbarchi fantasma”, ovvero i migranti che sbarcano per poi far sparire immediatamente le loro tracce, per cui il numero degli ingressi illegali potrebbe essere ancora più alto.

In questa cornice si inseriscono le accuse rivolte alla Guardia costiera libica dall’organizzazione non governativa tedesca Sea Watch, che punta il dito contro le autorità libiche per l’annegamento di alcuni migranti avvenuto il 6 novembre.

Come Fausto Biloslavo ha più volte ricordato su Il Giornale non solo i numeri delle morti causate da quell’episodio – forniti dalla Ong tedesca – non corrispondono alla realtà dei fatti, ma le immagini video disponibili sul web dimostrano come le responsabilità dell’incidente vadano addossate sull’equipaggio di Sea Watch. Il video testimonia l’avvicinamento di una motovedetta libica a un gommone con a bordo un gran numero di migranti, quando interviene la nave umanitaria tedesca che si avvicina tanto da rischiare di speronare la motovedetta della Guardia costiera, situazione che ha provocato il caos e la caduta in mare di alcuni migranti. I funzionari libici hanno accusato la Sea Watch di cercare di operare “senza il coordinamento con le autorità libiche, mettendo a rischio la vita dei migranti durante le loro operazioni”. A provocare la morte di questi migranti è stata l’insistenza con cui la Ong ha tentato di intromettersi per impedire alla Guardia costiera di salvare i migranti e riportarli in Libia.

Intanto, mentre Ong e autorità libiche battibeccano, l’Italia rimane – sola – in prima linea nelle operazioni di salvataggio in mare. Il 6 novembre è stata scongiurata una tragedia solo grazie al pronto intervento dell’elicottero italiano che, arrivato immediatamente sul posto, ha evitato ulteriore confusione occupandosi contemporaneamente del recupero dei migranti caduti in mare.

Articolo di Guido Dell'Omo