L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) afferma che nel 2024 è stato registrato il più alto numero di morti lungo le tratte migratorie. Si parla di almeno 8.938 persone. L’Oim è l’agenzia dell’Onu che si occupa di migranti e dal 2014 monitora i decessi lungo le rotte migratorie. Grazie a questo lavoro, ha potuto constatare che lo scorso anno è stato il più tragico degli ultimi dieci, quello con il maggior numero di vittime. Il dato più alto registrato finora era stato nel 2023, con almeno 8.747 morti. Una nota fondamentale da tenere a mente e che l’Oim tiene a sottolineare, è che si tratta di stime per difetto, poiché spesso mancano fonti ufficiali per poter avere dati certi. Le persone che intraprendono viaggi per emigrare spesso muoiono nel silenzio, in luoghi remoti per evitare di essere intercettati da forze dell’ordine o dai gruppi criminali e spesso l’identità e le caratteristiche demografiche della gran parte delle persone morte o scomparse restano ignote.
L’Oim monitora il numero di migranti deceduti tramite il progetto Missing Migrants, i cui responsabili aggiornano costantemente un database dettagliato, basato sulle segnalazioni provenienti dagli uffici locali dell’organizzazione. Ciò che emerge chiaramente è l’aumento costante registrato negli ultimi cinque anni.
Il tragico bilancio dell’Asia
L’Asia è il continente che ha registrato il maggior numero di morti, per la prima volta in dieci anni. Si parla di almeno 2.778 persone, circa la metà delle quali decedute nella rotta via terra dall’Afghanistan all’Iran, nonché nella prima tratta che gli afgani in fuga dal regime dei talebani percorrono per raggiungere la Turchia o l’Europa.
Anche il dato relativo ai morti in Africa ha raggiunto livelli mai toccati prima. Un totale di 2.242 migranti morti nell’intero continente, di cui la metà percorreva una delle rotte più pericolose al mondo, quella dall’Africa occidentale alle isole Canarie spagnole. Ma è molto probabile che i numeri siano molto più alti di quelli registrati, poiché le attività di ricerca e soccorso scarseggiano in particolar modo nell’area e spesso le imbarcazioni scompaiono senza lasciare traccia.
Ogni anno, migliaia di persone perdono la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, spinti dalla speranza di arrivare in Europa. Non è il dato più alto mai registrato, ma lo scorso anno nel Mediterraneo sono morte almeno 2.452 persone, un dato più o meno costante dal 2020. Dal 2014 al 2024, almeno 24.506 persone sono morte o risultate disperse in mare. Nel 2024, il rafforzamento delle politiche migratorie europee ha portato a una riduzione significativa dei tentativi di attraversamento irregolare dei confini via mare. L’Italia ha giocato un ruolo chiave, intensificando i controlli e siglando accordi numerosi con i Paesi nordafricani per impedire le partenze. Nella rotta, la Commissione Ue ha recentemente presentato un nuovo piano per incentivare il rimpatrio dei migranti irregolari, aprendo alla possibilità di trasferirli in Paesi terzi.
I dati sull’America, benché non ancora completi, soprattutto per i migranti che tentano di arrivare negli Stati Uniti attraversando l’America centrale, mostrano ormai un trend abbastanza costante. È stato però registrato un record senza precedenti di 341 morti nei Caraibi e di 174 decessi di migranti che attraversavano il Darién.
Serve una risposta internazionale
La violenza rimane una delle principali cause di morte per i migranti a livello globale. Dal 2022, almeno il 10% di tutti i decessi registrati tra i migranti è attribuibile alla violenza. Nel 2024, questa tendenza è particolarmente marcata in Asia, dove quasi 600 persone sono morte lungo le rotte migratorie del Sud e Sud-Est asiatico a causa degli abusi subiti durante il viaggio.
Il vicedirettore generale per le operazioni dell’Oim, Ugochi Daniels, ha sottolineato che “l’aumento dei decessi in così tante regioni del mondo dimostra perché abbiamo bisogno di una risposta internazionale e olistica che possa prevenire ulteriori tragiche perdite di vite umane”.
Questi dati emergono a pochi giorni dall’annuncio dell’amministrazione Trump sulla sospensione di numerosi programmi umanitari a livello globale e sul licenziamento di centinaia di dipendenti, conseguenza diretta dei drastici tagli imposti agli aiuti internazionali dagli Stati Uniti. Tali misure, adottate dalla nuova amministrazione statunitense, avranno un impatto significativo su milioni di migranti e comunità vulnerabili in tutto il mondo, privandoli di risorse essenziali per la loro sopravvivenza.

