C’è una nuova rotta dell’immigrazione che inizia a destare allarme sia alla Casa Bianca che tra le forze di sicurezza statunitensi: è quella africana, caratterizzata dall’arrivo in Texas di migranti provenienti dall’Africa centrale e meridionale.

I casi rintracciati nei giorni scorsi

A parlarne nelle scorse ore è un articolo di Francesco Semprini su La Stampa, secondo cui soltanto la scorsa settimana le forze dell’ordine operanti lungo il confine messicano rintracciano 500 migranti provenienti dall’Africa. Una volta interrogati, i migranti in questione dichiarano di provenire da Angola, Repubblica Democratica del Congo e Camerun. Si tratta di Paesi diversi da quelli da cui si origina l’immigrazione africana verso l’Europa, di sicuro un fenomeno del genere negli Usa è inedito e desta preoccupazione. Anche perché non sembrano episodi isolati: la polizia e l’esercito al confine messicano rintracciano sempre più persone di origine africana.

I migranti provenienti dal continente nero viaggiano a grandi gruppi, segno che alla base del fenomeno vi sono organizzazioni che pianificano importanti spostamenti. Soltanto il 30 maggio scorso, 116 migranti africani riescono ad approdare in Texas. Le forze di sicurezza temono un’impennata di arrivi dall’Africa e la preoccupazione non è soltanto relativa all’incremento dei numeri di coloro che riescono ad oltrepassare il confine. Raul Ortiz infatti, capo delle guardie di frontiera, parla di problemi di ordine culturale e linguistico verso cui si potrebbe incorrere nelle prossime settimane. Se infatti le forze di sicurezza della zona sono abituate a parlare in spagnolo ed a cercare di interagire nelle lingue più diffuse al di là del confine texano, coloro che arrivano dall’Africa parlano più spesso portoghese o francese. La polizia deve dunque adeguarsi e questo fa temere anche la necessità di un incremento di risorse solo per la formazione.

Il problema è anche di natura politica: Trump dalla Casa Bianca segue la vicenda, anche perché quella dell’immigrazione è una tematica molto calda in vista delle elezioni del 2020. Cavallo di battaglia durante la campagna elettorale che nel 2016 lo porta a battere Hillary Clinton, con riferimento soprattutto alla costruzione e prolungamento del muro al confine con il Messico, eventuali ulteriori problemi relativi al contrasti dell’ingresso di migranti nel Texas creerebbero non pochi grattacapi al tycoon newyorkese.

La possibile nuova rotta africana dei migranti

Vista la crescente portata del fenomeno, adesso negli Usa si cerca di far chiarezza circa la rotta che i migranti africani intraprendono per giungere in Messico e da qui provare ad entrare negli States. Come detto, gli immigrati africani che giungono in Texas arrivano soprattutto da tre nazioni: Angola, Camerun e Repubblica Democratica del Congo. Alcuni di loro negli interrogatori, dichiarano di essere partiti alla volta del nord America dal Brasile. Ovviamente è chiaro come dall’Africa al sud America è impossibile intraprendere analoghi viaggi della speranza che si vedono nelle rotte mediterranee: affrontare l’Atlantico con barchini e gommoni è un qualcosa di molto lontano dalle reali possibilità. L’ipotesi più probabile è che la prima fase della rotta si sviluppi sui cieli sopra l’oceano. Angola e Brasile sono due nazioni appartenute all’impero coloniale di Lisbona, in entrambi gli Stati si parla il portoghese ed i collegamenti aerei appaiono sempre più in via di sviluppo.

Possibile dunque che molti aspiranti migranti, aiutati evidentemente anche da alcune organizzazioni, arrivino in Brasile da Luanda, capitale dell’Angola. Dal sud America poi, inizia una lunga risalita del continente tramite la Colombia e gli Stati centroamericani fino al confine tra Messico ed Usa. Camerunesi e congolesi a loro volta, potrebbero confluire in Angola per provare poi ad andare in Brasile ed intraprendere il viaggio verso gli Usa. Ma si è ancora nel campo delle ipotesi: il fenomeno è recente e le indagini solo all’inizio.

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