Mouhcine Fikri era un venditore di pesce. È morto venerdì scorso ad al-Hoseyma, in Marocco, dentro un camion per compattare i rifiuti mentre cercava disperatamente di salvare i pesci che gli erano stati confiscati dalla polizia. Un gesto, quello di Fikri, contro ogni speranza per recuperare quel poco che gli permetteva di vivere.

Secondo le prime ricostruzioni, Fikri stava vendendo anche del pesce spada, la cui pesca è attualmente vietata in Marocco. Ma c’è chi anche, come l’attivista berbero Khalid Ait Khardi, sostiene che la lite tra Fikri e la polizia sia nata a causa di una sorta di “pizzo” chiesto dalle forze dell’ordine. Già in passato, la polizia marocchina è stata accusata di estorcere soldi in cambio di controlli più blandi. Come scrive per esempio Panorama: “La corruzione delle forze dell’ordine nel nord del Paese è stata documentata da un anonimo cittadino il quale ha ripreso più volte con la sua telecamera la consegna di mazzette ai poliziotti in servizio nei posti di blocco di Targuist, nella regione di al-Hoseyma”. Una scena che, forse, si è verificata anche con Fikri. Secondo fonti dell’Huffington Post, l’autista del camion avrebbe intenzionalmente attivato il compattatore per scoraggiare il commerciante o, peggio ancora, per ucciderlo. Un altro testimone riferisce invece che è stata proprio un poliziotto ad ordinare l’accensione del compattatore. Niente è quindi certo. Tranne che Fikri è morto, schiacciato da un compattatore. L’autopsia sul corpo dell’uomo ha evidenziato numerose fratture sia sul lato destro che su quello sinistro del corpo. La morte sarebbe stata provocata da una ferita al petto che ha provocato uno choc emorragico.Le proteste in MaroccoIl fatto ha provocato parecchio scalpore in Marocco, tanto che sono state organizzate marce e manifestazioni in memoria di Fikri. Non solo nel Rif, la regione a nord del Paese che nel 2011 sostenne con gran forza le primavere arabe, ma anche a Casablanca, Tangeri, Marrakech, Essaouira, Agadir e al-Hoseyma, la città in cui Fikri viveva e lavorava. Gli attivisti citati dalla Bbc parlano della “più grande manifestazione dal periodo delle primavere arabe”.Re Mohammed VI ha usato parole molte dure e ha chiesto “un’indagine attenta e approfondita in modo da poter punire il responsabile di questo incidente, con rigorosa applicazione di legge”. E ha poi lanciato un monito nei confronti di chi “è venuto meno ai propri compiti e responsabilità”.
Una situazione difficile, quella marocchina, come ci spiega Khalid Ait Khardi: “Il capo del governo è legato ai Fratelli musulmani ed è per questo che non è ben visto dai berberi del nord, che sono laici”. Il Marocco si trova quindi a un punto di svolta. Una miccia è stata accesa dopo la morte di Fikri. E si rischia che questo fatto di cronaca venga ora sfruttato per una nuova primavera araba sul modello tunisino.

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