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Migrazioni

In Marocco anche le donne ora potranno diventare notai

Il Marocco ha approvato una mozione che consente alle donne del paese di diventare funzionari pubblici notarili, un’occupazione che è stata tradizionalmente esercitata solo dagli uomini. Il re Mohammed VI, il 22 gennaio, ha approvato la decisione attraverso un decreto...

Il Marocco ha approvato una mozione che consente alle donne del paese di diventare funzionari pubblici notarili, un’occupazione che è stata tradizionalmente esercitata solo dagli uomini.

Il re Mohammed VI, il 22 gennaio, ha approvato la decisione attraverso un decreto reale che modifica una legge esistente. La mossa autorizza le donne di tutto il paese a svolgere una serie di compiti in conformità con la legge islamica, compresa la documentazione dei matrimoni per conto del governo.





Come funzionari notarili dell’opinione pubblica islamica – una professione nota come “adoul” – le donne possono ora anche gestire casi di eredità, amministrare transazioni immobiliari e documentare le testimonianze necessarie per le prove in un processo. Il ministero della Giustizia ha già aperto circa 700 posizioni di “adoul” per le donne.

Le donne negli ultimi anni hanno conquistato nuovi diritti nel paese. Hanno assunto posizioni comunemente dominate da uomini, come quella di agenti di polizia. Il tentativo è quello di aumentare il loro ruolo nel settore pubblico. Diverse iniziative con lo stesso obiettivo, e anche quello di responsabilizzare le donne, hanno permesso alle marocchine di diventare investitrici e imprenditrici.

Secondo Mohammad Aujjar, ministro dei diritti umani, il processo di riforma in corso nel campo giuridico e giudiziario è di particolare importanza. E questa riforma è in linea con il principio costituzionale stabilito nell’articolo 19, che stabilisce la parità di diritti tra uomini e donne.

Ma negli ultimi anni sono state già apportate altre modifiche legislative per garantire alle donne maggiori diritti. Una tra tutte la modifica della legge sulla nazionalità per consentire alle donne marocchine sposate con stranieri di trasmettere la cittadinanza ai loro figli.

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