Tra le conseguenze nefaste della guerra in Medio Oriente tra Israele e Iran c’è anche la possibilità che il conflitto inneschi una nuova crisi migratoria. La spirale di violenza dell’ultima settimana sta infatti spingendo migliaia di persone a fuggire dalle città sotto attacco. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unchr) si è unito al Segretario Generale dell’Onu e ad altri leader internazionali nel chiedere un’urgente de-escalation del conflitto, che sta già causando significativi spostamenti di popolazione in entrambi i paesi. L’Unchr avverte che “un’ulteriore escalation potrebbe aggravare una situazione già critica in una regione che ospita milioni di rifugiati e sfollati interni”.
Migliaia di persone in fuga
Secondo The Economist, il fenomeno è già in corso. Migliaia di persone terrorizzate stanno abbandonando Teheran e altre città iraniane colpite. Con gli aeroporti chiusi, le uniche vie di fuga sono le strade, dove si registrano ingorghi chilometrici, come mostrato da numerosi post sui social media. Molti iraniani stanno cercando rifugio nelle aree meno urbanizzate vicino al Mar Caspio, a circa 100 km a Nord di Teheran.
Tuttavia, il viaggio è tutt’altro che semplice: le strade sono congestionate, il carburante scarseggia a causa di acquisti dettati dal panico e possibili attacchi israeliani alle infrastrutture petrolifere, e i segnali mobili sono sempre più inaffidabili. Un testimone all’estero ha riferito che la sua famiglia in Iran ha impiegato oltre 12 ore, invece delle consuete quattro, per raggiungere la regione montuosa di Gilan, vicino alla costa. Durante il tragitto, hanno assistito a “proiettili nel cielo e incendi sullo sfondo”. Nonostante le difficoltà, molti non vogliono lasciare l’Iran: “È casa loro,” ha raccontato il testimone.
Movimenti sia in Iran che in Israele
L’Unchr segnala movimenti di persone sia in Iran che in Israele, dove i bombardamenti hanno spinto i civili a cercare rifugio in aree più sicure o, in alcuni casi, all’estero. L’agenzia chiede ai Paesi della regione di rispettare il diritto delle persone a cercare sicurezza e di facilitare l’accesso umanitario. “Questa regione ha già sopportato fin troppo guerre, perdite e sfollamenti – non possiamo permettere che un’altra crisi di rifugiati prenda piede” ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario per i Rifugiati. “Il momento di fermare l’escalation è ora. Una volta che le persone sono costrette a fuggire, il ritorno non è mai rapido, e le conseguenze possono durare per generazioni”.
La situazione è particolarmente preoccupante in Iran, che, secondo il Global Trends 2024 Report dell’Unhcr, è il principale Paese ospitante al mondo per i rifugiati, con circa 3,5 milioni di persone, principalmente dall’Afghanistan. Un’escalation del conflitto potrebbe destabilizzare ulteriormente queste comunità, già vulnerabili. Nel frattempo, i Paesi vicini si stanno preparando a un possibile afflusso di rifugiati, memori della crisi causata dalla guerra civile siriana, che ha visto 6 milioni di persone lasciare il Paese. Sebbene l’esodo dall’Iran sia finora limitato, un peggioramento del conflitto potrebbe cambiarne rapidamente le dimensioni.
A complicare il quadro, c’è il rischio che la guerra si estenda all’Iraq, dove milizie alleate di Teheran hanno avvertito che un coinvolgimento degli Stati Uniti potrebbe portare ad attacchi di ritorsione contro le basi militari americane nella regione. L’Unhcr presente in Iran, Israele e nei Paesi limitrofi, sta predisponendo scorte di aiuti umanitari per rispondere a eventuali emergenze. Tuttavia, ogni giorno di conflitto aumenta il rischio di nuove esigenze umanitarie, minacciando di trasformare una situazione già fragile in una crisi di proporzioni globali.
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