Il Governo olandese ha avanzato un piano controverso che punta a introdurre misure molto rigide in materia di immigrazione. Nonostante sia stato giudicato inverosimile e con scarse possibilità di successo, la notizia è stata molto discussa.
Il Governo intende presentare una richiesta di opt-out per essere esentata dalla politica di asilo Ue, nonché una deroga dalla politica migratoria che l’UE ha approvato a maggio, attraverso cui si dovrebbe disciplinare in modo armonico i flussi di migranti nei Paesi membri. È prevista l’introduzione di un sistema di “solidarietà obbligatoria” che darebbe ai Paesi tre opzioni per gestire i richiedenti asilo: accettare un certo numero di migranti, pagare 20mila euro per ogni richiedente respinto o finanziare un sostegno operativo.
“Qui non c’è posto per chi abusa della nostra ospitalità”, ha commentato la ministra per l’Asilo, Marjolein Faber, del Partito per la Libertà (PVV), esponente dell’ultradestra di Geert Wilders, convinta di chiedere così “un’Olanda più sicura” e ribadendo: “il mio obiettivo è la politica di asilo più severa di sempre”. La stessa ministra in passato aveva parlato di messa al bando del Corano, chiusura di tutte le moschee e «eliminazione dell’Islam».
Il contesto olandese
L’Olanda ha storicamente adottato una politica di immigrazione relativamente aperta, mantenendo al contempo elevati standard di integrazione e gestione dei migranti. Negli ultimi anni, però, la crescente pressione dovuta ai flussi migratori, sia interni all’Unione Europea sia provenienti da Paesi extraeuropei, ha portato a una revisione delle politiche di accoglienza. Questa pressione si è intensificata con il susseguirsi delle crisi internazionali.
Negli ultimi mesi, il numero di richiedenti asilo è aumentato notevolmente, sovraccaricando il sistema di accoglienza del Paese. Le strutture per l’accoglienza sono sature e si sono verificati episodi in cui i migranti sono stati costretti a vivere in condizioni inadeguate, con conseguenti proteste sia da parte della popolazione locale sia delle organizzazioni umanitarie. Di fronte a questa situazione, il Governo ha cercato di trovare soluzioni per ridurre il numero di nuovi arrivi e gestire meglio coloro che già risiedono in Olanda.
Il piano “più duro di sempre”
Il nuovo piano è stato presentato ai primi di settembre dal primo ministro Dick Schoof e prevede misure piuttosto drastiche. In linea di massima, prevede un inasprimento dei controlli alle frontiere e procedure più rapide per le espulsioni.
La proposta più significativa riguarda la cancellazione dei permessi di soggiorno a tempo indeterminato per i migranti, un provvedimento che colpirebbe principalmente coloro che sono già stati accettati come rifugiati o che hanno ottenuto il diritto di risiedere permanentemente nel Paese. L’idea alla base di questa misura è quella di incentivare i migranti a tornare nel proprio Paese d’origine il prima possibile, evitando che la permanenza diventi definitiva.
Un altro punto chiave del piano è la stretta sui ricongiungimenti familiari. Attualmente, i migranti che ottengono lo status di rifugiato o un permesso di soggiorno possono richiedere il ricongiungimento familiare, ovvero fare arrivare in Olanda i propri familiari. Il Governo intende rendere questo processo molto più complesso, limitando il numero di persone che possono beneficiare di questa misura e imponendo criteri più restrittivi.
Tuttavia, per implementare queste misure, il Governo dovrebbe prima dichiarare lo stato di emergenza sull’accoglienza dei migranti. Quest’ultimo generalmente serve per gestire conflitti, disastri naturali o gravi crisi sanitarie e per attivarlo serve un voto a maggioranza di entrambe le camere degli Stati Generali, quindi il Parlamento bicamerale dei Paesi Bassi. È un procedimento che potrebbe richiedere mesi ma, se andasse a buon fine, il Governo sarebbe libero di adottare delle misure in autonomia senza più coinvolgere le due Camere.
Ci sono però dei dubbi sul fatto che il numero di arrivi di migranti e richiedenti asilo rappresenti un motivo valido per dichiarare una crisi e chiedere di attivare lo stato di emergenza. Nel 2023 sono entrati in Olanda Paese circa 48.500 richiedenti asilo e familiari, per la maggior parte siriani, turchi, yemeniti, somali ed eritrei.
Il programma propone anche una modifica alle leggi sull’edilizia abitativa per rendere più complesso ai richiedenti asilo con permesso di soggiorno di ottenere l’accesso agli alloggi sociali.
L’applicazione del piano presenta notevoli difficoltà sia sul piano politico che legale. Innanzitutto, la cancellazione dei permessi di soggiorno a tempo indeterminato potrebbe violare i principi fondamentali del diritto internazionale e dell’Unione Europea. La Convenzione di Ginevra del 1951, che regola lo status dei rifugiati, impone agli Stati firmatari di garantire protezione ai rifugiati e di non rimpatriarli in Paesi in cui la loro vita o la loro libertà potrebbero essere minacciate. Allo stesso modo, le direttive europee in materia di immigrazione e asilo prevedono standard minimi per la protezione dei richiedenti asilo, e la cancellazione dei permessi di soggiorno permanenti potrebbe essere vista come una violazione di questi standard.
Anche la stretta sui ricongiungimenti familiari solleva questioni legali. Il diritto alla vita familiare è garantito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Limitare in modo eccessivo il ricongiungimento familiare potrebbe portare a una violazione di questi diritti, esponendo il Governo olandese a potenziali ricorsi legali sia a livello nazionale sia europeo.
Dal punto di vista politico, la dichiarazione dello stato di emergenza sull’accoglienza dei migranti incontra una forte opposizione, non solo da parte dei partiti di sinistra e delle organizzazioni umanitarie, ma anche da una parte dell’opinione pubblica. Molti cittadini olandesi, sebbene preoccupati per l’alto numero di migranti, continuano a sostenere una politica di accoglienza basata su valori umanitari e sul rispetto dei diritti umani. I membri dell’opposizione hanno definito il piano “antidemocratico”.
Il contesto europeo
Le difficoltà che sta affrontando l’Olanda non rappresentano un caso isolato. La gestione dei flussi migratori è una sfida condivisa da molti Stati membri dell’Unione Europea. In questo contesto, le politiche di uno Stato membro non possono essere considerate singolarmente, poiché le decisioni prese da un Governo nazionale possono avere ripercussioni significative sugli altri Paesi europei.
Uno degli elementi chiave del dibattito europeo sull’immigrazione è la mancanza di una politica comune efficace. Nonostante gli sforzi per creare un sistema di asilo e immigrazione uniforme, gli Stati membri continuano ad adottare politiche diverse, a volte in contraddizione tra loro.
Inoltre, dichiarare lo stato di emergenza e ottenere l’opt-out potrebbe essere interpretato come un tentativo di scaricare su altri Paesi il peso della gestione dei rifugiati. Questo alimenterebbe ulteriori divisioni all’interno dell’UE e complicherebbe il già difficile percorso verso una riforma del sistema di Dublino, che regola la responsabilità dell’esame delle richieste di asilo.