L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America ha portato in auge un argomento: l’immigrazione clandestina. Il presidente eletto ha già detto che sarà in cima alla lista delle cose da fare e ha annunciato anche la deportazione degli immigrati con precedenti penali. Tra i vari progetti in cantiere per il tycoon newyorkese c’è anche la costruzione del muro al confine tra Stati Uniti e Messico. La barriera, però, esiste già per circa 1/3 del confine. Trump ha annunciato di volerlo espandere per tutto il confine e che il Messico pagherà le spese.Ma andiamo con ordine e andiamo a vedere tutto quello che riguarda l’immigrazione statunitense. Gli Stati Uniti hanno un altissimo tasso di popolazione illegale che risiede stabilmente all’interno del Paese, e questo nonostante gli anni della recessione abbiano influito a diminuire l’immigrazione illegale. Dal 2005 al 2009, infatti, il numero di persone che sono entrate negli USA illegalmente è diminuito di quasi il 67% (dati del Pew Hispanic Center), cioè da 850mila nei primi anni 2000 a 300mila nel 2009. Questo, però, solo per gli anni della recessione mondiale che ha colpito duramente anche gli Stati Uniti. Gli ultimi dati ufficiali mostrano infatti come l’immigrazione clandestina sia risalita a livelli record.Nel 2013 un rapporto del Dipartimento di Homeland Security ha stimato la popolazione clandestina che vive stabilmente all’interno del territorio: “Circa 11,4 milioni di immigrati irregolari vivevano negli Stati Uniti nel mese di gennaio 2012. Mentre erano 11,5 milioni le persone che vivevano qui nel gennaio 2011. Questi risultati suggeriscono poco o nessun cambiamento nella popolazione immigrata non autorizzata dal 2011 al 2012. Inoltre, 11,3 milioni di immigrati irregolari si stima che siano ancora presenti sul nostro territorio”.Ora prendiamo in esame solo i cittadini messicani. Uno studio del 2015 effettuato dall’Università del Texas a San Antonio e dall’Università del New Hampshire ha scoperto come l’immigrazione proveniente dal Messico, sia legale sia illegale, abbia raggiunto un picco nel 2003 e che a partire dal periodo compreso tra il 2003 e il 2007 fino al periodo che va dal 2008 al 2012, l’immigrazione messicana è diminuita del 57%.Per commentare questi dati, il decano del College di Public Policy dell’Università del Texas a San Antonio, Rogelio Saenz, ha affermato come i tassi di natalità più bassi e la crescente economia messicana abbiano rallentato l’emigrazione. E a questo si deve aggiungere anche la creazione di più posti di lavoro per i messicani nel proprio territorio. Saenz ha continuato affermando che gli immigrati messicani non vanno più negli Stati Uniti per trovare posti di lavoro, ma per fuggire dalla violenza, sottolineando che la maggioranza di quelli in fuga “sono di gran lunga quelli con maggiori probabilità di essere naturalizzati cittadini degli Stati Uniti”.Ma aumentano i bambini illegaliNel 2016, secondo la commissione di Giustizia del Senato statunitense, è previsto un forte aumento dei bambini illegali verso gli Stati Uniti. Sempre secondo la commissione, attualmente solo nel 2016 sono più di 20mila i minori non  accompagnati che sono riusciti ad entrare nel Paese. Grassley, il presidente della commissione, si è detto preoccupato perché a suo dire questa tendenza è in forte crescita in quanto nessuno effettivamente tiene sotto controllo questi minori.Inoltre questi bambini saltano continuamente le udienze che li riguardano eludendo quindi i servizi che dovrebbero prendersene cura. E le procedure di espulsione di questi clandestini, secondo l’Alto funzionario per l’immigrazione Thomas Homan, potrebbero richiedere anni.Nonostante questo aumento, la commissione ha evidenziato come l’amministrazione Obama abbia effettivamente deportato solo 4680 degli oltre 127 mila minori fermati al confine dal 2014, cioè meno del 4%. L’amministrazione ha replicato che le procedure di controllo, comunque, sono svolte da terze parti e il governo ha poco o nessun controllo su questo.Messico-Stati Uniti: il confine più attraversato al mondoLungo 310 chilometri, il confine è caratterizzato da due parti geograficamente opposte. Una parte, chiamata “River Borderlands”, è caratterizzata dalla presenza del fiume Rio Grande, l’altra parte è invece chiamata “desert borderlans” e prosegue dopo il fiume fino ad una zona desertica. Il confine corre lungo quattro Stati statunitensi, da est a ovest: California, Arizona, Nuovo Messico e Texas.Alcune stime riferiscono come questo confine sia uno dei più attraversati al mondo: circa 250 milioni di persone l’anno. Giusto per fare un esempio: è come se tutti quelli che vivono in Brasile e in Spagna attraversassero ogni anno il confine.Il MuroIl muro al confine tra gli Stati Uniti e il Messico esiste già. Non nella totalità del confine (3140 chilometri) come vorrebbe Donald Trump, ma in poco meno di 1000 chilometri è presente. La costruzione della barriera, definita da molti “Muro della Vergogna”, è iniziata con l’amministrazione Clinton nell’ambito di quella che è stata definita “Operation Gatekeeper” in California, “Operation Hold-the-Line” in Texas e “Operation Safeguard” in Arizona per contrastare l’immigrazione illegalenegli Stati Uniti.Ma il muro non ha avuto gli effetti desiderati. Infatti non ha di certo scoraggiato i messicani o i sudamericani a provare ad entrare nel territorio statunitense. Giusto per fornire qualche dato: tra il 1° ottobre 2003 e il 30 aprile 2004, quindi in soli 8 mesi, oltre 660mila persone sono state arrestate dalla polizia di frontiera nel tentativo di attraversare il confine. E sempre nello stesso periodo dalle 43 alle 61 persone sono morte nel tentativo di raggiungere il territorio statunitense. Se vogliamo allargare il periodo preso in esame, i dati ufficiali parlano di 1954 persone morte al confine tra il 1998 e il 2004.Già nel 2005 il parlamentare Duncan Hunter propose di incrementare il muro fino a raggiungere 1123 chilometri. Dopo vari passaggi parlamentari, il via libera definitivo dal Senato arrivò nel settembre del 2006. Da segnalare che gli allora senatori Hillary Clinton e Barack Obama votarono a favore.La gestione della frontiera viene regolamentata dalla legge “Immigration Reform and Control Act”. Il muro è pattugliato è pattugliato da migliaia di agenti della polizia di frontiera ma solo 1/3 del confine è effettivamente coperto. Il Border Patrol concentra il controllo principalmente nelle grandi città come San Diego ed El Paso. Tuttavia chi prova ad attraversare il confine è invogliato a provare la via del deserto, dove il tasso di mortalità è elevato.I messicani, per cercare si scampare alla morte, si affidano spesso a due cose: i trafficanti di migranti detti “coyotes” e la tangente detta “mordida”. I trafficanti, però, spesso abbandonano i migranti in mezzo al deserto e dunque la tangente ai poliziotti messicani sembra ormai essere una prassi consolidata.No More Deaths: associazione per i migrantiLa No More Deaths (Non più morti) è un’associazione basata in Arizona, più precisamente a Phoenix e a Tucson. Il gruppo cerca di mettere fine alle morti dei migranti che attraversano il deserto vicino al confine tra Stati Uniti e Messico.L’organizzazione fornisce cibo, acqua e medicinali a chi prova ad attraversare il deserto e offre aiuto umanitario nei confronti di quelli che sono stati deportati dagli Stati Uniti.Nel luglio del 2005 due volontari dell’associazione (Daniel Strauss e Shanti Sellz) sono stati arrestati dalla polizia di frontiera mentre trasportavano tre migranti da Arivaca a Tucson per  fornirgli le cure mediche di cui avevano bisogno. I due sono stati accusati di cospirazione e traffico di migranti. In caso di condanna avrebbero passato 15 anni in prigione e avrebbero dovuto pagare una multa di 500mila dollari. L’associazione ha subito risposto con una campagna chiamata “L’aiuto  umanitario non è mai un crimine”, raccogliendo quasi 6mila firme. I due volontari furono poi assolti da tutte le accuse nel settembre del 2006. E il giudice, nelle motivazioni della sentenza, disse che stavano seguendo tutti i protocolli stabiliti in precedenza tra la polizia di frontiera e l’associazione No More Deaths.Il confine canadeseIl Canada è il Paese con cui gli Stati Uniti confinano a nord. Il confine, lungo quasi 8900 chilometri, tocca 13 Stati degli USA: Alaska, Michigan, Maine, Minnesota, Montana, New York, Washington, Nord Dakota, Ohio, Vermont, New Hampshire, Idaho e Pennsylvania.I residenti delle due nazioni che possiedono una proprietà adiacente al confine sono obbligati a segnalare la costruzione di qualsiasi valico di confine sulla loro terra ai loro rispettivi governi e, se necessario, verranno messe delle recinzioni o dei blocchi. Inoltre l’attraversamento del confine per queste persone non è così facile come può sembrare, infatti tutte le persone che attraversano la frontiera sono tenuti a segnalarlo alle rispettive agenzie di  immigrazione del proprio paese.Nelle aree più remote del confine tra USA e Canada, dove i valichi di frontiera con personale non sono disponibili perché sono zone disabitate o impraticabili a causa delle temperature, si trovano dei sensori nascosti sulle strade, in zone boschive vicino ai punti di attraversamento e sui numerosi sentieri e ferrovie.I numeri dell’immigrazione statunitenseI dati ufficiali parlano di oltre 41 milioni di cittadini stranieri residenti negli Stati Uniti su una popolazione totale di 316 milioni. Questo rende gli USA la prima nazione al mondo per numero di immigrati ospiti.La politica di immigrazioneAttualmente si può entrare negli Stati Uniti tramite un visto lavorativo, tramite la Green Card o tramite il programma senza visto che permette di restare sul suolo statunitense per non oltre 90 giorni.Negli Stati Uniti è valido il principio dello Ius Soli. Quindi la cittadinanza è automaticamente concessa ai figli degli immigrati, anche irregolari, che sono nati negli Stati Uniti. Questo porta, di conseguenza, la regolarizzazione anche dei propri familiari (genitori e fratelli e/o sorelle).La polizia di frontieraLo scopo della polizia di frontiera statunitense è controllare i confini e prevenire l’ingresso di migranti senza documenti o illegali, terroristi, traffici illegali di sostante, traffici illegali di persone e contrabbando.Quali strategie adotta la polizia di frontiera? Prendiamo il caso di El Paso, con quella che è stata chiamata “Operation Hold the Line”. Siamo quindi nel confine con il Messico. Qui gli agenti sono  schierati sul confine in modo da rilevare immediatamente ogni tentativo di intrusione illegale o magari scoraggiarne direttamente il tentativo.Nel confine nord, con il Canada, le cose sono diverse. Qui gli agenti che controllano il confine sono circa 2mila ma possono contare su nuove tecnologie per un’applicazione mirata all’obiettivo.  Nel novembre del 2005 la polizia di frontiera degli Stati Uniti ha pubblicato una strategia nazionale composta da 5 obiettivi:1) comprendere i terroristi, e il traffico di armi terroristiche, che entrano illegalmente negli Stati Uniti.2) scoraggiare gli ingressi illegali nel Paese attraverso un aumento delle forze3) rilevare, apprendere e scoraggiare i trafficanti di esseri umani, di droga e di contrabbando4) utilizzare la “tecnologia intelligente” per pattugliare meglio i confini5) ridurre il tasso di criminalità nelle comunità di confine, migliorando la qualità della vita.

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