Si sa come il tema dei migranti in Libia sia molto sentito, soprattutto perché sotto il profilo politico essi costituiscono un’arma molto importante. Nella parte occidentale del paese, il governo guidato da Fayez Al Sarraj fa dell’immigrazione uno strumento, come ai tempi di Gheddafi, per aumentare il proprio potere di contrattazione con l’Italia e con l’Europa. E adesso anche da est si muove qualcosa: in particolare, l’esecutivo con sede ad Al Beyda si dice disponibile ad accogliere i migranti provenienti da Tripoli.

Le aperture del governo della Cirenaica

Il conflitto che dallo scorso 4 aprile coinvolge la capitale libica, pone i migranti presenti nell’area tripolina in una posizione molto difficile: impossibile per loro trovare lavoro e condurre una vita integrata nel già fragile tessuto sociale locale, per di più gli stessi centri di accoglienza diventano a volte bersaglio delle parti in guerra. L’episodio in tal senso più importante, riguarda la tragedia del 3 luglio scorso quando nel quartiere di Tajoura un centro per migranti viene raggiunto da un bombardamento che causa decine di vittime. Da allora, il governo di Al Sarraj minaccia di svuotare tutti i centri di accoglienza e non occuparsi più della gestione dei migranti. Un modo anche per far pressioni sull’Italia, la quale teme in tal modo un vero e proprio esodo verso le proprie coste.

Ma ecco che nelle ultime ore arriva, proprio su questo versante, una risposta da parte dell’altro governo situato in Libia, ossia quello che fa base ad Al Beyda e guidato dal premier Al Thani. Un esecutivo non riconosciuto dalla comunità internazionale, ma che de facto governa su buona parte della Cirenaica e che funge da braccio politico del generale Khalifa Haftar. Così come riporta AgenziaNova, il portavoce del ministero degli esteri dell’esecutivo di Al Beyda, Omar Zarka, dichiara che il governo dell’est della Libia è pronto a farsi carico dei migranti presenti nell’area di Tripoli.

“Il ministro degli Esteri, Abdul Hadi al Hweij, ha chiesto in un memorandum alla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) – si legge in un nota diramata su Libya Akbar – di fornire i luoghi, i numeri e le nazionalità dei migranti nei centri di detenzione di Tripoli, per trasferirli in luoghi sicuri e fornire loro tutto ciò di cui hanno bisogno”. Quella del governo con base ad Al Beyda, che assieme ad Haftar vanta al resto della comunità internazionale il quasi totale azzeramento delle partenze di barconi dalla Cirenaica, vuole essere sia una proposta che una provocazione. L’intento è quello di dimostrare come, nell’est della Libia, le condizioni sono migliori e l’esecutivo riesce a tenere sotto controllo il territorio, oltre a mostrarsi più all’altezza nell’affrontare la spinosa questione dell’immigrazione. Un modo quindi per lanciare, all’interno ed all’esterno della Libia, importanti segnali in una fase del conflitto sempre più delicata.

Buccino: “Intesa ancora lontana”

Intanto nelle scorse ore arriva dalla Libia un’interessante intervista concessa dall’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino Grimaldi, a Lorenzo Cremonesi. Secondo il nostro rappresentante in Libia, un’intesa tra le parti appare ancora lontana: “La strada resta in salita per la Libia – afferma Buccino – La guerra continua e anche il recente colloquio a Bengasi tra il maresciallo Khalifa Haftar e l’ inviato dell’ Onu Ghassan Salamé lascia poche prospettive di accordo per il momento con il campo di Fayez Sarraj a Tripoli”. Questo perché, sempre secondo l’ambasciatore italiano, Haftar sarebbe restio a deporre le armi: “Noi comunque insistiamo per favorire la pacificazione del Paese – afferma ancor Buccino – con la convinzione che la via della forza non possa che causare danni gravissimi a tutti”.

Un passaggio il diplomatico lo dedica anche proprio alla questione legata all’immigrazione. Alla domanda su un possibile esodo di migranti verso l’Italia nel caso di crollo di Al Sarraj o di chiusura dei centri da parte del suo governo, Buccino sembra avere le idee chiare: “Non credo che quelli oggi in Libia possano partire in massa. Non ci sarebbero neppure gli scafisti a garantire le barche”. In poche parole, sotto il profilo umanitario la situazione non può che preoccupare anche il governo italiano ma, al tempo stesso, si ha la consapevolezza che i numeri da esodo sono ben lontani dalle prospettive reali.