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L’allarme migranti dalla Libia continua a preoccupare l’Italia. Oggi, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha incontrato alla Farnesina l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamè. E durante il vertice sulla crisi che sta coinvolgendo Tripoli e l’intero Paese nordafricano, si è tornato a parlare dei migranti. Tema che da sempre preoccupa il governo italiano e che è diventato fondamentale nei rapporti fra l’esecutivo giallo-verde e le fazioni libiche.

Fayez al-Sarraj non sembra essere in grado di mantenere il controllo della situazione. Ed è del tutto evidente che l’escalation militare iniziata con l’avanzata di Khalifa Haftar, se ha dimostrato come il generale non sia riuscito a prendere il controllo di Tripoli, ha comunque fatto capire che il governo riconosciuto dalla comunità internazionale non sia più capace di garantire uno standard di sicurezza adeguato. Né di essere garante degli accordi con Roma. Soprattutto sul fronte migranti.

Ma sulla questione migratoria, Salamè durante l’incontro con la stampa insieme al ministro Moavero ha fatto un discorso diverso. Conferma che in Libia esiste un problema legato alla possibilità che esploda il caos sul fronte migranti. L’inviato Onu ha detto che “sul territorio libico vivono 700mila cittadini non libici“. Il che fa capire senza ombra di dubbio che la crisi in Libia coinvolge anche un numero enorme di persone che di certo non hanno alcun interesse a rimanere in Libia.

Ma Salamè fa un discorso diverso, che limita la possibilità di una crisi migratoria. L’inviato Onu, infatti, ha detto che “non tutti vogliono partire e attraversare il Mediterraneo. Nemmeno la maggioranza lo vuole fare e non è nemmeno una minoranza a volerlo”. Ma non solo. Salamè ha anche rivolto una sorta di appello nei confronti degli europei (e quindi rivolgendosi direttamente al suo interlocutore italiano): “Non dovete ossessionarvi con i centri di detenzione, dove ci sono pochissime persone. Il flusso di persone che vengono dall’Africa occidentale si è quasi azzerato e dall’Africa orientale è sceso. Spero che gli europei non siano ossessionati dalla questione migranti”.

Insomma, se ci sono 700mila persone non libiche che (evidentemente) non vogliono rimanere nel Paese, per Salamè esiste un problema legato all’“ossessione” dei governi dell’Europa. Ossessione che però sembra caratterizzare eccome i pensieri del governo giallo-verde, tanto che lo stesso Moavero, che di certo non rappresenta l’ala più sovranista del governo italiano, non ha cambiato troppo il parere sulla minaccia rappresentata dal caos in Libia.

Il ministro degli Esteri, nonostante le parole di Salamè, ha parlato espressamente della forte preoccupazione legata all’aumento dei flussi migratori dalla Libia. Moavero ha parlato dei rischi legati alla recrudescenza del terrorismo sul territorio libico e ha anche rivolto un messaggio a tutta l’Unione europea, invocando un’azione congiunta dell’Ue. “C’è preoccupazione per quanto riguarda i flussi di profughi dalla Libia, elemento di importanza per l’Europa. Nei giorni scorsi ho scritto alla Commissione europea per chiedere che si tenga pronta ad un’azione e iniziativa europea in caso di flussi significativi”. Per Moavero “è una questione che va affrontata a livello europeo”.

Il titolare della Farnesina ha fatto riferimento in particolare al terzo paragrafo dell art. 78 dei trattati europei che “prevede che possano essere prese misure in aiuto di stati di destinazione di questi flussi anormali, qualora si dovessero verificare. Sono misure che nel 2015 furono applicate e portarono a redistribuzione nei Paesi europei, con alcuni che non vollero cooperare, ma c’è una sentenza della Corte europea che dice che invece sussiste quest’obbligo”. La minaccia esiste quindi, ma il pericolo non riguarda solo l’Italia, ma anche l’Europa.

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