Richiamando la procedura già attuata dalla Germania e volta a respingere dal territorio il maggior numero possibile di migranti economici, l’Unione europea ha proposto di offrire 2mila euro ai migranti stazionati nelle isole della Grecia che decideranno di rientrare nel proprio Paese d’origine. La mossa, stando a quanto affermato dai portavoce della proposta, garantirebbe in questo modo il maggior numero possibile di rimpatri tra i migranti economici, lasciando spazio solo a coloro che – in qualità di profughi – non avrebbero un posto in cui tornare. La commissaria europea per gli affari interni Ylva Johansson ha chiarito come la proposta sia valida soltanto per un mese – al fine di scongiurare ulteriori arrivi in cerca di liquidità – e come questa finestra temporale sia necessaria per sollevare dalla mole di lavoro gli operatori delle isole dell’Egeo e la popolazione greca della regione.

L’Unione europea continua a pagare

La delicata questione relativa alla crisi migratoria degli ultimi anni – a bilancio dell’Unione europea – è risultata essere un salasso sia per le istituzioni sia, di riflesso, per i Paesi aderenti. E l’ultima mossa che Bruxelles si è detta decisa a mettere in campo evidenzia ancora una volta come – pur di liberarsi dei profughi senza attuare respingimenti forzati – la linea sia quella di pagare. Prima la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, adesso direttamente i migranti che sono riusciti ad attraversare i confini. Ma per quanto tempo ancora l’Europa potrà dissipare le proprie risorse mentre accrescono le crisi interne alla Comunità?

Senza abbandonare la questione legata all’accoglienza e alla ripartizione dei rifugiati, la somma messa in campo dall’Europa – circa 100 milioni di euro – sarebbe sufficiente a garantirsi il favore di molti Paesi che, per elasticità finanziaria, si farebbero carico di nuovi ingressi nel proprio territorio. Allo stesso modo, si potrebbe garantire a coloro che dell’asilo ne hanno realmente diritto la possibilità di inserirsi all’interno della società e nel mondo del lavoro, particolare essenziale per portare a compimento l’integrazione sociale del soggetto migrante.

I fondi europei vengono dissipati?

L’esempio della Germania è un chiaro segnale di come questa procedura – sebbene efficace nel breve periodo – rischi di essere un’arma a doppio taglio col passare degli anni. Una volta rientrati in patria, infatti, molti migranti economici potrebbero decidere di ripartire per il viaggio, trovandosi nel giro di pochi mesi di nuovo sulla frontiera con la Grecia: con la garanzia che, se respinti, a mani vuote a casa non tornerebbero. Questa procedura – oltre a danneggiare i canali regolari che sarebbero più sicuri e tracciabili – si esaurisce quindi in un ulteriore fallimento delle politiche migratorie unitarie, molto spesso staccate completamente dalla realtà.

La sensazione ancora una volta è quella che i fondi che ogni Paese versa all’Unione europea per garantire le politiche comunitarie vengano dissipati quando potrebbero essere invece utilizzati in modo decisamente migliore. Ripartizione dei migranti, assistenza sanitaria e strutturale per la pandemia di Covid-19, respingimenti alla frontiera di chi non ha il titolo per essere considerato un rifugiato: tutte questioni per le quali dagli alti palazzi di Bruxelles non vengono quasi mai stanziate le risorse necessarie.

Senza apportare importanti cambiamenti soprattutto nel modus operandi, l’Unione europea rischia davvero di collassare di fronte alla nuova crisi migratoria che si è aperta sul fronte della Grecia. Alle prese già con i flussi migratori del Mediterraneo e – in modo minore – provenienti dall’instabile Sud America, l’Europa deve trovare il modo di ottimizzare i processi sia di accoglienza che di respingimento. E in questo scenario, lo sperpero di denaro pubblico è proprio un atteggiamento che andrebbe evitato, per non sottrarre risorse necessarie per lo svolgimento delle operazioni.

 

È un momento difficile
STIAMO INSIEME