Una giornata molto lunga, quella di ieri, per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, atteso a Budapest per un vertice bilaterale con il premier ungherese Viktor Orban. Prima di partire alla volta della capitale ungherese, Erdogan si è soffermato ad Ankara con i giornalisti per una conferenza stampa in cui ha parlato a tutto tondo su diversi argomenti. Prima ha parlato di Siria, denunciando la presenza delle forze filo curde a ridosso della fascia di sicurezza, poi ha attaccato anche la Uefa per le possibili sanzioni ai giocatori turchi che hanno fatto nei giorni scorsi i saluti militari. Infine, il decollo alla volta di Budapest.

“Senza sostegno Ue apriremo le frontiere”

E qui certamente le sue dichiarazioni erano ancora più attese: Erdogan infatti aveva in programma l’incontro con Orban, un vertice bilaterale che in Europa aveva fatto discutere parecchio. La presenza in Ungheria ha rappresentato per il presidente turco un ottimo pretesto per parlare di immigrazione. Il Paese magiaro è stato infatti tra quelli che ha più risentito della crisi della rotta balcanica tra il 2015 ed il 2016, relativa cioè al grande flusso migratorio proveniente dalla Turchia costituito da cittadini siriani che in migliaia risalivano verso il nord Europa. Da quel momento in poi la politica di Orban è stata orientata alla chiusura delle frontiere, sviluppando inoltre il cosiddetto “fronte del gruppo Visegrad” assieme ad altri paesi dell’Europa orientale.

Le rotte dei migranti per raggiungere l'Europa (Infografica di Alberto Bellotto)
Le rotte dei migranti per raggiungere l’Europa (Infografica di Alberto Bellotto)

Quale migliore palcoscenico dunque per Erdogan per rilanciare lo spettro di quella stagione migratoria, specialmente in un momento poi dove da Ankara non sono state poche le minacce piovute in tal senso sull’Europa. E così il presidente turco non ha perso l’occasione: “Noi continueremo ad accogliere e ad ospitare i nostri ospiti – ha dichiarato Erdogan – Ma fino ad un certo punto”. E ben si intuisce che oltre quel punto è situata la prospettiva dell’apertura delle frontiere. Il capo dello Stato turco lo ha messo poco dopo a chiare lettere: “Se il sostegno dell’Ue non dovesse funzionare – ha ancora affermato Erdogan – non avremo altra scelta che aprire le porte. Se le apriremo, è ovvio dove i migranti si indirizzeranno”. Nuove minacce dunque, ben esplicite e ben in linea con quanto già visto nei mesi scorsi in occasione della crisi con Bruxelles relativa ai giacimenti ciprioti e, nelle scorse settimane, durante l’azione militare turca nel nord della Siria.

In ballo i miliardi promessi dall’Ue

Quanto dichiarato da Erdogan a Budapest ha rappresentato, oltre che un avvertimento, anche la visione che il capo dello Stato turco ha della situazione migratoria: senza Ankara cioè, è impossibile contenere i flussi. Il “sultano” lo ha voluto sottolineare e rimarcare perché intende battere ancora cassa nei confronti dell’Europa. Per fermare i canali migratori della rotta balcanica, l’Ue su spinta soprattutto tedesca ha promesso nel 2016 tre miliardi di euro ogni anno per fare in modo che la Turchia potesse trattenere in Anatolia i profughi provenienti dalla Siria.

Secondo Erdogan non tutti i fondi sono arrivati e quelli già erogati non sarebbero sufficienti per ospitare i migranti. Dunque, adesso da Ankara si vuole alzare la posta in gioco anche in virtù delle prima citate crisi relative agli idrocarburi ciprioti ed alla situazione in Siria. La strategia del 2016 voluta soprattutto da Berlino, il cui quadro politico è stato scosso dall’arrivo di mezzo milione di profughi siriani, ha dato ad Erdogan il coltello dalla parte del manico. Ed oggi il coltello il presidente turco è tornato ad agitarlo vistosamente, puntandolo verso l’intera Europa.

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