In continuo aumento e con numeri sempre più allarmanti: sono i dati del fenomeno migratorio che, in questa prima parte del 2020, ha toccato cifre record in Italia. Sono 20.624 i migranti giunti fino ad ora sulle coste italiane attraverso i viaggi della speranza che hanno come base di partenza l’Africa. Metà di questi viaggi  hanno avuto come meta di arrivo Lampedusa, piccola isola siciliana della provincia di Agrigento che, più di tutti gli altri territori italiani, ha subìto gli effetti di un fenomeno sfuggito in qualche modo dal controllo del governo. Sbarchi continui che non hanno lasciato tregua agli abitanti ma nemmeno al locale centro di accoglienza che si è trovato ad accogliere un numero di ospiti in gran lunga superiore rispetto allo spazio disponibile. Su 195 posti a disposizione, l’hotspot di contrada Imbriacola  ha accolto stranieri in diverse centinaia arrivando anche, in alcune occasioni, a più di mille persone. Una situazione resa ancor più difficile dall’emergenza sanitaria caratterizzata dal coronavirus e dai casi di positività  che si sono diffusi a macchia d’olio tra gli stessi immigrati ammassati dentro l’hotspot. L’isola maggiore delle Pelagie è divenuta quindi il simbolo  in Italia degli effetti devastanti del fenomeno migratorio. Guardando oltre il Mediterraneo, a favorire ai migranti l’ingresso in Europa attraverso altre “porte” vi sono due arcipelaghi: le Canarie e le Mayotte.

Un’altra Lampedusa in Spagna: le Canarie

Le Canarie sono un arcipelago spagnolo che, per la sua posizione vicino il continente africano, rappresenta una porta d’ingresso in Europa ai paesi posti nell’area nord-occidentale dell’Africa: Senegal, Gambia e Mauritania. Non solo quella del Mediterraneo, ma anche quella atlantica rappresenta la rotta seguita dalle organizzazioni criminali che organizzano i viaggi della speranza di migliaia di disperati. Anche qui, si registrano numeri allarmanti che denotano il vertiginoso incremento degli arrivi rispetto agli anni precedenti. Il ministero dell’Interno spagnolo ha reso noto che in questa prima parte del 2020 v’è stato un aumento del 520% degli arrivi dei migranti sulle isole che formano l’arcipelago rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Libia e Marocco quindi non sono più le uniche basi di partenza dall’Africa ma, assieme a loro, anche Senegal, Gambia e Mauritania sono divenute dei punti strategici. Qui le organizzazione di criminali che gestiscono il traffico di migranti sta divenendo sempre più radicato. E, come accade per altre zone del continente africano in cui hanno inizio i viaggi della speranza che seguono la rotta del Mediterraneo, anche  in questo caso non mancano le morti durante le traversate in mare. L’Oim (L’Organizzazione  internazionale per le migrazioni), ha parlato di un numero di decessi di gran lunga superiore sia rispetto al 2019 che al 2018. Dal primo gennaio al 19 agosto di quest’anno, i migranti che hanno perso la vita sono stati 239.

Quell’insospettabile porta d’Europa nel cuore dell’Oceano Indiano

Non tutte le colonie tra gli anni ’60 e ’70 hanno optato per l’indipendenza. Ad esempio, quando l’arcipelago delle Comore nel 1974 ha voluto staccarsi da Parigi, la popolazione di due isole vicine ha preferito invece rimanere con la Francia. Grande Terre e Petit Terre hanno così costituito la regione d’oltremare francese delle Mayotte, che dunque amministrativamente fanno parte a tutti gli effetti del territorio della République. Questo piccolo arcipelago costituisce un pezzo di Francia e quindi d’Europa nel cuore del canale del Mozambico, a metà strada tra l’Africa e il Madagascar. Quando il fenomeno migratorio ha iniziato a prendere piede, questo dettaglio si è rivelato fondamentale per spiegare i flussi che interessano Mayotte. Chi approda qui arriva a tutti gli effetti in Europa. I porti di queste due isole sono diventati improvvisamente delle porte per il territorio comunitario, nonostante le migliaia di chilometri di distanza dal vecchio continente.

Dalle vicine Comore ogni anno arrivano in centinaia, così come dal Mozambico o dal Madagascar. Tutti sono attratti non tanto dalle condizioni di vita nell’arcipelago, quanto dalla possibilità di accedere in territorio francese, con tutti i vantaggi annessi. Perché anche se il continente è lontano, valgono anche qui le convenzioni, i trattati e le leggi applicate in tutti i Paesi dell’Ue. È possibile quindi far domanda d’asilo, trascorrere diversi mesi in attesa dell’esito e magari nel frattempo provare a prendere un volo interno per Parigi. Sono molto più complicate le espulsioni verso i Paesi di origine, circostanza quest’ultima che negli anni ha attratto un gran numero di migranti anche dal corno d’Africa. Se il Mediterraneo è etichettato come la tomba per molte persone che hanno provato a raggiungere Lampedusa, l’Oceano Indiano non è da meno: una stima delle autorità francesi ha calcolato almeno settemila morti tra i migranti nel periodo compreso tra il 1995 e il 2015. Negli anni successivi la situazione non è affatto migliorata, nel 2018 contro l’immigrazione clandestina la popolazione ha anche organizzato proteste durante una visita ufficiale del presidente Macron.

Le incognite per l’Europa

Quanto accade tra le Canarie e le Mayotte è la dimostrazione che il problema migratorio per l’Europa non riguarda soltanto il Mediterraneo. Le porte di accesso al vecchio continente si trovano non soltanto dinnanzi le nostre coste o quelle elleniche, ma anche a migliaia di chilometri di distanza dal mare nostrum. Una circostanza che dovrebbe imporre maggiori cautele nell’approccio ai delicati problemi che coinvolgono il fenomeno migratorio. Sottovalutare l’esistenza di altre Lampedusa tra l’Atlantico e l’Oceano Indiano, vorrebbe significare non avere una visione organica della situazione. L’Europa, un po’ per l’eredità storica di alcuni Paesi membri e un po’ per le contingenze venutesi a creare in diverse parti del continente africano, ha più punti vulnerabili sotto il profilo migratorio. E di questo non può non tenerne conto.

Come Spagna e Francia fronteggiano il problema

C’è poi un paradosso che coinvolge i Paesi direttamente toccati dalle rotte extra mediterranee. Quando si tratta di affrontare l’immigrazione nel mare nostrum, spesso sono emersi toni favorevoli all’accoglienza e a volte di critica all’Italia, specie durante l’era del braccio di ferro tra il Viminale e le Ong nel precedente governo. Al contrario, quando l’immigrazione è un fattore che riguarda territori lontani il contesto sembra variare. Se Emmanuel Macron infatti è stato spesso tra i fautori di politiche volte all’accoglienza in Europa dei migranti giunti in territorio italiano, nell’arcipelago di Mayotte il presidente francese ha mostrato una linea molto più dura. Addirittura anche il famigerato Ius Soli è stato ritoccato esclusivamente per la regione d’oltremare di Mayotte al fine di interrompere il flusso migratorio. Molte donne, come descritto da Insideover, dalle Comore andavano a partorire nelle Mayotte proprio per far nascere figli con cittadinanza francese. Adesso la situazione è cambiata e soltanto coloro che nascono da almeno un genitore presente nell’arcipelago regolarmente da tre mesi può essere francese.

La Spagna, dal canto suo, sta pensando anch’essa a regole più ferree per evitare un massiccio esodo di migranti verso le Canarie, sulla scia di quanto già stabilito per le enclavi di Ceuta e Melilla. In poche parole, l’accoglienza è spesso predicata solo per chi arriva in Italia tramite le rotte mediterranee. Lontani dai riflettori del continente la situazione cambia radicalmente.

 

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