Se si parla di violazioni di diritti umani, reali o presunte, prima di esprimere critiche ai sovranisti l’Unione europea dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza. Come riporta un’inchiesta pubblicata dal New York Times, infatti, con l’obiettivo di frenare i flussi di migranti dall’Africa verso l’Europa, l’Unione europea starebbe spendendo milioni di euro per progetti realizzati da persone costretti a lavorare con la forza.

Secondo la testata americana, Bruxelles ha investito circa 22 milioni di euro nel corso del 2019 in Eritrea, nella speranza di contribuire ad arginare la povertà e a migliorare le condizioni di vita nel Paese africano e frenare l’esodo di persone verso l’Europa. Il progetto finanziato dall’Ue riguarda la realizzazione di un collegamento viario. Fin qui, nulla di male: se c’è una così di cui ha bisogno l’Africa sono i collegamenti e le strade. Peccato che molti lavoratori siano stati “arruolati” con la forza sfruttati e l’Unione europea non abbia i mezzi per monitorare i lavori.

“Sistema schiavista”

Nonostante l’indignazione e le prese di posizione delle organizzazioni per i diritti umani, riporta il New York Times, l’Unione europea ha deciso di concedere ad Asmara un corposo contributo aggiuntivo, oltre ai 22 milioni di euro già stanziati, di 95 milioni di euro. Eppure, secondo le Nazioni Unite, il sistema con cui vengono arruolati i lavoratori eritrei nel realizzare i progetti finanziati dall’Ue “equivale alla schiavitù”. Le risorse provengono da fondo fiduciario dell’Unione europea da 4,6 miliardi di euro per l’Africa, un fondo speciale creato al culmine della crisi dei rifugiati nel 2015 per “affrontare le cause profonde della migrazione”. Complessivamente, 200 milioni di euro del fondo sono stati destinati all’Eritrea. La speranza è che il denaro aiuti a sollevare l’economia locale, a creare posti di lavoro, a consolidare l’accordo di pace con l’Etiopia raggiunto a metà del 2018.

Nonostante il grande consenso che ha accompagnato l’approvazione di questo grande piano per lo sviluppo del Continente africano, molti analisti cominciano a pensare – e non da oggi – che elargire questi contributi possa persino diventare controproducente. Anche perché, scrive il Nyt, il flusso di richiedenti asilo dall’Eritrea rimane costantemente elevato. Almeno 5.000 eritrei hanno cercato asilo in Europa ogni anno negli ultimi dieci anni. A differenza di altri Paesi africani, nell’80% dei casi, peraltro, gli eritrei sono considerati dei “rifugiati” a tutti gli effetti e le loro richieste di asilo vengono accolte.

Gli aiuti che non servono all’Africa

È evidente che questi aiuti concessi senza capo né coda, e senza controlli, finiscono spesso per non aiutare concretamente le popolazioni bisognose. Nel suo complesso, il continente africano riceve ogni anno circa 50 miliardi di dollari di assistenza internazionale (Unione europea compresa). Tuttavia, invece di migliorare drasticamente le condizioni di vita dei 600 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, queste risorse rendono i ricchi più ricchi, i poveri più poveri e ostacolano la crescita economica nella regione, oltre ad alimentare il circolo vizioso della corruzione. Il denaro non viene distribuito equamente tra la popolazione o utilizzato per promuovere la crescita e aiutare i poveri, ma viene invece impiegato per spese militari. Lo scriveva, già nel 2009, il Wall Street Journal.

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