SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

L’Unione europea è pronta a mettere sul piatto altri tre miliardi di euro per supportare la Turchia nell’accoglienza dei rifugiati siriani da qui al 2024. Ad annunciarlo, nelle scorse settimane, è stata la presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen, chiarendo che i fondi “proverranno interamente dal bilancio europeo” e che saranno usati per sostenere “l’aspetto economico-sociale dei rifugiati” e “la gestione del migranti al confine orientale”.

“La Turchia merita tutto il nostro sostegno”, aveva detto qualche giorno prima a Berlino in una conferenza stampa congiunta proprio con la presidente della Commissione Ue, la cancelliera tedesca Angela Merkel. “Sono assolutamente convinta – aveva sottolineato – dell’importanza dell’ulteriore sviluppo dell’accordo”. Si tratta della discussa intesa raggiunta dall’Ue con il governo di Recep Tayyip Erdogan nel 2016.

Un’intesa che secondo un’indiscrezione che circola negli ambienti europei, rilanciata nei giorni scorsi da Politico, ebbe tra i suoi principali sponsor proprio la cancelliera tedesca, che assieme al premier olandese, Mark Rutte, avrebbe offerto “arbitrariamente” e senza consultare gli altri leader europei sei miliardi di euro alla Turchia. Il doppio di quanto previsto inizialmente dalle trattative portate avanti dall’allora presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e dalla Commissione Ue.

Il resoconto delle trattative frenetiche di quei giorni viene fatto da Hugo Brady, attuale consulente del Centro internazionale per lo sviluppo delle politiche migratorie di Vienna (ICMPD) ed ex consigliere e speechwriter di Donald Tusk, in un lungo scritto pubblicato in inglese e in francese sul portale del Groupe d’études géopolitiques.

L’esperto racconta come la Turchia fosse in quel momento in una posizione di forza. “Una negoziazione – si legge nell’articolo – era necessaria. Ahmet Davutoglu, l’allora premier turco lo sapeva e aspettava le proposte della parte europea”. “I tecnocrati della Commissione”, come li chiama Brady, avevano preparato una bozza di accordo che prevedeva “che la Turchia ricevesse tre miliardi di euro” per occuparsi dei rifugiati siriani, oltre ad una serie di assicurazioni, tra cui “la ripresa dei negoziati per l’ingresso” della Turchia nell’Ue e “la facilitazione per l’accesso dei cittadini turchi nell’area Schengen”.

“Tusk – racconta ancora Brady – sapeva che era importante inviare il segnale che l’Europa non fosse totalmente disperata, altrimenti i turchi avrebbero calcato troppo la mano”. Questa, sempre secondo il resoconto dell’ex consigliere, sarebbe la ragione che spinse Tusk ad intraprendere un tour dei Balcani per chiedere agli Stati di sigillare le rotte percorse dai migranti. Il risultato del rafforzamento dei controlli alle frontiere fu un calo degli arrivi, “dai 70mila di gennaio 2016 ai 30mila di marzo”.

Nel frattempo, però, scrive ancora Brady, la cancelliera tedesca stava già pagando gli effetti negativi della “Willkommenskultur”, regalando consensi alla destra sovranista, soprattutto dopo i fatti della notte di Capodanno a Colonia e in altre città tedesche, dove decine di donne furono molestate e aggredite da quegli stessi rifugiati accolti in Germania l’estate precedente.

Un accordo con la Turchia, quindi, sempre secondo l’analisi dell’ex consigliere di Tusk, era di vitale importanza per interrompere del tutto i flussi e riportare consensi al governo tedesco. La Merkel, racconta Brady, “era spazientita con le istituzioni di Bruxelles”, considerate troppo “flaccide e cerebrali per portare a termine la trattativa”.

“All’ultimo minuto – scrive ancora l’ex collaboratore di Tusk – la cancelliera e il suo alleato Mark Rutte, il primo ministro olandese, hanno deciso di giocarsi il tutto per tutto”. “Alla vigilia di una riunione a Bruxelles per firmare un accordo praticamente pronto tra Europa e Turchia per prevenire le partenze dalle sponde turche, Rutte – si legge ancora nel resoconto – ha offerto unilateralmente a Davutoğlu il doppio dello stanziamento previsto (6 miliardi di euro), oltre ad un ulteriore scambio di profughi, che prevedeva che l’Europa avrebbe re insediato un siriano per ogni richiedente asilo rimandato in Turchia dalla Grecia”.

I turchi, secondo la ricostruzione, avrebbero subito accettato ben felici, mentre Tusk, “accecato e preoccupato da un precedente che avrebbe potuto ispirare altri a ricattare l’Ue, Tusk ha dovuto giocare al rialzo perché ormai l’offerta non poteva essere ritirata senza rischiare che saltasse l’accordo originario”. “Gli altri leader erano furiosi. – afferma ancora Brady – Merkel e Rutte avevano segretamente concesso condizioni migliori alla Turchia alle loro spalle”.

La versione dell’ex consigliere di Tusk, però, sarebbe stata contestata da alcuni funzionari coinvolti nelle negoziazioni. “Il grafico finanziario era stato lasciato alla Commissione”, assicura una fonte interpellata da Politico, respingendo l’idea di una trattativa ombra. L’analisi di Hugo Brady, però, sta facendo discutere a Bruxelles.

“Se quanto è emerso corrisponde al vero sarebbe molto grave ma non sarei affatto sorpreso. Purtroppo, questo non ci stupisce, non è un mistero che i governi di Germania e Olanda, allineati con la maggioranza che governa in Ue da anni, puntino ad arginare il fenomeno migratorio solo dove interessa loro, ovvero sulla rotta balcanica, abbandonando invece i Paesi, a cominciare dall’Italia, che devono gestire da soli l’emergenza nel Mediterraneo”, commenta Marco Campomenosi, capodelegazione della Lega al Parlamento Ue.

“Destinare al sultano Erdogan una pioggia di miliardi di euro, a cui presto la Von der Leyen ne farà seguire altri 3,5 – osserva ancora l’eurodeputato – non ha però contribuito a risolvere il problema, anzi ha aumentato la capacità del regime turco di tenere l’Europa in scacco e perennemente sotto ricatto” attraverso “un accordo sbagliato, costoso e controproducente come quello in vigore da anni con Ankara”.