La Spagna potrebbe avviarsi verso uno dei programmi di rimpatrio dei migranti più importanti degli ultimi anni: circa 600 tunisini infatti, potrebbero a breve lasciare l’enclave di Melilla e tornare in patria e questo grazie ad un partenariato stabilito tra l’ambasciata di Tunisi a Madrid e l’esecutivo spagnolo. Una cifra, quella riguardante i migranti che potrebbero tornare nel Paese nordafricano, che appare una delle più alte in termini di rimpatri. Raramente infatti più di 500 migranti sono stati oggetto di singoli accordi di rimpatrio tra i vari Paesi. Anche perché spesso sono proprio le mancate intese tra i governi coinvolti a far ritardare, oppure a rendere del tutto impossibili, i rimpatri. E sono proprio i rimpatri a costituire spesso i tasti dolenti in cui, anche nel recente passato, si sono infrante le politiche sull’immigrazione di numero governi in Europa. Cosa è accaduto dunque tra Spagna e Tunisia per rendere quasi operativo un accordo per un rimpatrio di massa?

Le intese tra Madrid e Tunisi

Come scritto su IlGiornale.it, il governo spagnolo si è mosso per via della necessità di svuotare il prima possibile il centro di accoglienza di Melilla. Qui sono ospitati almeno 1.600 migranti in uno spazio che non può far rispettare le distanze sociali previste dalle norme sul contenimento del coronavirus, per cui da Madrid è emersa l’intenzione di mandare via da questa enclave spagnola in territorio marocchino tutti gli ospiti presenti. Melilla infatti è, insieme a Ceuta, un vero e proprio avamposto del Paese iberico in nord Africa. Per questo la pressione migratoria qui è sempre stata molto forte: ogni anno migliaia di persone pressano lungo i confini per entrare, costringendo le autorità a blindare frontiere e valichi di accesso. Anche in condizioni normali, gli abitanti e le autorità di Ceuta e Melilla hanno non poche difficoltà ad affrontare la situazione. In queste settimane contrassegnate dall’emergenza Covid-19, la tensione è apparsa ogni giorno sempre più forte.

Dopo i primi trasferimenti verso la Spagna continentale, ecco che ad emergere è stata un’intesa che ha coinvolto l’ambasciata tunisina a Madrid e lo stesso esecutivo spagnolo guidato dal premier Sanchez. Ben 600 tunisini dovrebbero lasciare Melilla per far ritorno in patria. Si tratterebbe, se tutto dovesse andare in porto, di una delle operazioni di rimpatrio più importanti degli ultimi anni. Raramente, soprattutto nell’area mediterranea, è possibile assistere ad accordi del genere tra Paesi che ospitano migranti e Paesi di origine. Non tutti sono d’accordo sull’iniziativa di Madrid e Tunisi: nella stessa Spagna, così come in Tunisia, non sono mancate in questi giorni dichiarazioni di condanna contro questa operazione. Ed all’interno del centro di Melilla tra i migranti c’è chi per protesta si è anche cucito le labbra. Il progetto però dovrebbe andare avanti e la Spagna, già nei prossimi giorni, potrebbe rivendicare di aver portato a termine una delle più importanti operazioni di rimpatrio.

Superate le difficoltà sui rimpatri

E qui si ritorna dunque alla domanda precedente: cosa è cambiato tra Spagna e Tunisia? Il discorso riguardante i rimpatri è sempre tra i più delicati quando si parla di immigrazione. Fare accordi per permettere il rientro in patria di chi è precedentemente arrivato non è mai semplice. L’Italia ad esempio nel 2019 ha rimpatriato poco meno di 7.000 migranti, a fronte di 11.471 ingressi irregolari, dato quest’ultimo preso sempre con riferimento all’anno scorso. Nonostante il calo del numero dell’arrivo dei migranti del 2019, i rimpatriati sono comunque stati di meno rispetto alle persone approdate. Su base volontaria hanno lasciato il nostro Paese circa 600 persone, più o meno lo stesso numero dei migranti che la Spagna in una volta sola a breve rimanderà in Tunisia.

L’esperienza del governo iberico, sta però a dimostrare che, come detto in precedenza, fare accordi sui rimpatri è difficile. Ma nemmeno poi è così impossibile. Uno degli ostacoli all’attuazione di programmi del genere, è costituito dall’instabilità dei Paesi di origine o dall’impossibilità di attuare con determinati governi accordi su questo tema. La Tunisia tuttavia ha un governo, ha una sua stabilità politica e soprattutto non è un Paese in guerra. Quello che ha fatto la Spagna spinta dal coronavirus, potrebbe costituire un precedente importante anche per l’Italia: rendere cioè operativi gli accordi con Tunisi e rimpatriare chi non è in regola. Per il nostro Paese questo sarebbe un grande passo in avanti: buona parte di chi è arrivato irregolarmente in Italia proviene anche dalla Tunisia. E lo stesso principio è applicabile anche al Marocco, all’Egitto e ad altri Paesi che, pur tra mille limiti e difficoltà, all’interno non hanno condizioni tale da impedire del tutto i rimpatri. Gli accordi tra Italia e Tunisia in realtà ci sono, ma nella loro applicazione non di rado vengono disattesi: “Molti voli dei rimpatri dall’Italia spesso arrivano vuoti”, ha dichiarato all’Agi nel 2019 il deputato tunisino Oussama Sghaier.

L’esperienza ispano tunisina ha quindi dimostrato che se alla base c’è la volontà politica di attuare un determinato accordo, anche il tabù dei rimpatri potrebbe essere superato. Per il post emergenza questo dato non è affatto da trascurare.

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