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L’invasione russa dell’Ucraina sta provocando una delle più gravi emergenze umanitarie della storia contemporanea. Almeno 3 milioni di cittadini ucraini sono stati costretti ad abbandonare il proprio Paese per sfuggire alle bombe ed alle devastazioni provocate da Mosca e questi numeri, già drammatici, crescono di giorno in giorno. Il 90 per cento dei migranti è costituito da donne e bambini, dato che gli uomini di età compresa tra i 18 ed i 60 anni non possono lasciare il territorio nazionale perché suscettibili di coscrizione. Quasi 2 milioni di rifugiati su 3 hanno scelto di attraversare la frontiera con la Polonia piuttosto che quelle con Romania, Slovacchia, Moldova ed Ungheria ritenute più insicure oppure meno collegate al resto d’Europa. Una parte dei migranti, infatti, passa dalle nazioni confinanti per poi recarsi nei ricchi Paesi dell’Europa occidentale, meta finale del viaggio. Altri, invece, scelgono di rimanere nei pressi della frontiera ucraina, sperando di poter fare ritorno a casa il prima possibile. Il problema è che il numero dei rifugiati in terra polacca sta crescendo a dismisura, rischiando di compromettere la capacità di accoglienza messa in campo da amministrazioni locali ed organizzazioni non governative. Ecco cosa sta succedendo.

Una gigantesca organizzazione umanitaria

Il Presidente Andrzej Duda si è rivolto, come ricordato da Notes from Poland, “alla comunità internazionale affinché aiuti la Polonia” ad affrontare la crisi dei rifugiati. La richiesta fatta da Duda è stata formulata dopo che la città polacche avevano reso noto di aver raggiunto il limite delle persone che potevano aiutare ed avevano chiesto al governo di cooperare con la comunità internazionale. Nella capitale Varsavia, ad esempio, la popolazione è cresciuta del 17 per cento perché quasi 300mila rifugiati ucraini  vi hanno trovato riparo. Monika Beuth-Lutyk, portavoce del municipio, ha riferito che più di 200 treni ed 800 autobus sono arrivati a Varsavia dall’invasione russa e che sono stati dispiegati sul campo diecimila volontari. A Cracovia, dove si trovano 150mila ucraini, è praticamente impossibile trovare una camera d’albergo oppure un appartamento da affittare perché ogni spazio disponibile, inclusi i complessi sportivi ed i dormitori, è stato dedicato a chi ne ha più bisogno. Il consiglio cittadino ha erogato fondi per un totale di quasi 4 milioni di dollari, poco meno del 90 per cento del budget previsto per le emergenze. Cracovia si è trasformata in una gigantesca organizzazione umanitaria grazie alla mobilitazione di massa degli abitanti del posto ed è possibile che questi sforzi dovranno prolungarsi nel tempo. Gli esperti ritengono che la Polonia deve essere pronta a mesi, se non anni, di crisi.

Lo strano caso di Legge e Giustizia

Il Parlamento polacco dovrebbe approvare, nei prossimi giorni, un provvedimento destinato a fornire supporto agli ucraini. Il disegno di legge prevede che i rifugiati che arrivano in Polonia possono restarci per almeno 18 mesi, senza alcuna formalità e che avranno diritto, insieme alle persone che li ospitano, ad aiuti economici da parte dello Stato. Si tratta, però, di una goccia nel mare incapace di risolvere problemi strutturali che riguardano l’aspetto sanitario e scolastico. L’assenza di politiche di integrazione, come chiarito sul portale Open Democracy e la difficoltà legate alla lingua polacca costituiscono altri deficit strutturali complessi. Sullo sfondo, poi, c’è il governo populista di destra del partito Legge e Giustizia (Pis), che si trova in una posizione paradossale. Il movimento è stato duramente criticato, in passato, per la sua retorica sulla migrazione ed ha mostrato un atteggiamento molto duro in occasione della crisi, verificatasi alla fine del 2021, lungo la frontiera con la Bielorussia. La linea politica anti-migranti ha aiutato Legge e Giustizia ad ottenere consensi elettorali mentre i partiti di opposizione che si sono opposti a questa scuola di pensiero hanno visto i propri voti diminuire.

Una possibile spiegazione

Un sondaggio realizzato dallo European Council on Foreign Relations ha evidenziato come i cittadini polacchi siano i più disposti, all’interno dell’Unione Europea, ad ospitare i rifugiati ucraini. Si tratta di dati che trovano riscontro anche in altri contesti. Il Ministro dell’Interno polacco Mariusz Kaminski aveva dichiarato, all’inizio dell’invasione russa e come segnalato da UsNews, che si sarebbe fatto “tutto il possibile per fornire un rifugio sicuro a tutti coloro che ne hanno bisogno”. I polacchi sono abituati a vedere gli ucraini all’interno dei propri confini ed i legami culturali condivisi sono gli elementi che spiegano l’altruismo mostrato. Non è detto, però, che nel lungo periodo questo altruismo riuscirà a sopravvivere alla cruda realtà dei fatti.

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