Non c’è solo Lampedusa o Ceuta. Adesso la “fortezza Europa” viene assaltata anche a Nord. Nelle scorse settimane il governo lituano ha dovuto schierare decine di guardie di frontiera per pattugliare i 680 chilometri di foresta che dividono il Paese dalla Bielorussia. Setacciano il confine a piedi o in auto, cercando di intercettare i migranti che arrivano da Iraq, Siria, Iran, Turchia ed Egitto.

Lo scorso weekend l’esercito ha dovuto ampliare il centro migranti di Rukla, nel centro del Paese, per ospitare 350 persone. I dati aggiornati ad una settimana fa, citati dall’Associated Press, parlano di almeno 160 ingressi illegali. Numeri insignificanti rispetto a quelli che siamo abituati a vedere alle nostre latitudini, ma che a Vilnius preoccupano il governo, che è pronto anche a schierare l’esercito per fermare gli irregolari. Qui, infatti, come ricorda la Reuters, dal 2017 al 2020 non si sono contati più di 90 richiedenti asilo l’anno.

Ora però gli equilibri geopolitici sono cambiati. E il ministro dell’Interno, Agne Bilotaite, non esita a parlare di “guerra ibrida”. Il dito è puntato contro il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, che in risposta alle sanzioni imposte dall’Ue per il dirottamento del volo Ryanair diretto proprio in Lituania, che trasportava il giornalista e attivista legato all’opposizione, Roman Protasevich, aveva annunciato di voler allentare i controlli ai confini con l’area Schengen, lasciando campo libero all’immigrazione illegale e ai traffici. “Finora abbiamo fermato migranti e droga, ora farete da soli”, avrebbe detto il presidente rivolgendosi agli Stati dell’Ue.

Il ministro dell’Interno lituano, però, va oltre, sostenendo che il flusso sarebbe “ben organizzato”, con voli che partirebbero “da Baghdad e Istanbul” con direzione Minsk. Per fermare gli ingressi di clandestini ora Vilnius sta pensando a schierare anche l’esercito, mentre diversi deputati, in questi giorni hanno visitato il confine con la Bielorussia per denunciare la situazione, compresa la premier, Ingrida Simonyte. “Non si tratta di episodi di immigrazione illegale come quelli a cui assistiamo sugli altri confini dell’Unione europea”, ha detto parlando da Dubiciai, un minuscolo villaggio della contea di Kaniavos, a pochi chilometri dalla linea di confine con la Bielorussia. “Ci sono state minacce da parte del presidente Lukashenko – ha aggiunto, citata dalla Reuters – sul fatto che avrebbe inondato l’Ue di migranti e droga, ed eccoci qui, in un paio di settimane abbiamo registrato un rapido incremento delle persone che hanno tentato di oltrepassare il confine illegalmente”.

Tra il governo di Vilnius e quello di Minsk non corre buon sangue. Da anni la Lituania sostiene l’opposizione bielorussa, ospitando sul suo territorio decine di esuli, compresa Sviatlana Tsikhanouskaya, la principale sfidante di Lukashenko alle scorse elezioni, oltre ad una serie di organizzazioni non governative che si oppongono al presidente. La situazione si è aggravata dopo l’affaire Pratasevich, con l’espulsione reciproca di un certo numero di diplomatici e con le sanzioni imposte da Bruxelles.

Ora Lukashenko, accusa il governo lituano, si starebbe vendicando indirizzando decine di migranti al confine con l’Ue. Dagli uffici del presidente bielorusso, interpellati dalla Reuters sulla vicenda, non si va oltre il “no comment”, mentre la Commissione europea si limita ad annotare come quello che sta accadendo in Lituania metta in risalto il bisogno di un “sistema per gestire le migrazioni e l’asilo” visto che i flussi possono interessare “qualsiasi confine esterno dell’Ue”. In attesa di una “risposta strutturale”, da Bruxelles offrono supporto operativo al governo di Vilnius attraverso le agenzie comunitarie per contrastare una “guerra ibrida” che è destinata a continuare.

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