Il terzo luogo di culto musulmano più grande al mondo in una città che, negli ultimi decenni, è stata al centro di tutte le stagioni politiche e culturali che hanno mosso il mondo arabo: dalla guerra d’indipendenza dalla madrepatria francese al panarabismo, dalle prime elezioni multipartitiche all’avanzata islamista e la successiva cruenta guerra civile in cui il mondo ha conosciuto l’orrore jihadista. Il riferimento è ovviamente ad Algeri, capitale di uno dei paesi simbolo del Maghreb e spesso emblematici per capire cosa bolle all’interno delle società arabe ed africane; alla vigilia di delicate elezioni parlamentari, ad Algeri il governo annuncia il prossimo completamento della più grande moschea al mondo, dopo le due di La Mecca e Medina. Un minareto di 270 metri, il più alto di sempre, un’area enorme con ben 120.000 posti di preghiera all’interno del luogo di culto che è destinato a diventare simbolo dell’intera Algeria: questi sono soltanto alcuni dei dati più importanti. Un luogo di culto destinato a far discutereNelle intenzioni del governo algerino, la moschea che entro l’anno sarà aperta è dedicata all’indipendenza del paese: “Non esisteva un’opera religiosa che ricordasse la nostra libertà dalla Francia” ha affermato nei giorni scorsi Mohamed Isa, Ministro degli affari religiosi algerino, motivando gli sforzi del governo nel completare l’opera faraonica. La moschea è già entrata nel dibattito politico, in vista delle legislative: da un lato, i sostenitori del presidente Bouteflika e del suo Partito del Fronte di Liberazione Nazionale, che vedono in questo luogo di culto il simbolo dell’operato del governo a favore della costruzione di grandi opere nella capitale e nel paese, dall’altro invece l’opposizione che per vari motivi invece critica l’esborso da quasi tre miliardi di Dollari. Vi è l’opposizione laica, che contesta per l’appunto una cifra così elevata in un momento in cui, a causa dell’andamento del prezzo del petrolio, l’economia stenta ed i bilanci non sempre riescono a chiudersi.Ma vi è anche l’opposizione islamista, che considera la moschea non come un luogo di culto ma come una ‘corona del presidente’, un’opera quindi destinata a far propaganda al governo in carica; una moschea del genere ad Algeri però, non può che suscitare in ogni caso interesse: in tanti, hanno osservato che la costruzione dell’imponente monumento destinato al culto in un paese dove il ricordo dell’islamismo più radicale è ancora più che mai vivo, potrebbe essere sia una contraddizione di un governo laico, quale quello di Boutlefika, sia un pericolo per la radicalizzazione di una parte della società che a maggio voterà i partiti islamisti e che è richiamata dalle sirene estremiste. Dal governo, fanno sapere invece che la moschea, nelle intenzioni dell’esecutivo, è stata progettata per essere sì un luogo di culto, ma anche di cultura: non a caso, negli immensi spazi interni, sono previste anche due grandi biblioteche ed una scuola in grado di ospitare 300 alunni.Una moschea ‘made in China’Corona del presidente o futuro monumento simbolo di Algeri, sarà la storia a posizionare nell’ideale collettivo la moschea; di certo però, a prescindere da tutto, è da sottolineare che a costruire quest’opera sono aziende cinesi, con operai provenienti direttamente dalla terra del dragone che lavorano giorno e notte per portare a termine i lavori iniziati oramai quattro anni fa e che, tra problemi in fase esecutiva e lievitazione dei costi, a volte hanno subito importanti stop. Un fatto questo, non certo secondario: la Cina sta investendo molto in Africa, ma nel Maghreb ancora non aveva avuto occasione di rendere stabilmente operative le sue aziende. L’Algeria, dagli anni 2000 in poi, è uno dei paesi africani che più ha investito nella costruzione di infrastrutture ed ha aperto, approfittando anche della sua stabilità politica, ad investimenti cinesi che stanno portando a termine diverse opere.Recentemente, proprio ad Algeri è stato aperto il nuovo Teatro dell’Opera, così come è stata prolungata la nuova rete metropolitana fino all’aeroporto della capitale ed è pronto ad essere ultimato anche il progetto del museo dell’Africa; in tutte queste opere, che testimoniano la volontà politica del governo di rendere più competitivo il comparto infrastrutturale del paese, c’è lo zampino della Cina e delle sue imprese. Anche nel resto dell’Algeria non mancano altre opere con il sigillo del dragone: dal 2000 al 2014, sono stati impiantati 13.000 km di nuove strade e 3.000 km di nuove ferrovie, mentre è ancora in fase di realizzazione la nuova dorsale viaria est – ovest che attraverserà tutto il paese. Ma intanto, a spiccare è soprattutto la nuova moschea: edificio imponente che certamente non mancherà di diventare riferimento per il mondo arabo, i 270 metri di minareto si vedranno in tutta Algeri e non mancheranno, di certo, di far sentire la loro imponenza anche nel resto del paese e del nord Africa.