L’eroe di Atene, Teseo, dà il nome ad un famoso esercizio mentale. La nave con cui raggiunse Creta per uccidere il Minotauro e porre fine al sacrificio, da compiere ogni sette anni, dei sette giovani più coraggiosi e delle sette fanciulle più belle di Atene era preservata in un museo della sua città natale. Col passare del tempo, il legno deteriorato veniva man mano sostituito per mantenere il vascello in grado di navigare. Dopo essere stato rinnovato in ogni sua parte poteva ancora considerarsi la stessa nave? Certamente le due imbarcazioni, l’originale e la versione restaurata, non erano identiche ma – anche se, miracolosamente, la nave originale fosse stata preservata nella sua integrità – non sarebbe stata comunque la stessa su cui Teseo aveva navigato. Ed è questa l’essenza ambivalente della storia, come sottolineato da Eraclito: “Non possiamo bagnarci due volte nelle stesse acque di un fiume. Noi stessi non siamo la stessa persona” perché “tutto scorre”, panta rei. Inserita nel tempo, che è la misura del mutamento, l’identità resta sfuggente.

Infografica di Alberto Bellotto

L’Europa di domani sarà ancora l’Europa? La politica europea si pone questa domanda con una certa ossessione dal 2015, quando 1,256 milioni di persone – per lo più rifugiati da Siria, Iraq e Afghanistan, ma anche circa 300mila africani – hanno raggiunto il continente via mare e via terra. Tuttavia, l’afflusso del 2015 parrà ben poca cosa rispetto ai continui flussi migratori che, inevitabilmente, si verificheranno dall’Africa non appena questa avrà raggiunto un livello di prosperità appena superiore alla sussistenza. Dato che nell’equazione ci sono troppe incognite, è impossibile prevedere con esattezza la tempistica e la dimensione del fenomeno. Ma i precedenti storici fanno pensare a numeri estremamente significativi. Per esempio, se l’Africa seguisse le orme dell’emigrazione messicana negli Stati Uniti tra il 1975 e il 2014 (con l’avvento di Donald Trump l’immigrazione netta dal Messico verso gli Stati Uniti è diminuita), la popolazione europea includerebbe verso la metà di questo secolo circa 150 milioni di africani-europei – contando gli immigrati e i loro figli – contro solo nove milioni di oggi.

La futura immigrazione di massa dall’Africa sarà il frutto di due ordini di cause connesse tra loro. Il primo riguarda l’esplosione demografica senza precedenti nella regione a sud del Sahara e la conseguente prevalenza di popolazione giovane che contribuirà ad esacerbare le tensioni intergenerazionali in una parte del mondo dove il “privilegio di anzianità” – ovvero il premio in termini di prestigio e potere accordato, ipso facto, agli anziani, in particolare agli uomini – è uno dei principi fondamentali su cui si basa il sistema sociale. Il secondo riguarda invece il crescente fenomeno di emigrazione fuori dall’Africa dei giovani delusi non appena ottenuti i mezzi per cercare fortuna altrove, in modo da sfuggire alla gerontocrazia e alle scarse prospettive di vita.

Marco Gualazzini, Africa, Ciad, 2018

La crescita demografica africana ricorda la martingala, una strategia di scommesse che consiste nel raddoppiare continuamente la posta. Dagli anni Trenta, quando il continente contava circa 150 milioni di abitanti, la popolazione è passata a 300 milioni nel 1960, a 600 milioni nel 1990, dopo la fine della Guerra fredda. Oggi l’Africa ha 1,3 miliardi di abitanti. La proiezione mediana per il 2050 – con scarso margine di incertezza dato che i genitori dei futuri nascituri sono già tra noi – indica una popolazione di 2,4 miliardi. Sull’altra sponda del Mediterraneo, l’Unione europea conta 510 milioni di abitanti e se ne prevedono 480 milioni per il 2050. Ci saranno dunque cinque africani – di cui due minori – per ogni 50enne europeo.

La giovane età della popolazione africana è un aspetto cruciale della sfida migratoria. Il 40% degli abitanti del continente ha un’età inferiore a 15 anni. In Italia i giovani sotto i 15 anni rappresentano il 13,6%. L’urbanizzazione iper rapida contribuisce ulteriormente alla struttura giovanile della popolazione in Africa poiché, in misura preponderante, sono i giovani a lasciare il loro villaggio per la città, protagonisti dell'”esodo rurale”. Mentre a Londra, Parigi e Berlino i giovani sotto i 15 anni rappresentano, rispettivamente, il 18, il 16 e il 13,5% della popolazione, a Lagos, che con oltre 21 milioni di abitanti è la più popolosa delle megalopoli africane, essi rappresentano più del 60%. Questa sproporzione tra la fascia giovane e quella anziana della popolazione è la causa principale del fenomeno dello sradicamento di massa. In assenza della guida e del modello di comportamento fornito dagli anziani, i “giovani Africani” – quasi un pleonasmo – evadono il sistema di valori tradizionale grazie alla parabola o a Internet. Il loro “altrove” inizia ben prima della loro effettiva decisione di partire: una città vicina, una capitale nazionale o regionale in un Paese confinante più ricco, e poi, ove possibile, l’Europa, l’America, la Cina o la Penisola araba.

Marco Gualazzini, Africa, Ciad, 2018

Per il momento sette migranti africani su dieci rimangono nel loro continente e si trasferiscono dal loro Paese d’origine verso una nazione più prospera. Trent’anni fa, nove su dieci restavano in Africa. E mentre l’emigrazione fuori dal continente continua ad aumentare, la popolazione dell’Africa passerà da 1,3 a 2,4 miliardi nei prossimi trent’anni. In Togo un adulto su tre ha inoltrato domanda per un permesso di residenza tramite il sistema di “lotteria” offerto dal governo Usa. E questo nonostante la “lotteria dei visti” preveda solo 50mila “green cards” per anno a livello mondiale per “candidati di comunità sotto-rappresentate” provenienti da Paesi con con bassi tassi di immigrazione verso gli Stati Uniti. Nel vicino Ghana ha fatto domanda per questo programma il 6% della popolazione in un solo anno (2015), sorpassato da Liberia (8%), Sierra Leone (8%) e Congo (10%). Come ripetutamente confermato da sondaggi condotti in tutto il continente, il 40% degli africani tra i 15 e i 24 anni dichiarano che, se avessero i mezzi, lascerebbero il continente.

Nonostante la leggenda diffuso in Europa, non sono “i più poveri tra i poveri” a fuggire dall'”inferno” africano per raggiungere il “paradiso” europeo.

Si tratta in realtà della classe media emergente. A seconda del punto di partenza a sud del Sahara, ci vogliono circa 3mila dollari Usa per partire, ossia più del reddito annuo pro capite nella maggior parte degli Stati africani. Oggi almeno 150 milioni di consumatori africani hanno un reddito disponibile giornaliero compreso tra i cinque e i venti dollari. Altri 200 milioni dispongono di un reddito per diem da due a cinque dollari. Dalle proiezioni ci si aspetta che la classe media africana quadruplichi nel corso dei prossimi vent’anni. In altre parole: se, come si spera, l’Africa supererà il livello minimo di prosperità, l’ottimistico leitmotiv di “Africa Rising” diventerà una realtà per l’Europa.

Marco Gualazzini, Africa, Uganda, Distretto di Arua, 2018

I cambiamenti demografici avvengono troppo lentamente per essere avvertiti prima che raggiungano quel punto di inflessione che li rende di un’ovvietà accecante. Di fatto, “l’africanizzazione dell’Europa” è in corso già da tempo. Negli anni Venti in Francia, all’epoca il maggior polo coloniale nel continente, vivevano solo 3.500 immigrati subsahariani: erano passati a 15mila negli anni Cinquanta e a 65mila negli anni Settanta. Oggi in Francia vivono 1,5 milioni di immigrati subsahariani, oltre a una popolazione nordafricana tre volte superiore. Nel complesso, quasi il 10% della popolazione francese è costituito da immigrati africani di prima o seconda generazione.

La Francia è ancora la Francia? Benché la migrazione sia frutto della necessità, rappresenta anche un’opportunità per reinventarsi. Tutto dipende da come questo processo di trasformazione sarà effettivamente gestito, tanto dai migranti quanto dai Paesi ospitanti. Se gli africani vengono in Europa per vivere da europei e non come “comunità in diaspora”, e se gli europei li accolgono come concittadini e non come “foraggio per i fondi pensione” o come “miserabile rifiuto di altre coste piene di gente”, allora la nave di Teseo navigherà in acque tranquille: l’Africa resterà in Africa, e l’Europa sarà ancora l’Europa.

Fotografia di apertura di Marco Gualazzini, Africa, Somalia, Mogadiscio, 2015

Articolo di Stephen W. Smith