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Nel solo anno in corso e nonostante la pandemia di coronavirus abbia di fatto complicato le possibilità di spostamento anche ai flussi irregolari di migranti sono già state oltre 500 le persone che, clandestinamente, hanno attraversato a bordo di traghetti improvvisati il canale della Manica. E in un periodo particolarmente segnato dalla crisi sociale, economica e sanitaria come quello odierno queste cifre – sebbene possano apparire contenute se abituati a quelle del nostro Paese – non sono assolutamente passate inosservate a Londra, decisa sempre di più a limitare i flussi migratori irregolari. In uno scenario che, questa volta, potrebbe portare ad una decisione che sicuramente lascerà da discutere, ma potrebbe divenire una prima e importante pietra miliare per quanto riguarda le condanne giudiziarie inflitte a chi come mestiere ha scelto quello di trafficante di uomini.

Ergastolo agli scafisti, il pugno duro della Patel

Come evidenziato dal Times, il ministero dell’interno britannico, la dottoressa Priti Patel, ha avanzato la proposta di estendere la pena detentiva da un massimo di tre anni all’ergastolo a coloro che vengono ritenuti colpevoli di operare nei flussi migratori irregolari. Una decisione dura, resa però obbligata dal forte aumento del fenomeno migratorio del canale della Manica, che in questo inizio del 2021 ha già segnato quasi il doppio dei casi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E, soprattutto, una presa di posizione netta nei confronti dell’immigrazione clandestina, cavallo di battaglia alla scorsa tornata elettorale dei conservatori guidati dall’attuale primo ministro Boris Johnson.

A essere identificati come primario bersaglio della misura sarebbero infatti gli scafisti, ossia coloro incaricati di effettuare il trasbordo dalle spiagge francesi alle coste della Gran Bretagna. I quali, a questo punto, potrebbero pagare a caro prezzo le loro operazioni, in uno scenario che, secondo le speranze del governo del Regno Unito, dovrebbe in questo modo dissuadere i trafficanti di uomini a compiere la traversata verso le coste britanniche.

Lo scafista diventa un assassino

Il cambio di passo voluto dal ministero dell’interno britannico è un chiaro messaggio che sta a significare come l’immagine stessa dello scafista venga paragonata a quello di potenziale assassino. E questo non soltanto in virtù della pericolosità di un trasbordo su imbarcazioni spesso improvvisate nel difficile canale della Manica, ma anche nella misura in cui le stesse “speranze” vendute ai migranti siano l’esatto opposto della realtà di fronte alla quale essi si troveranno al momento del loro arrivo.

Tra i passeggeri principali della tratta clandestina, infatti, ci sarebbero soprattutto iraniani, eritrei ed iracheni, con una minoranza di essi composta anche da persone di origine albanesi. Tutte personalità che, in virtù delle problematiche che attanagliano i loro luoghi di origini, sono considerate particolarmente fragili e in questo modo raggirabili da parte dei trafficanti di uomini, in grado di convincerli nel pericoloso attraversamento del canale che separa l’Europa continentale alla Gran Bretagna.

Con questo cambiamento nella visione stessa dello scafista, dunque, le aspettative del governo di Londra sono molto alte e spaziano tra il tentativo di disincentivare le partenze sino ad arrivare a quello di bloccare a tempo indeterminato l’operatività dei criminali di frontiera. E una delle condizioni che realisticamente renderà possibile questo cambiamento c’è sicuramente da considerare la Brexit, che ha svincolato de facto Londra dagli accordi migratori comunitari che non hanno mai realmente condannato in modo netto i trafficanti di uomini. In uno scenario che, di conseguenza, potrebbe rendere Londra la vera avanguardia nella lotta al traffico di uomini, battendo la strada di quella che sarà la condotta da tenere nei confronti degli scafisti nei prossimi anni.

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