La Danimarca ha varato una nuova e molto più stringente norma sull’immigrazione. La legge, presentata nei giorni scorsi, ha ricevuto questo giovedì il via libera ufficiale dal parlamento grazie ad una maggioranza trasversale. A votarla infatti sono stati sia alcuni partiti di centrosinistra al governo che quelli di centrodestra all’opposizione. La nuova norma potrebbe rappresentare un importante precedente in ambito europeo. Essa infatti prevede che l’esame della domanda di asilo dei migranti venga presentata in un Paese terzo e non in territorio danese. Non solo: in caso di accettazione della domanda, il migrante dovrà ottenere rifugio sempre nel Paese terzo. In tal modo il governo di Copenaghen ha di fatto sbarrato i confini a qualsiasi migrante: “L’obiettivo è scoraggiare l’immigrazione fino ad azzerare il numero dei rifugiati”, ha tagliato corto in una dichiarazione rilasciata alla stampa locale il deputato della maggioranza Rasmus Stoklund.

Cosa prevede la nuova legge sull’immigrazione in Danimarca

Il Paese scandinavo sotto il profilo politico ha un’importante particolarità: il governo è retto sì da una coalizione di centrosinistra, ma il primo ministro, Mette Frederiksen, ha sempre premuto per una più rigida politica migratoria. Lei, eletta nel 2019 tra le file del Partito Socialdemocratico, ha subito lavorato per arrivare al suo obiettivo, promesso in campagna elettorale. Il resto d’Europa ha guardato alle mosse del suo esecutivo in virtù di quell’apparente contraddizione: essere cioè di sinistra, ma catturare i voti di chi vuole maggiori controlli ai confini. Dal canto suo, a chi gli ha fatto notare di tenere posizioni “sovraniste” nonostante fosse leader di una formazione socialdemocratica, Mette Frederiksen ha risposto richiamando alle necessità delle classi sociali più povere: “Per me – ha scritto in una biografia poco prima della campagna elettorale del 2019 – sta diventando sempre più chiaro che il prezzo della globalizzazione non regolamentata, l’immigrazione di massa e la libera circolazione del lavoro sono pagati dalle classi inferiori”.

A distanza di due anni dall’insediamento, il governo danese ha adesso messo nero su bianco la legge che sintetizza la posizione di Copenaghen sull’immigrazione. In particolare, è stato stabilito che le domande di asilo siano esaminate all’esterno del territorio danese. Nessun migrante cioè deve entrare in Danimarca e chiedere di essere integrato quale rifugiato. Al contrario, tutte le domande da ora in poi devono essere depositate in appositi centri costruiti in un Paese terzo. Inoltre, in caso di esito positivo della richiesta di accoglienza, il migrante deve rimanere nel Paese in questione. La legge non dovrebbe avere effetti pratici nell’immediato. Occorre infatti stabilire dove costruire i centri per le domande e dove i migranti possono essere accolti. Sul quotidiano Jyllands Posten sono stati riportati colloqui tenuti dal governo danese con la Tunisia, l’Etiopia, l’Egitto e il Ruanda. Eventuali accordi però in futuro devono essere ratificati dal parlamento e i tempi inevitabilmente sono destinati ad allungarsi.

Un precedente per l’Europa

L’approvazione della nuova legge da parte del parlamento di Copenaghen ha già portato a delle reazioni stizzite in ambito internazionale: “Ricollocare la procedura di asilo e la protezione dei rifugiati in un altro Paese al di fuori dell’Europa – ha dichiarato in una nota Henrik Nordentoft, rappresentante Unhcr per l’Europa settentrionale – non è una soluzione responsabile e sostenibile”. Secondo l’Agenzia Onu per i rifugiati, l’iniziativa legislativa danese viola i principi di cooperazione internazionale sui rifugiati. Una posizione sostenuta anche dalla Commissione europea: “Condividiamo la preoccupazione espressa dall’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati – ha dichiarato Adalbert Jahnz, portavoce dell’organo esecutivo comunitario – sia sulla compatibilità di questi testi con gli obblighi internazionali della Danimarca, sia sul rischio di minare le fondamenta del sistema internazionale di protezione dei profughi”.

In quest’ultima dichiarazione è ben evidente il maggior timore dell’Europa in relazione alla nuova legge danese, ossia un effetto domino capace di contagiare l’intero Vecchio Continente. La Danimarca è infatti il primo Paese ad approvare una norma del genere, capace di mettere in discussione il principio dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Agli occhi della commissione europea a preoccupare maggiormente è la seconda parte della norma, quella in cui è prevista l’impossibilità di entrare in Danimarca per il migrante anche in caso di riconoscimento del diritto di asilo. Questo passaggio potrebbe rappresentare una vera novità in ambito comunitario e internazionale. Copenaghen infatti in tal modo non si è voluta limitare ad un’operazione di “filtraggio” pre ingresso, in parte prevista dal nuovo Patto presentato a settembre da Ursula Von Der Leyen, ma ha di fatto precluso ai migranti la possibilità di varcare i confini in modo assoluto. Dopo la Danimarca, molti altri Paesi potrebbero seguire lo stesso esempio, a partire da quelli appartenenti al cosiddetto “patto di Visegrad”, da sempre favorevoli a rigide politiche migratorie.

La legge votata dal parlamento danese ha prodotto strascichi politici anche in Italia. Dal Partito Democratico è stato addirittura evocato l’intervento del Partito Socialista Europeo: “Penso che il governo italiano a livello europeo e anche il Pes-Pse e il Pd dovrebbero farsi sentire sul tema posto dall’esecutivo danese sulla questione migratoria – ha scritto su Twitter il deputato dem Filippo Sensi – Non funziona così tra partner e alleati”. Matteo Salvini ha invece elogiato l’azione del governo di Mette Frederiksen: “Richiedenti asilo fuori dal territorio nazionale – ha scritto il leader della Lega – bene ha fatto la Danimarca, governata dalla sinistra, che ha approvato una legge per aprire centri di accoglienza in Paesi terzi. Dopo i respingimenti spagnoli e le frontiere chiuse della Francia, un altro governo europeo ci dà lezioni. Invitiamo il Viminale a prendere nota”.