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Migrazioni

La confessione della Merkel a Trump: “Pentita dell’arrivo dei rifugiati”

Il Washington Post ha pubblicato nell’ultima settimana le trascrizioni di alcune conversazioni telefoniche tenute dal presidente Donald Trump con il primo ministro australiano, Turnbull, e con il presidente messicano, Enrique Peña Nieto. Conversazioni che hanno scatenato un altro scandalo a...

Il Washington Post ha pubblicato nell’ultima settimana le trascrizioni di alcune conversazioni telefoniche tenute dal presidente Donald Trump con il primo ministro australiano, Turnbull, e con il presidente messicano, Enrique Peña Nieto. Conversazioni che hanno scatenato un altro scandalo a Washington, per il pericolo insito nella facilità con cui tali dichiarazioni possano essere giunte a un quotidiano ed essere pubblicate. Un dato che mette a nudo tutte le falle della sicurezza interna della presidenza statunitense, ma anche le difficoltà per Trump di controllare le fughe d notizie di quelli che all’interno degli stessi uffici presidenziali tramano per colpire la figura del presidente. In tempi di guerra intestine fra Presidenza e Stato profondo, avviene anche questo: che la sicurezza nazionale o la credibilità internazionale di un presidente vengano messa a rischio soltanto per giochi politici dai lati oscuri.

Al netto delle problematiche riguardanti la fuga di notizie della Casa Bianca – non a caso pubblicate da un giornale rivale del presidente quale appunto il Washington Post -, quello che interessa è il contenuto delle conversazioni telefoniche, in particolare quella con Turnbull del 28 gennaio 2017. In questa telefonata, riportata integralmente anche dal Guardian, il tema centrale è la questione migratoria. Trump parla con Turnbull dei problemi dell’arrivo di migliaia di stranieri sul suolo americano, e si confronta anche duramente con il primo ministro australiano per la questione inerente l’arrivo di un migliaio di rifugiati asiatici dall’Australia agli Stati Uniti nell’ambito di un accordo concluso dall’allora presidente Obama. Un tema scottante per Trump, soprattutto considerando il fatto che, era appena arrivato alla Casa Bianca dopo una campagna elettorale incentrata sul blocco dell’immigrazione illegale e sul cosiddetto “muslim ban”. Il presidente statunitense si dimostra deciso nel rifiutare di rispettare l’accordo e dice una frase che scopre tutta l’ipocrisia della politica migratoria occidentale, e in particolare quella di Angela Merkel. Un’ipocrisia con cui concorda lo stesso primo ministro australiano.





“Guarda cosa è successo in Germania. Guarda cosa sta succedendo in questi Paesi. Queste persone sono pazze per lasciare che accada tutto questo” – dice Trump a Turnbull- “Ho parlato oggi con la Merkel e credimi, vorrebbe non averlo mai fatto. La Germania è un disastro per quello che è successo.” Queste frasi trovano il pieno consenso del primo ministro australiano il quale, tra l’altro, mette in relazione le scelte di Angela Merkel con il voto favorevole al Brexit. La chiusura di Trump sul punto è eloquente: “Potrebbero arrivare due milioni di persone in Germania. Due milioni di persone! Riesci a crederlo? Non sarà più la stessa cosa.” Ciò che scaturisce da queste conversazioni è un dato molto interessante: Angela Merkel si è pentita dell’apertura delle frontiere ed è consapevole del disastro che ha commesso. Nel 2015, la Cancelliera tedesca decise di superare unilateralmente il Regolamento di Dublino, che disciplina il diritto d’asilo all’interno dell’Unione Europea, e di aprire le frontiere a chiunque volesse entrare in Germania. L’Unione europea e alcuni paesi amici sostennero immediatamente il provvedimento di Angela Merkel, e lo stesso presidente Barack Obama elogiò il leader tedesco per la scelta umanitaria. Una scelta umanitaria che però, evidentemente, non era per niente ponderata da parte della Germania, a tal punto che dopo due anni, Frau Merkel ha compreso che si sia trattato di un errore imperdonabile, tanto da confessarlo allo stesso presidente degli Stati Uniti.

Un errore imperdonabile che però, nel frattempo, aveva creato e continua ad alimentare un effetto domino in tutta l’Europa portando lacerazioni all’interno dell’Unione e caos fra tutte le cancelliere europee. La scelta di Angela Merkel fece sì che il fiume della rotta balcanica delle migrazioni diventasse interminabile, creando disagi alle già provate economie dei paesi dell’ex Jugoslavia e della Grecia. Da qui l’accordo che ci lega a doppio filo con il presidente turco Erdogan e da qui la scelta di ricollocare i rifugiati tra i vari Paesi europei, che ha trovato il muro da arte dei Paesi dell’Europa Orientale, scatenando proteste anche in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Ora Angela Merkel ha compreso che ha commesso uno sbaglio: uno sbaglio che però (bisogna ricordarlo) non sembra aver rimedio.

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