Adesso in Grecia è allerta massima: il governo di Atene questa mattina ha preso atto delle frasi di Recep Tayyip Erdogan, il quale ha esplicitamente dichiarato di non voler fermare più i migranti presenti nel territorio turco e di aprire le frontiere con il confinante paese ellenico. Il tutto come mossa per provare a spingere l’Europa dalla sua parte nella battaglia attualmente in corso ad Idlib, in cui l’esercito turco è impegnato a sostenere le milizie islamiste anti Assad ed in cui nelle scorse ore sono morti più di trenta soldati di Ankara. L’esecutivo ellenico guidato da Kyriakos Mitstotakis ha avviato la chiusura delle frontiere, uomini e mezzi sono stati inviati nella zona in cui scorre il fiume Evros, il corso d’acqua che funge da confine tra Grecia e Turchia.

Primi migranti al confine con la Grecia

Le parole di Erdogan sui profughi siriani, sono state evidentemente prese sul serio da chi è ospitato all’interno dei centri di accoglienza turchi. Così come segnalato infatti dall’agenzia turca Dha, decine di migranti si sono riversati verso il confine con la Grecia oppure lungo le spiagge dirimpettaie alle isole elleniche: “Circa 300 profughi siriani, iracheni, iraniani, marocchini e pakistani hanno raggiunto in Turchia il confine con la Grecia – si legge in un report dell’agenzia sopra menzionata – mentre altri gruppi si sono radunati sulle spiagge turche che guardano le isole greche”.

A testimoniare questa situazione, vi sono anche le immagini trasmesse dall’emittente Ntv nelle quali si notano decine di persone con gli zaini addosso intente ad attraversare le campagne per arrivare alle frontiere con la Grecia. Nei pressi del valico di Pazarkule, fanno sapere alcune agenzie turche, la polizia di Ankara ha bloccato circa 150 persone a un chilometro dal confine, impedendo loro di proseguire. Ma i migranti sono adesso stanziati a pochi passi dalla frontiera, con le forze armate greche che osservano dall’altra parte della barricata in attesa di sapere quali saranno le prossime evoluzioni della situazione. Secondo quanto riportato da un ufficiale greco ad Ntv, le persone giunte a pochi passi dal territorio greco da diverse ore hanno iniziato ad urlare “aprite i confini”.

La pressione dei migranti, già in questo venerdì pomeriggio, si è fatta sempre meno gestibile. E non sono mancati primi tafferugli, specialmente quando alcuni gruppi nei pressi del confine di Evros hanno provato a scavalcare le recinzioni, con la polizia greca che ha dovuto rispondere usando i lacrimogeni. Sui social, a poche ore dall’annuncio di Erdogan, sono comparsi video e foto che mostravano decine di migranti nelle stazioni dei treni di Istanbul in procinto di salire a bordo di uno dei treni diretti verso le regioni al confine con la Grecia.

Atene in difficoltà

In Turchia sono presenti attualmente 3.6 milioni di profughi siriani, per mantenere i quali Ankara è riuscita a strappare nel 2016 dall’Unione Europea un accordo da 3 miliardi di Euro all’anno. In quell’occasione a spingere per l’intesa con Erdogan, è stata soprattutto la Germania: gran parte dei migranti sbarcati od approdati in Grecia, si dirigevano poi verso nord percorrendo la cosiddetta “rotta balcanica“. Meta finale del viaggio è stata nella maggior parte dei casi la Germania, il governo di Berlino in pochi mesi ha registrato più di mezzo milione di migranti entrati all’interno del proprio territorio. L’accordo con la Turchia ha parzialmente chiuso quella “falla“, ma Erdogan ha utilizzato negli anni lo spettro della rotta balcanica per ricattare politicamente l’Europa. E, come detto, l’azione di queste ore è proprio improntata a mettere pressione sull’Ue e sulla Nato per prendere posizione a favore di Ankara nel conflitto di Idlib.

Il problema vero per il momento è però soprattutto della Grecia: Atene, che già da questa estate è costretta a gestire un costante aumento del flusso migratorio dalla Turchia, adesso deve fronteggiare l’improvvisa crisi innescata dalle parole di Erdogan. Il governo sta provando a contenere la situazione, ma con migliaia di migranti alle proprie porte non è affatto semplice: “La Grecia non tollererà ingressi illegali sul suo territorio – ha dichiarato il premier Mitsotakis – e non si farà carico di responsabilità di decisioni prese da altri in merito alla tragedia siriana”. Oltre ad aver aumentato i controlli lungo i confini terrestri, Atene sta provando a pattugliare con più uomini le coste delle isole dell’Egeo, a partire da Lesbo dove, nelle scorse ore, sono approdate almeno due imbarcazioni. Una situazione difficile in cui la Grecia a stento riesce a far da “tappo” per l’intera Europa e che è, stando alle frasi giunte da Ankara, solo all’inizio. E le prospettive quindi non appaiono delle più rosee.

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