Parte ogni giorno da Palenque, nel Chiapas, e in poco meno di una settimana attraversa tutto il Messico diretto verso il valico di Tijuana. Lo chiamano La Bestia, è il treno merci della speranza. Una serie di convogli, che trasportano materie prime e prodotti agricoli, ai quali migliaia di persone si aggrappano per poter passare la frontiera che divide il Paese dagli Stati Uniti.

Salgono e scendono in corsa, si incastrano sul tetto e tra un vagone e l’altro, aggrappandosi come possono per non cadere: gli indocumentados rischiano in ogni momento le loro vite per raggiungere il Nord e vivere il sogno americano. La traversata illegale di salvadoregni, honduregni, cubani e guatemaltechi è aumentata in modo significativo dallo scorso ottobre. Sotto la minaccia delle sanzioni commerciali da parte di Washington, il Messico è riuscito a rallentare il flusso di migranti. Ma non a fermarlo. Tutti salgono sulla Bestia per scappare da crisi e violenze e percorrono circa 4mila chilometri tra boschi e villaggi in una situazione di continuo pericolo, con il terrore di imbattersi in narcos e forze dell’ordine.

Camminano per chilometri lungo le rotaie fino a quando non vedono arrivare il treno. Poi con un balzo cercando di salire negli stretti spazi tra i vagoni, chiusi con i lucchetti. Si aggrappano sul tetto e in ogni fessura, viaggiano esposti alle intemperie e in continua lotta con banditi, trafficanti e organizzazioni criminali. Gli incidenti sono all’ordine del giorno: numerosi sono infatti i clandestini che cadono dai convogli perdendo la vita o rimanendo gravemente feriti. Si registrano poi stupri, estorsioni e violenze di ogni genere. I più esposti ai rischi del viaggio sono le donne e i bambini che rimangono senza cibo né acqua per giorni interni.

Lungo le rotaie sono sorti degli ambulatori di fortuna per prestare soccorso a chi cade e resta mutilato. Ma ci sono anche Las Patronas, donne messicane che da oltre 20 anni aiutano i migranti a bordo della Bestia. Ed è proprio nelle zone dove il treno perde velocità che il gruppo si raduna per cercare di passare cibo e acqua ai clandestini aggrappati: dai convogli spuntano centinaia di braccia e mani pronte ad afferrare i fagotti pieni di beni di prima necessità, fondamentali per continuare il viaggio verso la frontiera americana.

Spesso il convoglio viene controllato dalle forze di sicurezza messicane che arrestano gli irregolari. Una misura che però non basta dato che i migranti riescono a riprendere il cammino verso il Nord. Tra gli indocumentados ci sono infatti persone che hanno tentato di attraversare il Messico diverse volte e che ancora non intendono rinunciare al loro sogno americano. “I migranti non si fermeranno mai. Non c’è muro capace di fermarli. Pagheranno ancora di più alle mafie, rischieranno ancora di più, fino a quando non cambierà lo stato di disperazione a casa loro”, ha spiegato al Corriere Norma, coordinatrice de Las Patronas. Le statistiche, come riporta il quotidiano, sottolineano che quest’anno tra Messico e Stati Uniti si sposteranno circa 600mila migranti. Un numero che potrebbe aumentare anche a causa della sempre più critica situazione venezuelana.

Nonostante tutti i pericoli, però, il treno continua ad essere affollato dai disperati che non hanno altro modo per attraversare il Messico e raggiungere gli Stati Uniti. Ma nel tragitto, la Bestia non perdona.