La pace tra Etiopia ed Eritrea, siglata a settembre a Gedda, apre scenari importanti e positivi nel corno d’Africa. E l’Italia, che con questi paesi vanta rapporti derivanti dal suo passato coloniale e dall’appartenenza del corno d’Africa all’ex Africa Orientale Italiana, non può farsi trovare impreparata. La pace scaturita tra Addis Abeba ed Asmara, significa anche la possibilità di avvio di comuni progetti economici e sociali tra queste due nazioni dopo anni di tensioni e conflitti. Va dunque inserita in questo contesto l’azione diplomatica che da mesi svolge Roma in questa regione del continente nero. Prima la visita del presidente del consiglio Giuseppe Conte, primo capo di governo europeo a raggiungere Etiopia ed Eritrea dopo la firma della pace, poi la missione del sottosegretario agli esteri Emanuela Del Re. Adesso la visita ricambiata del premier etiopeAbiy Ahmed, a Roma. 

Immigrazione ed infrastrutture: le scommesse comuni di Italia ed Etiopia

Addis Abeba ha numerose potenzialità, un territorio molto vasto ed una sempre più crescente considerazione internazionale dovuta al suo ruolo in seno al corno d’Africa, regione sempre più strategica anche per il suo posizionamento tra Oceano Indiano e Mar Rosso. Ma proprio il mancato accesso a mare è uno dei punti critici del grande paese africano. L’indipendenza dell’Eritrea nel 1993 toglie all’Etiopia gli unici suoi punti di sbocco verso il mar Rosso. Le guerre tra i due paesi isolano maggiormente Addis Abeba, che dunque è costretta in qualche modo a servirsi di Gibuti e del suo porto per gli scambi via mare. I cinesi fiutano l’affare e nel gennaio 2017 aprono una ferrovia che serve sia al traffico merci che passeggeri, in grado di ridurre i tempi di percorrenza tra la capitale etiope e Gibuti da tre giorni a dodici ore. Una svolta per l’Etiopia e per il corno d’Africa, ma che non basta. Il vero sbocco a mare per gli etiopi rimane l’Eritrea. 

Lo è sia per necessità, visto che il porto di Gibuti assorbe il 90% del commercio etiope, sia per storia e legami culturali. La pace tra Etiopia ed Eritrea pone dunque al primo posto la necessità di realizzare i nuovi collegamenti tra Addis Abeba, Asmara ed il porto di Massaua. Quest’ultimo costituisce il più importante porto eritreo, lì dove i cinesi da tempo mettono gli occhi nell’ambito del progetto della nuova via della Seta. L’Italia, che a livello ferroviario vanta partecipazioni nella costruzione di nuovi impianti in varie parti del mondo, non può farsi sfuggire questa occasione. E la visita del premier etiope a Roma porta in dote proprio questa importante novità: in particolare, lo studio di fattibilità della nuova ferrovia Addis Abeba – Massaua è affidato all’Italia. Saranno nostri tecnici a redigere i progetti e questo pone inevitabilmente il nostro paese in prima fila per l’aggiudicazione futura dei miliardari appalti di costruzione della ferrovia. Per l’Italia è un successo importante: non vuol dire solo porre in essere un’infrastruttura strategica nel corno d’Africa, ma anche assicurare un proprio pieno ritorno in questa parte del mondo. 

Una zona, come detto, strategica e sulla quale si può far leva sul nostro passato coloniale. Un passato in chiaroscuro certamente, ma che pone eritrei ed etiopi comunque disposti a tornare a lavorare con gli italiani. Ma il corno d’Africa, oltre a rappresentare importanti prospettive economiche, è anche terra da cui si parte alla volta dell’Europa. Sono soprattutto gli eritrei a sfruttare i corridoi tra Sudan e Ciad e ad arrivare in Libia da dove poi si prova la traversata nel Mediterraneo. Un flusso che preme anche sulla vicina Etiopia, la quale deve affrontare anche la pressione di numerosi migranti somali. “Un problema ed una sfida in comune – afferma Giuseppe Conte nel corso dell’incontro con Ahmed – Siamo pronti ad intensificare la nostra collaborazione anche su questo fronte”. 

La strategia italiana in Africa 

Come già detto in altre occasioni, l’Africa rappresenta un punto in comune tra le ultime due legislature. Da qualche anno a questa parte la nostra diplomazia sembra nuovamente essere tornata sui dossier più importanti che riguardano il continente nero. Del resto, l’Italia rappresenta dopo Cina ed Emirati Arabi Uniti il terzo paese con maggiori investimenti in Africa. Un’azione economica perlopiù privata e che ha base soprattutto nel settore energetico, a cui manca un quadro d’insieme ed un precisa visione da parte politica. Ecco perchè si cerca di recuperare il tempo perduto,specialmente da alcuni anni a questa parte. Gli ultimi viaggi sia di Conte che della Del Re vanno letti in questa ottica. Nel giro di pochi mesi, il premier visita numerosi paesi: dall’Algeria alla Tunisia, dal Niger al Ciad, toccando anche le stesse Etiopia ed Eritrea. A tutto questo, bisogna ovviamente aggiungere il dossier libico. L’Africa per l’Italia non può non avere un significato importante, sotto svariati profili: sia storico, che culturale, oltre che ovviamente economico.