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Da quando i talebani sono entrati a Kabul in Europa è scattato l’allarme profughi. Dal 15 agosto ad oggi sono state riportate diverse cifre. A Bruxelles fonti comunitarie hanno parlato anche di due milioni di migranti pronti a provare la via del Vecchio Continente, nei giorni scorsi l’Unhcr si è detta certa di almeno mezzo milione di afghani in viaggio verso ovest. L’Italia, assieme ai Paesi dell’Ue, deve quindi prepararsi a nuove ondate migratorie. Nel frattempo però la priorità, a Roma come nelle altre cancellerie europee, è capire come sistemare i profughi che sono già arrivati, quelli cioè fuggiti dall’Afghanistan con i ponti aerei.

La corsa contro il tempo in Italia e in Europa

Dall’aeroporto di Kabul sono arrivati complessivamente nel nostro Paese 4.900 migranti. Si tratta in gran parte di collaboratori del contingente italiano e di persone riconosciute come in pericolo in caso di permanenza in Afghanistan. L’aeronautica ha compiuto uno sforzo con pochi precedenti per portare in Italia quante più persone possibili. A livello logistico tutto questo si sta traducendo in una corsa contro il tempo per trovare un alloggio o un posto dove ospitare i profughi. Un’operazione niente affatto semplice. C’è una differenza con i migranti che quotidianamente sbarcano lungo le nostre coste. Gli afghani sono destinati a rimanere in Italia nel medio e nel lungo periodo. Sono persone che difficilmente potranno tornare nel loro Paese e la prospettiva è quella di integrarsi nel nostro territorio. Dunque è impossibile pensare di inserirli nello stesso circuito di accoglienza degli oltre 35mila stranieri arrivati via mare dall’inizio dell’anno. Servono spazi e servono soldi.

I primi fondi sono stati trovati. Nei giorni scorsi con un decreto il governo ha stanziato dieci milioni di Euro per la prima accoglienza. Sono somme che dovevano essere destinate alla formazione di un esercito, quello afghano, che adesso non c’è più. Ma è soltanto un primo passo, volto a dare risposte alle esigenze più immediate. Per il futuro serve altro. Dal Viminale, come riportato su IlMessaggero, è emersa una circolare a firma del ministro Luciana Lamorgese fatta recapitare a tutti i prefetti. Nel documento si chiede ai vari enti locali di fare la propria parte: sindaci, amministratori locali e associazioni devono attivarsi per trovare locali e situazioni idonee all’ospitalità. Non appena i primi afghani arrivati termineranno la quarantena, alcuni verranno spostati all’interno dei Cas, i centri di accoglienza. Altri verranno fatti rimanere in un primo momento dentro gli ex Sprar, gli istituti per i richiedenti asilo. Ma qui, hanno confermato dal Viminale, i posti sono veramente limitati.

Ecco perché tutti i vari comuni e le varie associazioni devono attivarsi per trovare alternative. E sempre dal ministero dell’Interno è saltata fuori la possibilità di coinvolgere i privati. Alberghi e strutture ricettive potrebbero in tal senso dare ossigeno a una macchina dell’accoglienza ancora tutta da rodare. Vale per l’Italia, così come per l’Europa intera. In Francia e in Germania si stanno cercando strutture diverse dai centri per migranti. A Parigi come a Berlino la questione è anche politica: il prossimo anno si voterà per il nuovo inquilino dell’Eliseo, i tedeschi invece fra pochi giorni andranno alle urne per il dopo Merkel. Nessuno vuole che il discorso migratorio diventi prioritario nelle rispettive campagne elettorali.

I profughi afghani un problema in più per Biden

Uno scenario non così diverso da quello degli Stati Uniti. Qui gli afghani accolti sono almeno 50mila, ma altri 20mila arriveranno nei prossimi giorni dalle basi Usa all’estero in cui i profughi sono stati provvisoriamente sistemati. Secondo diversi analisti d’oltreoceano, la questione migratoria potrebbe essere per Biden ancora più insidiosa dello stesso ritiro da Kabul. Da un lato infatti c’è il discorso relativo alla sistemazione dei migranti. Anche qui operazione non semplice. Sono state attivate molte basi militari, sono state requisite diverse strutture private ma il rischio concreto è che tutto questo possa non bastare. Ma c’è anche l’allerta terrorismo. L’opposizione repubblicana negli ultimi giorni ha posto l’accento sull’importanza di prevenire rischi di infiltrazione jihadista. L’Fbi è a lavoro per schedare e riconoscere coloro che sono arrivati ed evitare l’ingresso di possibili soggetti radicalizzati.

Biden è quindi, ancora una volta, sotto pressione. Terminato il ritiro, adesso è iniziata per lui la “fase 2” della grana afghana, quella cioè dell’accoglienza da dare ai profughi. Negli Usa il voto non è così vicino, ma nemmeno così lontano: nel novembre 2022 ci saranno le elezioni di medio termine e i democratici rischiano seriamente di steccare.

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