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Il tema dell’immigrazione negli ultimi mesi in Europa assume toni ed aspetti diametralmente opposti a quelli degli scorsi anni. Sembra passato quasi un secolo da quando, nel mese di giugno 2018, contro il governo italiano si scatena l’ira di chi condanna la chiusura dei porti alle navi Ongimpegnate nel Mediterraneo. Oggi sono proprio coloro che criticano all’epoca Roma a parlare di necessità di controllo dei flussi migratori, se non di vera e propria chiusura delle frontiere.

Il ridimensionamento in Europa dei “No borders”

Il cambiamento del clima sotto questo fronte, lo si nota soprattutto grazie in primo luogo alle nuove prese di posizione da parte di chi appena un anno fa parla in Europa della necessità di assecondare le politiche d’accoglienza.

Movimenti “no borders”, leghe anti razziste e gruppi che marciano a favore delle navi Ong, oggi sembrano spazzati via dagli eventi. In gran parte del vecchio continente si manifesta per le condizioni dell’economia, nascono movimenti (a partire dai gilet gialli) che hanno come primo obiettivo quello di criticare l’attuale sistema socio – economico partendo dal contrasto all’aumento di tasse e prezzi, lo spazio per retoriche pro immigrazione sembra ridursi anche a sinistra. Proprio lì dove dunque tutto nasce negli anni passati. In tutta Europa sono i partiti di sinistra adesso a rivedere le proprie posizioni sui movimenti migratori.

Lo fa Jeremy Corbins, leader dei Labour nel Regno Unito, il quale parla di “ragionevole controllo dell’immigrazione” e va giù duro anche contro gli effetti collaterali dell’ingresso incontrollato di migranti irregolari: “Occorre smetterla con la pratica vergognosa di reclutare forza lavoro a salario basso e portarla qui, per licenziare la forza lavoro già esistente e sottopagarla”, afferma nei giorni scorsi il numero uno laburista.

Ma anche in Francia si inizia ad essere poco teneri nei confronti del fenomeno migratorio: “Rubano il pane”, si azzarda ad affermare Luc Melenchon, leader del partito di sinistra La France Insoumise, che per pochi voti sfiora la possibilità di andare al ballottaggio nelle presidenziali del 2017. Proprio Melenchon nelle scorse settimane si rifiuta anche di firmare un appello pro accoglienza, come si legge su Libero, promosso da alcuni quotidiani francesi.

L’emblema spagnolo

C’è poi un governo, come quello di Madrid guidato dall’uscente Pedro Sanchez, che nel giugno 2018 si fa principale promotore del fronte pro accoglienza. Per mettersi di traverso alle politiche del neo insediato governo gialloverde a Roma, il primo ministro spagnolo e leader del Partito Socialista, decide di accogliere i migranti della nave Ong Aquarius.

Sono gli stessi respinti dal ministero dell’interno italiano, il quale nega l’autorizzazione all’attracco del mezzo nel nostro paese. Da quel momento Sanchez diventa in Europa punto di riferimento dei movimenti pro accoglienza. Ma ben presto la situazione cambia repentinamente: la Spagna vive una stagione di enorme incremento dei flussi migratori, i quali arrivano sia via terra nelle enclavi africane di Ceuta e Melilla, così come via mare. La rotta spagnola subisce un notevole incremento di approdi dall’Africa, si parla di numeri più che triplicati rispetto al 2017.

Questo costringe Sanchez a rivedere le sue politiche. Ed oggi la Spagna viene accusata dagli stessi movimenti pro accoglienza di “aver voltato la faccia” ai migranti. Madrid nega le autorizzazioni alla navigazione a tutte le navi che hanno come finalità quella del salvataggio nel Mediterraneo di chi arriva con i barconi, così come nell’ultimo bilancio risultano drasticamente ridimensionati i fondi destinati all’accoglienza. Si tratta del caso emblematico di come, in appena dodici mesi, sull’immigrazione anche la parte storicamente più favorevole nota la necessità di rivedere le proprie posizioni.