In America Centrale i governi hanno riaperto i confini dopo la chiusura a causa della pandemia, nel frattempo la cosiddetta Via Crucis del Migrante è tornata sotto i riflettori, a seguito delle voci circolate sui social network di una nuova carovana che si stava radunando in Honduras per raggiungere il confine tra Messico e Stati Uniti. Secondo le agenzie giornalistiche che stanno coprendo l’argomento si tratterebbe di circa duemila migranti, se non tremila, che hanno raggiunto il Guatemala e che ora si apprestano a entrare sul territorio messicano. La rotta per inseguire il sogno americano non è nuova, anzi, nell’arco degli ultimi anni si è intensificato diventando un ulteriore punto dell’agenda del Presidente Trump e che, probabilmente, potrebbe tornare all’ordine del giorno nella campagna elettorale delle presidenziali che si terranno in novembre.

Scappare dall’Honduras: povertà e criminalità

La pandemia, il rischio di contagio e la possibilità di essere bloccati dalla polizia o dai militari durante il percorso non ha fermato il gruppo di migranti che dall’Honduras si sta dirigendo in questi verso il Messico con il fine di entrare negli Stati Uniti. Per molti lasciare l’Honduras significa scegliere tra la povertà, che spesso conduce nel giro della criminalità, e la possibilità, seppur remota, di migliorare la propria vita. Remota perché come ha ricordato su Twitter l’Ambasciata statunitense di Tegucigalpa: “Ora più che mai, è più difficile oltrepassare la frontiera degli Stati Uniti in maniera illegale”

Si tratta di adulti e giovanissimi, tra cui anche minorenni che sono consapevoli sia delle difficoltà in cui si imbatteranno lungo il cammino sia delle problematiche che affliggono il loro Paese; come Edwar Omar Molino, 17enne, che ha deciso di partire perché trovare lavoro è impossibile e questa è l’unica maniera per aiutare la sua famiglia. Ed è, infatti, la povertà – secondo la Banca Mondiale il 48% della popolazione si trova a vivere in uno stato di indigenza – una delle principali ragioni che portano gli honduregni a intraprendere la Viacrucis. La pandemia e le restrizioni adottate dal governo – un lockdown parziale iniziato il 10 marzo – rischiano di mettere sul lastrico altre famiglie a causa della perdita del lavoro. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, infatti, sono proprio l’America Latina e i Caraibi ad aver subito la maggior riduzione delle ore di lavoro. A ciò si aggiunge la criminalità e la violenza che contraddistingue il Centroamerica, come ha ricordato in un’intervista rilasciata al Financiero Eunice Rendon, coordinatrice di Agenda Migrante, facendo notare che è “soprattutto il rischio di perdere la vita nel paese di origine” a spingere molti a lasciare l’Honduras. Quest’ultimo, infatti, è considerato tra i Paesi più violenti con un tasso di omicidi incredibilmente elevato, benché in diminuzione rispetto il 2012: 41 omicidi ogni 100mila abitanti.

Guatemala e Messico si preparano a fermare la carovana

Il Presidente del Guatemala Alejandro Giammatei ha subito comunicato che avrebbe dato ordine di detenere i migranti entrati illegalmente e riportarli in Honduras, considerando questi ultimi alla stregua di un pericolo sanitario, come riportato da Al Jazeera. L’ordine ha portato all’arresto di circa 300 migranti, come riferito anche dalla Procurador de los Derechos Humanos (PDH), la quale ha documentato aggressioni da parte della polizia e dei militari impiegati. Al tempo stesso il dispiegamento al confine non è stato sufficiente a contenere il gruppo di migranti che ha sfondato uno dei posti di blocco, come mostrano le immagini del video diventato virale tra gli utenti di madrelingua spagnola.

Una posizione simile giunge anche dal Messico, il cui Presidente Andres Manuel Lopez Obrador ha ordinato il dispiegamento dei militari sul confine meridionale al fine di bloccare l’arrivo della carovana, che, sempre nelle parole del Presidente messicano si è messa in cammino in un momento particolare: “È molto strano che questa carovana parta alla vigilia delle elezioni”. A cui ha aggiunto che “deve avere a che fare con le elezioni negli Stati Uniti. Non ho tutti gli elementi ma penso ci siano state indicazioni di porli insieme per questo scopo”.

Immigrazione: tra la politica di Trump e la posizione di Biden

Le speculazioni che ci sia un collegamento tra il movimento del gruppo di migranti e l’appuntamento elettorale negli Stati Uniti è diventato argomento di dibattito tra analisti e leader di governo, tra cui il Presidente messicano come sopra menzionato. Ad alimentare il sospetto è il fenomeno molto simile che si ebbe nel 2018 poco prima delle elezioni di metà mandato, quando circa 7mila migranti si misero in cammino alla volta dello Stato americano. In quell’occasione l’argomento venne usato fin da subito per la campagna elettorale repubblicana e sono in molti a credere che il tema dell’immigrazione tornerà a essere al centro della retorica del presidente Trump, il quale ha sempre posto in primo piano il bisogno di proteggere il Paese dall’immigrazione illegale, tanto da proporre la costruzione del muro sul confine con il Messico. E fu proprio da Yuma, in Arizona, a qualche chilometro dal confine che Donald Trump avvisò il suo elettorato che una vittoria del candidato Biden “scatenerebbe una marea di immigrazione illegale”, come ricordato dalla testata AzCentral.

Una vittoria che, secondo l’opinione dell’elettorato di Trump, vanificherebbe le azioni intraprese in questi quattro anni, tra cui: il Travel ban (2017), l’implementazione del programma per richiedenti asilo i quali avrebbero dovuto attendere in Messico (2019) e la diminuzione del numero di rifugiati ammessi sul territorio statunitense che per l’anno fiscale 2020 è fissato a 18mila, il livello più basso dal 1980. Al contrario il candidato democratico Joe Biden ha già promesso che in caso di sua elezione i rimpatri verranno fermati nei primi 100 giorni dall’insediamento alla Casa Bianca, come verranno fermati i lavori del muro al confine con il Messico, mantenendo però i lavori già realizzati. Anche sul Travel ban Biden si pone agli antipodi, tanto da avere già dichiarato di eliminare i divieti, considerati semplicemente un abuso di potere.

Nel frattempo, mentre la campagna elettorale per le presidenziali entra nel vivo, bisognerà capire se la carovana di migranti proveniente dall’Honduras verrà strumentalizzata dai due candidati, come già accaduto in passato. Questo, tuttavia, non significa che la partenza dei migranti sia collegata direttamente alle elezioni, come ha fatto notare l’attivista migrante Itsmania Platero al Los Angeles Times, dato che già in gennaio si erano mosse delle carovana in direzione degli Stati Uniti.

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