Quella del 2020 sarà ricordata come una delle estati più calde degli ultimi anni e questo non tanto per le temperature raggiunte a livello meteorologico ma per l’alto numero di migranti arrivati nelle coste italiane. Più di 20mila gli extracomunitari giunti nel territorio nazionale dall’inizio dell’anno ad oggi di cui il 42% rappresentato da partenze che hanno seguito la rotta tunisina. È questa quella che ha dato maggiore preoccupazione all’Italia ma non dobbiamo dimenticarci della rotta libica. Già perché dalla Libia le partenze non si sono mai fermate. Qui si continua a partire e il fenomeno non accennerà ad arrestarsi, almeno nel breve periodo. A fine primavera un report dei servizi segreti annunciava che dalla Libia erano pronti a salpare in Italia più di 20mila migranti per l’estate. Fino ad ora  quelle “previsioni” hanno trovato riscontro nella realtà dei fatti con dati alla mano. L’ultimo barcone proveniente dalla Libia è approdato a Lampedusa con 400 persone a bordo lo scorso 30 agosto. Motivo per il quale ci si dovrà aspettare ancora di fare la conta dei prossimi migranti in arrivo.

Da dove partono i migranti

Il pericolo per l’Italia sul fronte delle partenze arriva, così come da diversi anni a questa parte, soprattutto da ovest. È lungo le coste della Tripolitania che si trovano le spiagge e i porti da cui trafficanti e scafisti organizzano i viaggi della speranza. Negli ultimi mesi, in particolare, sotto osservazione sono state le località comprese tra Tripoli e Misurata.  Sono diverse le partenze registrate da Khoms e da Garabulli. Si tratta di località dove le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani appaiono molto radicate. Già nel febbraio del 2018, in un suo reportage la giornalista Francesca Mannocchi ha parlato ad esempio di Garabulli come di una città in cui almeno metà della popolazione è impegnata nell’indotto del business dell’immigrazione. Un territorio quindi dove il traffico di esseri umani è una vera e propria industria, l’unica realmente redditizia in una zona devastata da guerra e isolamento e in grado di dare un reddito agli abitanti. Non va meglio lungo la costa tra Tripoli e il confine tunisino, dove in città come Sabratha le recenti novità militari e politiche potrebbero incidere significativamente nelle dinamiche migratorie. Qui ad aprile il territorio è tornato sotto il controllo del Gna, ossia delle forze a sostegno del governo del premier Fayez Al Sarraj, strappando la costa occidentale della Tripolitania al generale Haftar. Da allora però, a Sabratha e nelle zone limitrofe hanno ripreso forza clan come gli Al Dabbashi, tra i principali impegnati nel macabro business del traffico di esseri umani.

Aumentano i flussi migratori dall'Africa all'Italia (Alberto Bellotto)
Aumentano i flussi migratori dall’Africa all’Italia (Alberto Bellotto)

Più in generale si può dire che nell’ovest della Libia la mancanza di vere autorità stanziate sul territorio, il predominio di clan e fazioni coinvolti in attività criminali e una situazione di maggiore caos acuito dagli anni della guerra obbligano a tener alta la guardia sul fronte delle migrazioni. È da qui che nei prossimi mesi potrebbero continuare a partire barchini e barconi diretti verso l’Italia. Una situazione diversa dalla Cirenaica, dove al contrario si registrano poche partenze. Questo è dovuto alla posizione geografica della regione, lontana diverse miglia da Lampedusa e dalla Sicilia, ma anche dal fatto che il generale Haftar, che ne detiene il controllo, ha tutta la voglia di dimostrare di saper tenere a freno i trafficanti.

La situazione nei campi

Per capire le future dinamiche migratorie che riguardano la rotta libica, è essenziale comprendere anche quante sono le persone pronte a partire dal Paese nordafricano. I servizi segreti nei mesi scorsi hanno parlato di almeno ventimila migranti che aspettano il proprio turno per imbarcarsi nei campi allestiti in Libia. E all’interno di queste strutture la situazione appare tragica: “Per la verità non si può parlare in Libia di veri e propri campi di accoglienza – ha dichiarato a Insideover Tarik Argaz, responsabile comunicazione di Unhcr in Libia – Ci sono dei centri di detenzione ufficiali gestiti dalle autorità libiche dove le condizioni sono estremamente disastrose”. Secondo Tarik Argaz, attualmente sono 2234 i rifugiati e i migranti detenuti in almeno 11 campi gestiti dalla Direzione libica per la lotta alla migrazione illegale: “Ma ce ne sono purtroppo tanti altri – ha proseguito Argaz – gestiti da trafficanti e scafisti, a cui la stessa Unhcr e altre agenzie non hanno accesso”.

Quei respingimenti attuati dalla Guardia Costiera libica

Dalla Libia si continua a partire nonostante le diverse operazioni di respingimento attuate dalla Guardia Costiera libica lungo le coste. A tal proposito, l’Oim (L’Organizzazione internazionale per le migrazioni) ha segnalato un notevole incremento di migranti fermati per essere poi rinviati in Libia nel primo semestre di quest’anno. Sono 5.775 le persone respinte contro le 3.800 dello stesso periodo del 2019. Per arginare il fenomeno delle partenze sarebbe opportuno intervenire partendo dalla fonte del problema, come ha spiegato Muhammad al Hani, ufficiale della Guardia costiera libica di Tripoli. In una intervista rilasciata ad “Agenzia Nova l’ufficiale ha detto che “La Libia è vittima del fenomeno dell’immigrazione clandestina e non ha la capacità di affrontarlo da sola”. Secondo Muhammad al Hani “La soluzione di base è sostenere l’Africa sub-sahariana, che è la fonte dei flussi migratori e non una zona di transito come la Libia”. Poi sempre nel corso dell’intervista, sono arrivate le previsioni dell’ufficiale che, sulla base delle sue esperienze, pensa ad un mese di settembre con numerosi tentativi di traversata del Mediterraneo favoriti dalle buone condizioni meteo. Durante il mese di agosto appena concluso, sono state diverse le operazioni che hanno visto le motovedette libiche impegnate nel far rientrare centinaia di migranti. Il primo agosto ad esempio sono stati riportati indietro circa 200 migranti, purtroppo, in quell’occasione, un decina di loro sono andati dispersi via mare. Circa 86 le persone che sono state  riportate indietro il 20 agosto scorso e non è ancora finita.

Il possibile arrivo anche di migranti libici

Che gli arrivi dalla Libia rappresentino una certezza consolidata è un dato di fatto. Tuttavia potrebbero sorgere delle novità importanti relative alla stessa tratta libica. A partire dal fatto che adesso potrebbero essere gli stessi libici a tentare di salpare verso l’Italia, circostanza che in passato è stata piuttosto rara. I fatti di cronaca di quel territorio martoriato dalla guerra stanno mettendo tutti in fuga. Lo scorso 30 dicembre il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna è stato testimone diretto di uno sbarco nel porto della città che amministra di persone diverse da quelle che ha sempre visto scendere dalle imbarcazioni. “Da quelle navi – ha detto il sindaco a Radio Cusano Campus -è sempre scesa gente disperata, sporca, con addosso i segni delle torture. Gli immigrati sbarcati questa volta erano vestiti bene, abbastanza puliti e non affetti da scabbia”. Si trattava di libici benestanti scappati da Tripoli.