La Grecia ha intensificato il controllo delle sue frontiere per arginare il flusso dei migranti proveniente dalla Turchia, via mare e via terra. Nelle ultime settimane l’arrivo dei richiedenti asilo è tornato ai livelli di guardia, tanto da spingere Atene a prendere le adeguate contromisure. Tre sono i provvedimenti applicati dal governo greco, come riportato da Reuters. Il primo è, come detto, il pattugliamento dei confini per arginare i nuovi arrivi; il secondo riguarda lo spostamento sulla terraferma degli immigrati dalle isole greche, dove erano stato dirottati dalle autorità in attesa degli opportuni controlli e dell’assistenza; il terzo è l’adozione del pugno duro contro gli irregolari, con l’accelerazione delle pratiche di espulsione laddove necessarie. La decisione è stata presa sabato scorso, quando il Consiglio per gli affari esteri e la difesa del governo si è riunito in una sessione di emergenza dopo l’arrivo di oltre una dozzina di imbarcazioni di migranti che trasportavano circa 600 persone.

I nuovi provvedimenti di Atene

Erano tre anni che la Grecia non si trovava a fronteggiare una simile emergenza. Il livello di guardia è subito schizzato alle stelle, perché le autorità hanno capito di non poter più gestire altri sbarchi di questa dimensione. I nuovi arrivi hanno aumentato la pressione sui già sovraffollati campi insulari di smistamento allestiti da Atene, i quali operano da mesi al doppio delle loro effettive capacità. Gli arrivi, composti in maggioranza da famiglie afgane, si sono intensificati durante l’estate, e agosto è stato il mese con il picco massimo di sbarchi.

Moria, il campo situato sull’isola di Lesbo, è quello che detiene il maggior numero di persone, e le sue condizioni sono state definite disumane dalle organizzazioni umanitarie. Non potendo più ospitare altre persone, Atene ha scelto di spostare i richiedenti asilo in altre strutture presenti sulla terraferma.

Al tempo stesso, per evitare nuovi arrivi via terra, il governo ha predisposto un’intensa attività di sorveglianza delle frontiere assieme all’agenzia di pattugliamento dell’Unione Europea Frontex e la Nato.

Aumentare le espulsioni per aiutare i nuovi richiedenti asilo

La polizia di tutto il paese, nel frattempo, ha il compito di identificare i richiedenti asilo respinti che hanno scelto di restare in Grecia. Il loro destino sarà l’espulsione. Ai fini di sfoltire la pratica burocratica, le autorità hanno anche abolito la seconda fase del processo di asilo, quella che prevedeva i ricorsi dei migranti quando una loro domanda veniva respinta. Se Atene non dà subito il via libera, i richiedenti asilo non potranno più appellarsi ad alcun tribunale o organo di giustizia e dovranno essere deportati in Turchia o nel loro paese di origine. Il vice ministro responsabile della politica migratoria della Grecia, Giorgos Koumoutsakos, ha detto alla televisione di Stato che il processo di asilo greco era “il più lungo, dispendioso e inefficace d’Europa”. Per questo il governo ha deciso di cambiare, pur finendo nell’occhio del ciclone. Tante sono state le accuse all’indirizzo della Grecia, ma Koumoutsakos è inflessibile: “Quello appena adottato è il miglior procedimento possibile sia per i richiedenti asilo che per noi. Ci aiuta ad accogliere i nuovi arrivati ed espellere chi invece non ha diritto ad alcuna protezione”.