Doveva essere la consacrazione internazionale del premier tunisino Hichem Mechichi, ma si è trasformata in un clamoroso flop. La missione di tre giorni in Francia del “tecnocrate” a capo del governo della Tunisia può considerarsi fallita dal punto di vista politico e della comunicazione. Al contrario dei suoi predecessori Youssef Chahed e Mehdi Jomaa, l’attuale capo del governo non è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, nonostante la Kasbah abbia effettivamente chiesto un faccia a faccia. In termini di comunicazione, poi, la missione di Mechichi è stata addirittura controproducente. L’ufficio stampa della presidenza del governo non ha brillato per acume pubblicando fotografie infelici a totale svantaggio del titolare dell’esecutivo, complici forse le dimissioni del capo dell’ufficio stampa a pochi giorni dalla visita. Lo stesso primo ministro si è reso protagonista di una clamorosa gaffe affermando in un’intervista a France 24 che “l’immigrazione illegale equivale al terrorismo”. Come se non bastasse, la delegazione tunisina è stata costretta a saltare la tappa di Roma, dove Mechichi avrebbe dovuto incontrare Giuseppe Conte, per la positività del ministro dell’Economia, Ali Kooli.

Fotografie imbarazzanti

Ha suscitato ironie e perplessità nell’opinione pubblica tunisina l’immagine della delegazione tunisina seduta a mani vuote davanti ai colleghi francesi, muniti invece di carta e penna. Può trattarsi di un’inezia, ma l’assenza di semplici taccuini invia un comunicativo sbagliato, come se per i nordafricani non ci fosse nulla che valesse la pena annotare. Agli utenti dei social network non è sfuggita la foto di un giovane tunisino, nella Maison de Tunisie, stravaccato su un divanetto a braccia conserte davanti al capo del governo in piedi. Un’immagine che da sola sembra ben rappresentare il sentimento della stragrande maggioranza della gioventù tunisina, delusa da una rivoluzione che doveva cambiare tutto e che non ha cambiato quasi niente, costretta ad emigrare per soddisfare le proprie legittime aspirazioni a un lavoro e a una vita dignitosi. Ecco perché le dichiarazioni di Mechichi, ex ministro dell’Interno che conosce bene il dossier migranti, rilasciate a France 24 sono un clamoroso autogol.

La gaffe di Mechichi

Intervistato dal giornalista Marc Perelman, il capo del governo della Tunisia si è impappinato alla prima domanda relativa all’immigrazione e all’attacco a Nizza, perpetrato da un giovane tunisino sbarcato illegalmente a Lampedusa e poi giunto in Francia. Mechichi è partito bene, parlando del suo incontro con il collega Castex in cui si è parlato di “approccio solidale” per constare i flussi migratori illegali. Poi, la frase choc: “Chi dice immigrazione clandestina dice… dunque… terrorismo”. Una dichiarazione maldestra e il povero Mechichi, per la verità, sembra anche rendersi conto di non aver usato le parole giuste, ma la frittata ormai è fatta. Le organizzazioni non governative e le opposizioni tunisine hanno chiesto al premier (che nel frattempo si è posto in quarantena precauzionale) di scusarsi pubblicamente. Alla base della gaffe vi è comunque una verità incontrovertibile: le autorità tunisine sono terribilmente in imbarazzo quando si tratta di migrazioni. Da una parte, infatti, devono stare attente a non mostrarsi troppo accondiscendi con i Paesi europei per motivi interni. Dall’altra, tuttavia, hanno bisogno delle risorse e degli aiuti dell’Europa per sradicare un fenomeno in crescita: basti pensare che gli sbarchi via mare in Italia sono aumentati di oltre il 370 per cento nel 2020.

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