Il Ciad, le sue storie, il suo popolo e la vita di una popolazione all’interno di uno degli Stati più poveri del mondo:sono queste le caratteristiche del reportage in finale al World Press Photo. L’autore è Marco Gualazzini, uno che da anni, macchina in spalla, corre lungo tutto il continente nero per raccontare gli aspetti più nascosti dell’Africa. Un riconoscimento per lui e per il nostro progetto, ma anche per la qualità del racconto di uno dei temi più spinosi che riguardano lo stesso continente africano. 

Cos’è il World Press Photo

Il premio è istituito nel 1955 ad Amsterdam dall’omonima fondazione. Promozione dei reportage, diffusione al grande pubblico di temi importanti ma nascosti dietro le prime pagine, sono questi solo alcuni degli obiettivi che la fondazione World Press Photo cerca di promuovere con l’istituzione del premio. Per stimolare al meglio nel mondo la conoscenza del fotogiornalismo e per incoraggiare sempre più giovani ad intraprendere questa strada, vengono istituite diverse categorie interne al premio: Spot News, General News, People in the News, Sports Action, Sports Features, Contemporary Issues, Daily Life, Portraits, Arts and Entertainment e Nature. Negli anni il premio, la cui cerimonia già dalla sua fondazione viene svolta a Amsterdam, diventa punto di riferimento per tutti coloro che si cimentano nei reportage internazionali.

Inchieste, punti di vista diversi da quelli consueti, avvenimenti importanti visti da vicino: il World Press Photo premia proprio coloro che si distinguono per un racconto dei fatti che si distingue nel corso dei vari anni. Ecco perché i riconoscimenti conferiti nella capitale olandese assumono un’importanza globale ed una popolarità internazionale. Ed ecco quindi la soddisfazione espressa dalla nostra testata nell’apprendere della nomination del nostro Marco Gualazzini. 

La storia raccontata in Ciad

Il reportage finalista, il cui riconoscimento è rivolto alla categoria Enviroment, racconta come detto la vita in Ciad. Paese da sempre al centro delle tensioni che ribollono al centro del Sahel, negli anni per via della sua posizione geografica diventa strategico sia in relazione alla crisi libica che a quella riguardante i migranti. Il Ciad deve il suo nome da quello dell’omonimo lago, uno dei più grandi d’Africa. Ma anche uno dei più malandati: inquinamento, ritiro delle acque e moria di pesci stanno causando uno dei peggiori disastri ambientali di sempre. E questo alimenta sia povertà che l’avanzata di idee radicali, a partire da quelle jihadiste. Gualazzini racconta proprio questa circostanza, assieme a Daniele Bellocchio. Una storia, quella raccontata, che convince la giuria del World Press Photo. In essa del resto ben si riassumono i drammi non solo del Ciad, ma del sottosviluppo africano. 

Proprio una foto scattata in Ciad riceve un ulteriore riconoscimento dalla giuria del premio olandese. Gualazzini in particolare, immortala un orfano nigeriano ospitato in Ciad mentre cammina davanti una parete dipinta con dei carboncini dei lanciarazzi Rpg. Anche in questo caso, un semplice scatto riesce a riassumere la condizione toccante non solo di una vita tutta in salita quale può essere quella di un bambino orfano in Ciad, ma anche l’intera condizione in cui vive l’Africa dei drammi meno raccontati. Il reportage verrà pubblicato su Gli Occhi della Guerra l’11 aprile, giorno della premiazione del World Press Photo e in seguito verrà lanciato anche su InsideOver.com, la versione inglese de Gli Occhi della Guerra.