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Un tour de force diplomatico prima del prossimo consiglio europeo del 24 e 25 giugno: Mario Draghi il 18 giugno a Barcellona, ha incontrato il premier spagnolo Pedro Sanchez, mentre lunedì 21 invece sarà a Berlino dove si vedrà con la cancelliera Angela Merkel. Tutto è finalizzato ad arrivare poi a Bruxelles con un pacchetto preciso di impegni e proposte sul fronte immigrazione. Gli sbarchi stanno aumentando e, soprattutto a livello politico, il tempo sta stringendo.

L’asse con la Spagna

Madrid ha gli stessi problemi dell’Italia. Gestire l’emergenza immigrazione, in un momento dove si è anche sovrapposta l’emergenza coronavirus, non è affatto semplice. La Spagna inoltre è rimasta in balia di due fronti migratori molto delicati. Da un lato c’è il discorso relativo alle Isole Canarie, punto di approdo della rotta atlantica che parte dalle coste mauritane e marocchine. Dall’altro poi c’è la questione relativa a Ceuta e Melilla, le due enclavi in territorio marocchino. A Ceuta in particolare nello scorso mese di maggio sono entrate più di ottomila persone nel giro di poche ore. Un’emergenza improvvisa in un fronte considerato fino a quel momento calmo. Sanchez ha dovuto anche schierare l’esercito, promettendo pugno duro e respingimenti contro chiunque violi i confini spagnoli. Quanto accaduto nell’enclave ha rappresentato un doppio campanello d’allarme: in primis, la Spagna si è ritrovata ricattabile sul fronte migratorio perché la crisi di Ceuta è nata dopo uno screzio diplomatico con il Marocco e, in secondo luogo, ancora una volta Sanchez ha dovuto constatare come il controllo delle frontiere è uno degli elementi più critici del suo mandato.

Lui, che aveva iniziato la sua avventura alla Moncloa, il palazzo che ospita il capo del governo, aprendo i porti spagnoli alla nave Aquarius dell’Ong Sos Mediterranée, già da tempo ha cambiato rotta e nelle ultime settimane ha dovuto imprimere più forza nella sua inversione. L’incontro con il presidente del consiglio italiano va letto in questa direzione: Spagna e Italia hanno medesimi problemi da affrontare in modo comune. Per Mario Draghi è l’occasione giusta per presentarsi al consiglio europeo con sempre maggior sostegno: Roma potrebbe creare un asse con Madrid e con gli altri Paesi del Mediterraneo europeo, a partire da Grecia, Malta e Cipro. Quello di questo venerdì è quindi soltanto il primo passo in vista della riunione di Bruxelles.

I fondi da stornare in Africa

Avere dalla propria parte almeno quattro Paesi che hanno i medesimi problemi potrebbe però non bastare per l’Italia. In Europa contano i numeri e cinque governi su 27 favorevoli a un determinato pacchetto di proposte sull’immigrazione è un bottino povero. Mario Draghi quindi volerà in quel di Berlino per incontrare Angela Merkel. Sul piatto c’è il discorso relativo alla redistribuzione, mai decollata per la verità. Pochi Stati dell’Ue, anche dopo il famigerato accordo di Malta del settembre 2019, hanno accettato un meccanismo volto a ricollocare i migranti arrivati negli Stati di primo approdo in altre nazioni del Vecchio Continente. Per questo nella capitale tedesca Mario Draghi, come spiegato da fonti governative su La Stampa, parlerà ad Angela Merkel anche di un altro piano. Quello cioè volto a stringere accordi con i Paesi terzi e finanziare progetti di investimento dall’altra parte del Mediterraneo. Si tratterebbe di un ambizioso progetto da attuare in ambito comunitario volto a ridimensionare le cause che portano a sempre maggiori sbarchi. Soldi cioè per potenziare le locali forze dell’ordine e per rilanciare investimenti di natura economica per diminuire la povertà.

Un piano a lungo termine che deve però fare i conti con la più stringente attualità, contrassegnata da difficoltà esterne ed interne per Mario Draghi. Sul primo fronte, il presidente del consiglio è costretto ad annotare flussi migratori sempre più intensi capaci di portare lungo le nostre coste migliaia di migranti. A livello interno invece, il capo dell’esecutivo è impegnato nel fronteggiare il tira e molla tra due anime diverse della maggioranza. Il Pd preme per dare maggior vigore alle politiche di accoglienza, la Lega di Matteo Salvini punzecchia il ministro dell’Interno affinché vengano attuate misure più persuasive contro gli sbarchi. Il tempo stringe e da Palazzo Chigi è corsa per trovare la definitiva squadra.