“La verità è che un ragazzo su due di quelli che assistiamo come minorenne in realtà mente sull’età e appena può scappa”: a lanciare l’allarme è un avvocato piemontese che preferisce rimanere anonimo in un’intervista rilasciata a La Verità. Si tratta di una delle persone maggiormente impegnate nel mondo dell’accoglienza dei migranti minorenni, che dunque conosce bene la situazione e la descrive minuziosamente. Soltanto la metà di coloro che dichiarano di essere minorenni al loro arrivo in Italia hanno realmente meno di diciotto anni. E questo, inevitabilmente, pesa su due fronti: la sicurezza da un lato, un maggiore impegno di spesa dall’altro.

Che fine fanno i migranti minori presenti in Italia?

Per visualizzare al meglio il fenomeno, è necessario partire dai dati forniti dal Viminale. Negli ultimi tre anni sulle nostre coste sono sbarcati complessivamente 45.159 minori non accompagnati. Di questi, 20.862 nel corso di questi anni compiono la maggiore età. Degli altri minorenni, risulta che 869 non sono dati in affidamento e nemmeno ospitati in centri d’accoglienza, 5.229 invece sarebbe il numero di chi è scappato dai vari centri. A questo occorre aggiungere che anche di chi è diventato maggiorenne non si sa più nulla in buona parte dei casi. In poche parole, tra chi arriva in Italia ancora minorenne non solo sono poi pochi coloro che si integrano e trovano un lavoro, ma di fatto nella grande maggioranza della situazioni di loro non si sa più nulla.

L’Italia, tra accoglienza, formazione e mantenimento all’interno di strutture che in linea teorica dovrebbero aiutare ad integrare i migranti minorenni sbarcati, spende svariati milioni di euro ogni anno. Soldi quasi buttati, visto che poi i minorenni o scappano o fanno perdere le tracce. Sempre se, come detto ad inizio articolo, chi arriva in Italia e dichiara di essere minorenne abbia realmente meno di 18 anni. Circostanza tutt’altro che scontata, anche a giudicare dalle parole dell’avvocato intervistato su La Verità. Molti di loro arrivano senza documento e senza accompagnatori, difficile attestare la reale età di chi sbarca. Spesso dunque il migrante viene inserito nel “limbo” dei minori non accompagnati e, da lì, il più delle volte fa perdere le tracce.

Non solo quindi una spesa piuttosto importante per chi minorenne non è o per chi, a prescindere, non si riesce ad integrare, ma anche un reale e concreto problema di sicurezza. I migranti non censiti dalle autorità in Italia sono migliaia, di loro non si sa più nulla. Fantasmi che potrebbero aggirarsi nel nostro paese, oppure che potrebbero aver raggiunto le famiglie nel nord Europa o, ancora, emigrati verso zone più appetibili sotto il profilo lavorativo come Malta.

A chi conviene questa situazione?

Indubbiamente c’è chi, in questi anni, specula e non poco sul fenomeno migratorio. Non è certo un qualcosa che emerge solo oggi: il business dell’accoglienza in Italia arricchisce centinaia tra società, cooperative ed associazioni. L’erogazione di fondi e somme puntualmente stanziate per le strutture di accoglienza fa guadagnare molti. C’è chi crede in questo settore, ma sono tanti coloro che guardano all’immigrazione come una vera e propria industria da sfruttare. Del resto è all’interno delle pagine dell’inchiesta su Mafia Capitale che emerge la frasi di uno dei coinvolti in quelle indagini, secondo cui “con i migranti si fanno più soldi che con la droga”.

E sui minorenni poi il flusso di soldi appare davvero importante. Un esempio è dato dal processo che il prossimo 8 maggio inizia a Catania. Qui, nella terra che da anni tra cara di Mineo e presenza della criminalità nigeriana conosce perfettamente (nel bene e nel male) le dinamiche inerenti il fenomeno dell’immigrazione, a dicembre viene scoperto il cosiddetto “Sistema Biondi”. Si tratta di una vera e propria associazione a delinquere al cui vertice vi sarebbe, secondo gli inquirenti, Pietro Marino Biondi. È lui a gestire una serie di cooperative e di centri in cui vengono ospitati minori non accompagnati ed anziani. Una gestione però finita al vaglio degli inquirenti: fatiscenza delle strutture, carenza nei servizi ed altri elementi del genere, fanno ritenere a chi compie le indagini che i soldi erogati per l’accoglienza siano usati per altri scopi e non certo per ospitare le persone all’interno dei centri. Il prossimo 8 maggio per l’appunto, per lui e per altri dieci indagati scatta il processo.

E questo è solo un esempio di come, in Italia, il business dell’accoglienza viene interpretato. Nel frattempo di tanti minori, o presunti tali, non si sa più nulla e negli anni cifre esorbitanti vengono ugualmente spese per ospitare migliaia di migranti.

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