L’unico collegamento tra la battaglia di Idlib e la crisi migratoria per adesso in corso al confine tra Grecia e Turchia, ha natura solamente politica. Nulla o quasi c’entra la pressione derivante dai rifugiati spinti dalla guerra ad oltrepassare la frontiera siriana, così come più volte sostenuto dalla propaganda del governo di Ankara. Al contrario, i migranti assiepati in questi giorni ad Evros, il fiume che segna il confine con la Grecia, sono persone presenti in Turchia già da diverso tempo e per la maggior parte dei casi non si tratta nemmeno di siriani. Dunque, gli scontri dell’ultima settimana e la presenza lungo le frontiere di migliaia di persone che chiedono di entrare, sono solo frutto del ricatto del presidente turco Erdogan nei confronti dell’Ue. Una questione dunque più politica che di altro genere, voluta da Ankara come ritorsione verso Bruxelles per il mancato appoggio arrivato ad Idlib.

I migranti arrivati dalle città turche

Venerdì scorso Erdogan è stato chiaro: “Apriamo le frontiere – ha annunciato lanciando il guanto di sfida all’Europa – Non tratteniamo più nessuno in Turchia”. Da quel momento in poi, migliaia di persone hanno iniziato ad arrivare lungo il confine greco e sulle spiagge dirimpettaie alle isole elleniche dell’Egeo. Come accennato in precedenza, molti di loro non sono profughi fuggiti dal caos generato dai combattimenti in corso ad Idlib. Anzi, di persone arrivate da questa martoriata provincia siriana non se ne contano tra coloro che sono stati intercettati dalla polizia greca od intervistati poco oltre la frontiera turca. Secondo molto cittadini delle comunità elleniche poste al confine, si tratta soprattutto di gente che era già presente in Turchia da tempo. Persone, provenienti da diversi paesi asiatici, che negli anni hanno ingrandito il numero dei migranti clandestinamente presenti nelle principali metropoli turche e di cui adesso Erdogan vorrebbe sbarazzarsi.

Sembra quasi che il “sultano” voglia in qualche modo ottenere due obiettivi con un solo colpo: ricattare l’Ue e presentare sempre meno irregolari nelle città. Un problema quest’ultimo molto avvertito dall’opinione pubblica: secondo diversi analisti politici turchi, le sconfitte nelle amministrative ad Ankara, Istanbul e Smirne dell’Akp, il partito di Erdogan, sarebbero arrivate lo scorso anno anche grazie all’alta percezione del fenomeno relativo ai migranti irregolari in seno all’elettorato. E così, ecco che da venerdì scorso iracheni, afghani, qualche gruppo di siriani già presenti e di altre persone di altre nazionalità centro – asiatiche, appena hanno sentito la notizia dell’apertura dei confini hanno lasciato gli appartamenti di fortuna in cui vivevano per raggiungere le località di frontiera. Le voci giunte dalla Turchia e rimbalzate tra i cittadini greci che ogni giorno vedono la calca lungo le barriere, sono arrivate anche nel cuore dell’Europa. Venerdì ad esempio, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha dichiarato senza mezzi termini che tra i motivi della volontà del suo governo di non cedere ai ricatti di Erdogan, c’è proprio quello secondo cui “la maggior parte delle persone che adesso arrivano a questo confine non sono rifugiati che fuggono dalla zona di guerra siriana, ma migranti che vivono in Turchia da anni”. E su quest’ultima circostanza, giorno dopo giorno sono arrivate sempre più conferme.

Il caso delle parrucche donate ai migranti

Che il fenomeno relativo alla pressione migratoria verso la Grecia non sia spontaneo è stato sostenuto con più forza, da parte delle autorità di Atene, anche nelle ultime ore. Alcuni video che sono stati diffusi dalle tv greche, hanno mostrato poliziotti turchi sparare verso la parte ellenica del confine: proiettili di gomma e lacrimogeni, in particolare, avrebbero permesso a molti migranti di coprire la fuga verso la Grecia. Per questo il governo di Kyriakos Mitsotakis ha chiamato a raccolta nuovi e più numerosi agenti da schierare lungo l’Evros. Ma sono stati anche i racconti di alcuni cittadini dei paesi grechi di confine ad avvertire che i turchi stanno facendo di tutto pur di mandare i migranti verso il territorio greco e dunque europeo.

Su IlFattoQuotidiano ad esempio, è stata riportata la testimonianza di alcuni volontari che ogni giorno si dirigono verso il confine per constatare la situazione ed eventualmente dare manforte alla polizia greca. Tra i volontari, c’è chi ha fatto notare ai giornalisti presenti l’arrivo di alcuni migranti con una parrucca addosso: “I turchi gliele danno – si legge nel reportage – per fargli credere che con i capelli lunghi verranno scambiati per donne e passeranno più facilmente di qua”. Assieme alle parrucche, la polizia turca fornirebbe anche cesoie per tagliare il filo spinato presente lungo la frontiera e raggiungere il territorio greco. Tutto sarebbe quindi studiato nei minimi particolari, tutto calcolato per mandare i migranti in Europa. Ed è così che, passo dopo passo, Erdogan vorrebbe attuare il suo ricatto.

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