È il giugno del 2018: sembrano passati anni, si tratta invece di poco più di sei mesi fa. Il governo pentasellato è in carica da pochi giorni e Matteo Salvini, da neo ministro dell’interno, inizia la sua politica volta ad impedire l’approdo delle navi Ong presso i nostri porti. La prima “vittima” è l’Aquarius, che resta per diversi giorni nel canale di Sicilia in attesa di sapere il porto di destinazione. Dal Viminale il leader leghista nega subito l’autorizzazione: scattano le polemiche, si vedono le stesse scene che da lì a poco si vedranno anche in altri analoghi contesti, tra Sea Watch e nave Diciotti. La diatriba viene infine conclusa con l’intervento di un altro leader da poco in carica, il premier spagnolo Sanchez. Il suo governo decide di far sbarcare a Valencia l’Aquarius, prendendosi applausi scroscianti ed incitamenti da parte di mezza Europa e delle opposizioni italiane. Da allora l’Italia, che dal 2011 si fa carico da sola delle pressioni migratorie del Mediterraneo centrale, viene additata come razzista. Al contrario la Spagna, che invece da anni non risparmia manganelli e blocchi in mare per impedire gli sbarchi, diventa la nuova “buona” d’Europa. Una farsa destinata, nel giro di pochi mesi, a sciogliersi come neve al sole. 

Anche la Spagna di Sanchez si arrende

Vuoi proprio per la propaganda di novello paese accogliente inaugurata da Sanchez, vuoi anche per la parziale (ma non totale) chiusura della rotta libica, da allora la Spagna torna a vedere aumentati vertiginosamente gli sbarchi. Ed il paese iberico inizia a non reggere più il flusso. I dati di Frontex parlano chiaro: dalla Libia arriva l’80% in meno dei barconi verso l’Italia, nell’Egeo il flusso di gommoni e barchini dalla Turchia alla Grecia rimane costante, dunque le rotte del traffico di esseri umani giocoforza virano verso la parte occidentale del Mediterraneo. E dunque è Madrid adesso vittima del peso migratorio sempre più pesante. Le coste da cui si parte non sono quelle libiche, bensì quelle marocchine. Per di più, come si sa, la Spagna nel paese africano ha due enclavi costituite dalle città di Ceuta e Melilla e dunque anche via terra i tentativi di entrare in territorio spagnolo sono quotidiani. 

Nel 2018 dal Marocco arrivano 57.000 migranti, il doppio rispetto all’anno precedente. Ed anche per il 2019 la situazione non cambia: sempre secondo i dati di Frontex, nella prima parte di questo mese di gennaio arrivano 2.912 persone, il triplo rispetto allo stesso periodo del 2018. Ed ora Madrid è chiamata a non recitare più la parte della buona di turno. Al contrario, il governo sta approvando delle norme che, in primo luogo, facilitano le espulsioni dal paese. Lo si può leggere anche nella stessa legge di bilancio, dove sono previsti stanziamenti per novemila immigrati regolari, a fronte delle 4.100 del 2018. La linea dura passa poi dal divieto di rilasciare autorizzazioni alla navigazione a quelle imbarcazioni che si occupano del salvataggio in mare. Quasi una legge del contrappasso: tutto parte dal via libera dell’approdo a Valencia di una nave Ong, adesso giocoforza si vuole evitare che dalla Spagna salpino imbarcazioni che hanno medesimi fini. 

Chi è causa del suo mal pianga se stesso

El Pais, uno dei più importanti quotidiani spagnoli, dà la colpa all’Ue. In particolare, si accusa di inefficienza ed inattività Bruxelles e questo starebbe alla base delle nuove decisioni intraprese da Sanchez. In parte questo è vero, ma è altrettanto vero che dall’Europa è impossibile aspettarsi miracoli: l’Italia con i suoi governi solleva da anni la situazione, ma l’Ue fa spesso e volentieri orecchie da marcanti. La realtà è che il premier spagnolo nel tentativo goffo di guadagnarsi stima ed affetto a livello internazionale, provando ad imitare in fatto di popolarità l’ultimo socialista al governo, José Luis Zapatero, a giugno lancia un boomerang che puntualmente sta tornando prepotentemente indietro. Il problema dei migranti e dei flussi migratori non va certo affrontato alla giornata, prendendo decisioni avventate frutto dell’emozione del momento. Sanchez, aprendo il porto di Valencia a giugno, espone la Spagna sotto gli obiettivi degli stessi trafficanti di esseri umani che trovano chiusure nelle rotte precedentemente più diffuse.

Ed oggi lui stesso è costretto ad alzare bandiera bianca ed a constatare che le politiche umanitarie generano soltanto maggiore confusione. Finita la breve parabola della Spagna buona, adesso Madrid deve tornare anch’essa a prendere decisioni più dure. La verità è che su questo fronte non ci sono né buoni e né cattivi, ma paesi illusi di affrontare in maniera organica un problema, quale quello dell’immigrazione, che invece nessuno ha interesse a prendere sul serio. Sanchez lo ha capito e prova a correre ai riapri. Avremmo fatto certamente volentieri a meno della sua retorica, costata al nostro paese una negativa eco mediatica.