Exodos-Exit, guardare la migrazione che non vogliamo vedere

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

In Italia i primi flussi migratori iniziano negli anni Settanta. La pancia calda dell’Italia ospitava, tra indulgenza e fastidio, manodopera a buon mercato soprattutto per lavori umili che iniziavano a scarseggiare. Si aggiungono ai tanti dialetti italiani nuove lingue a formare un ventaglio di suoni indecifrabili.

La società italiana, alla fine del secolo scorso, gode ancora di buona salute: la borghesia avanza, gli studenti aumentano, gli operai acquistano diritti, i migranti lentamente si inseriscono nelle nostre case. L’Italia si scopre avvolta dai miti del successo e del capitalismo, da politici che giocano a fare le star hollywoodiane, dal desiderio diffuso di viaggiare verso mete esotiche. Ma è soprattutto l’esotico che arriva a casa nostra con la Grande Migrazione del 2011 legata al periodo delle Primavere Arabe nel Nord dell’Africa. Da allora ci siamo talmente abituati alla tragedia dei migranti, in tutte le sue sfumature, da viverla come un dato di fatto, come parte del nostro paesaggio.

©Mauro Ujetto OULX, Italy 03/10/2023 Migrants walk dangerously along the state road to France when buses end the service.
On March 10th, 2023, a significant number of migrants, mainly from sub-Saharan Africa, attempted to cross from Italy to France through the mountain forests in order to escape the French border police (PAF).
©Paolo Siccardi South Sudan, 2022 – Profughi di etnia Dinca in fuga da Bor per risalire sui barconi il Nilo Bianco per raggiungere il nord Africa

Ben venga una mostra come “EXODOS”, popoli in cammino per ricordarci cos’è la migrazione, chi è il migrante. Volti, sorrisi, pianti, bambini, filo spinato, abbracci, stanchezza, barche sfasciate, binari ferroviari, battigie, disperazione, poliziotti, divieti, treni. Circa settanta immagini sulla migrazione.

Ci muoviamo nella mostra con loro. Scopriamo una tappa di questa esposizione itinerante ad Alessandria, dopo il successo ottenuto a Novara nel mese di novembre, e che nasce dalla collaborazione tra l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e l’Università del Piemonte Orientale. I migranti ci svelano, attraverso le foto dei fotoreporter, il calvario per arrivare in Italia e quanto accade nei nostri confini, da Lampedusa a Trieste alla Val Susa a Ventimiglia. Un invito a ricordare, a rendere consapevoli in particolare i giovani, della migrazione. Esodo questa è la storia fotografica di un popolo in cammino.  

©Stefano Stranges Campo profugo turco di Bab Al Salam per profughi fuggiti dalla guerra in Siria
©Renata Busettini -Tijuana (Messico) Mary Aguilar è stata deportata in Messico dopo sette anni di permanenza negli Stati Uniti. A Tijuana ha incontrato Jesus e con lui spera di ritornare, un giorno, in California.

Una domanda inquieta: abbiamo dunque bisogno di una mostra come questa  per ravvivare la memoria di qualcosa che avviene tutti i giorni? Morti nel Mediterraneo, bambini orfani senza genitori, mendicanti migranti sotto i portici delle città, nelle stazioni, sui social. Quirico ha partecipato al convegno inaugurale incalzando : “Da 15 anni, 15 anni! E tutto è tragicamente immobile: le parole le promesse le accuse le bugie i silenzi le ipocrisie e i migranti. Un popolo senza nome e bandiere che cammina attraversa i mari e i deserti. E muore.”. La migrazione non la vogliamo integrare nella nostra fragile, ipocrita ‘’civiltà’’: eppure sappiamo! Contiamo i morti. Conosciamo le rotte. Dalla Siria attraversano il confine con la Turchia e da lì si dirigono prima in Grecia, poi in Macedonia, e poi cercano di risalire verso la Germania attraverso la Croazia, la Serbia, la Slovenia, l’Austria, l’Ungheria. Oppure dalla Libia e dalla tunisia salpano su caravelle marce e sbarcano in Italia (quando riescono ad arrivare) per poi dirigersi spesso verso il nord Europa, oppure in Francia e ancora in Inghilterra. Altri confini, altre umiliazioni, altri rifiuti.

©Paolo Siccardi Idomeni (Grecia), 2015, la rete metallica costruita dalla Repubblica di Macedonia fa da spartiacque e divide la frontiera con la Grecia con un lungo reticolato
©Mauro Donato Agosto 2015 Calais (Francia) Scontri tra la Gendarmerie e i migranti nella “Giungla”

Chiedo a Paolo Siccardi, fotoreporter, di raccontarmi la sua esperienza di narratore per immagini dell’esodo. “Sono tredici i fotoreporter coinvolti in “Exodos-Exit” quasi tutti torinesi o che vivono a Torino : Marco Alpozzi, Renata Busettini, Simona Carnino, Mauro Donato, Max Ferrero, Mirko Isaia, Giulio Lapone, Matteo Montaldo, Giorgio Perottino, Andreja Restek, Paolo Siccardi, Stefano Stranges, Mauro Ujetto. Il progetto nacque nel 2017 da un’idea dell’Associazione degli ex allievi del Master di Giornalismo Giorgio Bocca di Torino, sostenuta dalla Regione Piemonte e presentato per la prima volta a Torino, nello spazio della Regione di Piazza Castello. Da allora quella esposizione iniziale si è messa in cammino, è diventata itinerante, si è riproposta in molte città, sempre arricchendosi,  documentando nuove realtà di una tragedia che muta, si moltiplica, cambia protagonisti e dolore. 

©LaPresse – Marco Alpozzi September 01, 2015 Mediterranean Sea ( Italy)
Nave Comandante Cigala Fulgosi – P490 Operation “Mare Sicuro”
©LaPresse – Marco Alpozzi September 01, 2015 Mediterranean Sea ( Italy)
Nave Comandante Cigala Fulgosi – P490 Operation “Mare Sicuro”

Le immagini esposte nel 2017 erano state scattate prevalentemente un paio di anni prima. Oggi la mostra ha una parte storica – quella dedicata alla Western Balcan Route – a cui nel 2024, grazie all’Ordine dei giornalisti, è stata aggiunta una parte che racconta le più recenti migrazioni in una sezione intitolata ‘’origini’’, i luoghi  da dove partono  i migranti. Ad esempio sono state inserite  fotografie di Simona Carnino del Sudamerica, le mie in Sud Sudan e di altri colleghi in New Messico. Anche in Senegal con una scena tratta dal film Io Capitano. Come fotogiornalista lavoro da 25 anni sempre e solo per Famiglia Cristiana. Il convegno inaugurale ad Alessandria aveva lo scopo di intrecciare l’urgenza della cronaca, grazie ai reportages dei fotografi, con la profondità della ricerca scientifica di personalità come Telmo Pievani, biologo e il rettore Upo Menico Rizzi.”

©Simona Carnino Luglio 2024 El Paraíso, Honduras – Decine di famiglie cenano all’interno del Centro di accoglienza temporanea per migranti “Alivio del Sufrimiento” dove trascorrono la notte prima di riprendere il viaggio verso gli Stati Uniti

I 13 fotografi, noti tutti a livello internazionale,  usano prevalentemente il colore a sottolineare l’intensità e la drammaticità della realtà. L’anno segnato nelle didascalie scandisce una realtà sconfortante: la vita dei migranti nel 2015, ’16, ’17, ’18,’19 …..’26 purtroppo è sempre la stessa. Dura mesi se non anni. L’estenuante viaggio interrotto e ripreso mille volte per mancanza di soldi, per rifiuti alle frontiere, per incarcerazioni, per fame, per dover affrontare migliaia di chilometri. Le immagini di Marco Alpozzi nel Mar Mediterraneo sono impregnate di paura, tristezza, speranza. Come le fotografie di Mauro Donato e Max Ferrero restituiscono gli scontri con le polizie custodi di muri inviolabili. Come la rete metallica fissata dagli scatti di Siccardi che segna visivamente il rifiuto. Simona Carnino e Renata Busettini scandiscono  la disperazione, i pianti, la fatica in Sud America. Allora non parliamo più. Ascoltiamo il silenzio. Guardiamo le immagini. Impregniamoci di quella sofferenza. Apriamo i nostri cuori. Allarghiamo le braccia. Accogliamo. La guerra insieme ai migranti busserà con sempre più rumore alla nostra porta e noi che parliamo, senza essere attrezzati ad affrontare le catastrofi, non sapremo più cosa fare.

©Giorgio Perottino A migrant walks with his family under heavy rain through the fields near Tabanovce, Makedonia, trying to reach the Serbian border in Presevo, throughout the so called no man’s land between Makedonia and Serbia, October 20, 2015.
‘New Way New Life’ is a photographic documentation of the journey conditions of refugees crossing Greece, Makedonia FYROM and Serbia escaping from war conditions in their homelands. The reportage has been shot across Balkans during an assignment for Italian NGO NutriAid, specialized in children malnutrition.