In Grecia in realtà, come detto già nei giorni scorsi, se ne sono accorti nel pieno di questa estate: il governo ellenico denuncia un aumento degli sbarchi nelle isole dell’Egeo, con centinaia di migranti che tornano a partire dalla Turchia. Ma per Erdogan quello che sta accadendo è solo l’inizio: Ankara è pronta ad aprire nuovamente le frontiere ai rifugiati siriani ed a portarli quindi in Europa.

La nuova minaccia di Erdogan

Questa volta motivo del contendere è Idlib, ossia l’ultima provincia siriana ancora in mano ad un’opposizione fatta di sigle jihadiste e di seguaci della costola locale di Al Qaeda, ossia gli ex del Fronte Al Nusra. Il presidente turco, con riferimento alla possibile nuova apertura delle frontiere, parla proprio della situazione ad Idlib: qui l’esercito siriano avanza, alcune roccaforti islamiste sono cadute e questo ad Erdogan non va bene. Sia perché non vuole perdere l’influenza turca in questa provincia, al cui interno sono stanziati alcuni soldati del paese anatolico in diversi posti di guardia, sia perché teme un nuovo esodo verso i propri confini. E così, per far capire a tutti che il presidente non si arrende all’idea di vedere Damasco riprendere Idlib, ecco che mette sul piatto la minaccia dei profughi verso l’Europa.

Un po’ come dire che, nel momento in cui la Turchia deve sorbirsi l’afflusso massiccio di migranti dalla Siria, allora il problema viene puntualmente girato all’Europa. Ankara a quel punto non controllerebbe più né le frontiere siriane e né le proprie coste: lungo la stessa autostrada da cui nel 2012 fa affluire migliaia di jihadisti dall’Europa verso la Turchia, adesso passerebbero migliaia di profughi verso l’Egeo. E non è detto che tra questi alcuni terroristi possano facilmente compiere la strada di ritorno. La minaccia sta proprio in questo: se non si fa nulla per evitare che l’esercito siriano avanzi subito verso Idlib, allora la Turchia potrebbe far affluire verso l’Europa migranti e terroristi.

La proposta della “zona di sicurezza”

Ma Erdogan sa bene che Idlib prima o poi deve tornare a Damasco. La Russia appoggia Assad e sta supportando in queste settimane le sue truppe nell’avanzata all’interno della provincia. Il presidente turco ne ha discusso con Putin, con cui intrattiene buoni rapporti, difficilmente si immagina uno scenario diverso da quello del ritorno di Idlib all’interno del territorio siriano. Ed allora ecco che Erdogan tira fuori un suo vecchio cavallo di battaglia, ossia la zona di sicurezza da creare al di là del confine turco. Una vera e propria regione cuscinetto, in cui far affluire i profughi siriani ed evitare che centinaia di persone entrino in Turchia. Una proposta che il presidente turco lancia già nel 2016, in funzione anti curda per allontanare le milizie Ypg dal confine con il proprio paese.

Sarebbe dunque questa fascia di sicurezza a permettere ad Erdogan di accettare che Idlib torni a Damasco. Un compromesso da realizzare a tutti i costi, senza il quale Ankara riaprirebbe di fatto il corridoio verso l’Europa. Ma la proposta in realtà è di difficile attuazione, sia politica che pratica. Sotto il primo profilo, Assad vedrebbe quella fascia cuscinetto come un’annessione de facto di parte del territorio siriano alla Turchia, la quale già controlla nel nord del paese alcuni cantoni tra Idlib ed Aleppo. A livello pratico poi, con un territorio in gran parte controllato da jihadisti legati ad Al Qaeda, è difficile creare zone di sicurezza. La situazione dunque, sul fronte siriano e su quello migratorio, potrebbe dunque diventare molto calda.