Voto chiuso, polemiche aperte: è una settimana di tensione quella che si sta vivendo in Senegal, Paese che domenica è andato alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Un turno elettorale con cinque candidati in lizza, tra cui l’uscente Macky Sall che annuncia la vittoria in anticipo rispetto alla proclamazione definitiva dei risultati. Ed è proprio questo che mette a repentaglio la serenità post elettorale nel paese africano: oltre ai pareri discordanti da parte dell’opposizione, monta la paura di brogli elettorali.

Un “gioco” fatto di annunci non ufficiali 

Lunedì ad aprire le danze è, durante un discorso pronunciato dinnanzi ad una folla radunatasi nei pressi della sede del partito di governo, il primo ministro Mohammed Dionne. Il Senegal ha un sistema semi presidenziale: vi è un capo di Stato eletto direttamente con funzioni non solo di rappresentanza ma anche di governo, tuttavia nel suo compito è coadiuvato da un primo ministro nominato dallo stesso presidente, ce ha le funzioni di numero uno dell’esecutivo. Il premier uscente annuncia la vittoria del “suo” presidente Macky Sall: “Stiamo raccogliendo i dati – proclama nel suo discorso – Tutto ci porta a pensare di aver vinto al primo turno. Sall ha avuto il 57% dei voti, congratuliamoci con il nostro presidente”. Ma ovviamente a Dakar parte subito la contestazione. I partiti dell’opposizione affermano in primo luogo la propria incredulità dalla proclamazione dei risultati con diversi giorni di anticipo rispetto a quella ufficiale della commissione elettorale.

In secondo luogo, per replicare ai proclami di vittoria del presidente uscente, dichiarano di aver dei loro dati in cui al contrario si parla di un possibile ballottaggio. Sall sarebbe sì in testa, ma con una percentuale di gran lunga inferiore al 50% dei consensi, circostanza che farebbe scattare il ballottaggio il prossimo 24 marzo. Un balletto tra cifre non ufficiali ed ufficiose, che mira forse anche a far pressione alla commissione elettorale in vista della giornata di venerdì, quando è prevista la diffusione dei risultati ufficiali.

L’eventuale sfidante di Sall

Se per davvero il presidente uscente non riuscisse nell’intento di confermare il 57% proclamato dal suo primo ministro, al ballottaggio (secondo le solite stime non ufficiose di opposizione ed istituti privati) potrebbe andare Ousmane Sonko. Quest’ultimo non solo è il più giovane dei cinque candidati, ma è anche l’esponente più lontano da Parigi. L’uscente Macky Sall ha infatti ottimi rapporti con la Francia e sia con Hollande che con Macron l’attuale capo di Stato senegalese può vantare soldi legami. Sonko invece è il candidato che mette maggiore apprensione all’Eliseo: fatto raro e forse unico nella politica senegalese, Sonko durante la campagna elettorale mette in discussione l’appartenenza del suo paese al Franco Cfa, la moneta arrivata agli onori della cronaca anche in Italia le scorse settimane durante le polemiche intercorse tra Parigi e Roma. Oltre alla critica nei confronti del Franco Cfa, in generale Sonko vorrebbe ridiscutere il rapporto con l’ex madrepatria francese.

Un altro possibile sfidante in caso di ballottaggio, è Idrissa Seck. Secondo i sondaggi della vigilia, potrebbe contendere il secondo posto a Sonko ma, in caso di ballottaggio, appoggerebbe lo sfidante del presidente. Ancora pochi giorni ed il Senegal dovrebbe conoscere il suo destino. Sempre che il balletto dei dati non continui anche successivamente alla proclamazione dei risultati.