Libia e Tunisia sono le osservate speciali sul fronte dell’immigrazione in questa estate del 2020. L’impennata degli sbarchi in Italia è sotto gli occhi di tutti ed è certificata dai dati: al 27 luglio, come mostrato dai numeri rilevati dal Viminale, sono arrivati nel nostro Paese 12.228 migranti a fronte dei 3.590 dello stesso periodo del 2019. Rispetto allo scorso anno, i dati sono più che triplicati ed è soprattutto in questo mese di luglio che sono stati registrati gli episodi più significativi. Basti pensare proprio in questo mese è stata superata, per la prima volta dal 2017, la soglia dei 5.000 migranti approdati irregolarmente. Una situazione che ha fatto scattare ben più di un allarme, anche perché è bene non dimenticare che in questa estate 2020 l’emergenza immigrazione si sovrappone a quella relativa al coronavirus.

Da dove partono i migranti

In questa estate lungo le coste italiane sono stati diversi i mezzi usati per approdare dal nord Africa: barconi, vecchi pescherecci, gommoni, ma anche imbarcazioni di lusso e ben costose. Segno che dall’altra parte del Mediterraneo trafficanti e scafisti appaiono molto organizzati ed hanno esteso il loro macabro business a tutti i settori legati allo sfruttamento degli esseri umani. Molti dei barconi che vengono poi avvistati nel Mediterraneo centrale, partono dai tradizionali porti libici da cui da anni si registrano mezzi salpati alla volta dell’Italia. Garabulli, ma anche Khoms ed in generale le località della costa ad est di Tripoli sembrano le città maggiormente usate per le partenze. Ma le organizzazioni criminali sono attive anche a Zawiya, Zuwara e lungo le località costiere vicine al confine con la Tunisia. Un occhio particolare è puntato su Sabratha, città che il 12 aprile scorso è tornata in mano alle milizie del Gna, ossia i gruppi che combattono a nome del governo di Fayez Al Sarraj, ed in cui sono stati avvistati di recenti alcuni “vecchi” personaggi legati al traffico di esseri umani, tra tutti a spiccare è il nome di “Al Ammu” Al Dabbashi. 

Si parte però anche dalla Tunisia. Anzi, è proprio da qui che emergono i peggiori timori per l’Italia: almeno un terzo dei migranti sbarcati nel nostro Paese nel 2020 ha origine tunisina. Lungo le coste del Paese nordafricano sempre più porti vengono usati per mettere in mare sempre più mezzi destinati al nostro territorio. Si parte dal nord della Tunisia, in particolare dalla zona di Biserta, così come dal sud del Paese, con i governatorati di Sfax e Sousse maggiormente usati dai trafficanti come base per approdare a Lampedusa. Generalmente, secondo le indiscrezioni arrivate nel corso degli anni dalle indagini svolte soprattutto in Sicilia, i viaggi da Biserta hanno un costo maggiore rispetto a quelli che partono da sud, in alcuni casi un singolo migrante potrebbe pagare anche 4.000 Euro per la traversata.

La collaborazione di organizzazioni libiche e tunisine

Dalla Tunisia però già da qualche mese non stanno arrivando soltanto tunisini. Al contrario, a Lampedusa come in altre località di sbarco sono stati notati anche cittadini che hanno origine sub sahariana. Si tratta di migranti che generalmente partono dalla Libia, Paese dove arrivano a seguito di intensi mesi di viaggio dal cuore del continente africano. Un report dei servizi segreti nel settembre del 2019 ha segnalato la possibilità di una collaborazione tra le organizzazioni criminali libiche e quelle tunisine. In particolare, per via delle evoluzioni del conflitto in Tripolitania degli ultimi mesi, i trafficanti libici hanno preferito accordarsi con i gruppi tunisini per far salpare dal Paese confinante migliaia di migranti diretti in Italia. Una circostanza verificata più volte in questo 2020: in diverse occasioni, si è avuta notizia tramite alcuni report del passaggio di interi gruppi dalla Libia alla Tunisia. Una volta oltrepassato via terra il confine, è quindi molto più semplice imbarcarsi ed arrivare con i barconi a Lampedusa. La tratta è più breve e si corrono anche meno rischi di essere scoperti o fermati da imbarcazioni della locale Guardia Costiera o di quella italiana e maltese.

Tra instabilità libica e minore distanza, molti gruppi operanti in Tripolitania hanno quindi scelto di costituire veri e propri sodalizi in grado di portare sempre più migranti in Italia. Dal Viminale guardano con sempre più attenzione alla situazione in Tunisia, lo stesso ministro dell’Interno Luciana Lamorgese si è recata nella capitale tunisina il 27 luglio per discutere eventuali contromosse con le autorità locali. Il problema però è che nel Paese nordafricano al momento non sussistono le condizioni politiche ideali per un dialogo sulla materia. A metà luglio il governo guidato da Elyes Fakhfakh è caduto, con l’uscente premier che ha rassegnato le dimissioni avviando una crisi politica difficilmente risolvibile entro breve e che è specchio dell’attuale instabilità del Paese. Una difficoltà nella difficoltà, che potrebbe significativamente incidere su un nuovo incremento nel numero degli sbarchi in Italia.

L’incidenza dell’emergenza coronavirus sugli sbarchi

Anche perché la crisi che sta attraversando la Tunisia in questo momento ha anche un’origine economica. Vero che il Paese è in affanno da questo punto di vista da parecchi anni, la rivolta del 2011 del resto è iniziata proprio grazie a rivendicazioni relative a migliori condizioni di vita. Adesso però la situazione è peggiorata per via del coronavirus. La Tunisia ha retto da un punto di vista sanitario, visto che la curva dei contagi è stata molto bassa. Ma le misure di contenimento hanno acuito la già precaria situazione economica. La disoccupazione è aumentata, specie tra i giovani, così come appaiono notevolmente peggiorate le condizioni di vita. Lo stop forzato al turismo ed a molte attività, ha avuto l’effetto di un autentico macigno sui tunisini: “Una forte spinta alle partenze verso l’Italia – ha spiegato su Il Quotidiano Nazionale Marco Di Liddo, senior analyst Ce.Si – è stata data dall’emergenza Covid che, per quanto riguarda la Tunisia, ha determinato un significativo peggioramento delle condizioni economiche e un crollo dell’indotto turistico del Paese”.

Una situazione, quella relativa al coronavirus, che preoccupa anche sul versante libico: qui soltanto in questi giorni si sta raggiungendo il picco nella curva dei contagi, molti migranti presenti a Tripoli e nelle città circostanti sono risultati contagiati e questo è dimostrato anche dai tamponi positivi riscontrati su alcune persone sbarcate in Italia nelle ultime settimane. I 30 infettati a bordo della Sea Watch 3 sbarcati a Porto Empedocle a giugno hanno rappresentato un campanello di allarme. L’emergenza sanitaria rischia, sia riguardo alla rotta tunisina che a quella libica, di sovrapporsi sempre più a quella migratoria.

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